Quando
parlo di vita interiore non parlo dei flussi gastrointestinali, tanto meno di
psiche e suoi derivati, per quanto importanti. Mi riferisco alla parte più
interiore del nostro essere, quella spirituale. L’uomo, nella prospettiva
cristiana, come spiega san Paolo, è corpo, anima e spirito, ma l’ultimo (in
particolare da Cartesio in poi) non lo consideriamo minimamente…, è la
dimensione più intima e decisiva del nostro essere, dove prendiamo le scelte più
importanti e dove solo Dio può parlarci. E allora la mia vita di fede non ha a che
fare solo con ciò che faccio, ma anche e soprattutto con ciò che penso. I miei
pensieri – intesi nel senso più profondo del termine – sono importantissimi. Un
poeta dei nostri giorni, Franco Arminio diceva: “Il nero dell’Italia di oggi
non è il fascismo, ma la depressione. Ci sono milioni di italiani in pigiama. C’è
gente che finisce la sua giornata prima di cominciarla. Esistono lavori
usuranti, ma esistono anche riposi usuranti. Abbiamo milioni di pensionati in
buona salute, a cui nessuno sa cosa chiedere. Milioni di giovani senza lavoro e
molto spesso senza utopie. […] Basta guardare le facce che ci sono in giro. È
come se fosse sceso un velo sulle facce. La scontentezza fa più danni del
colesterolo”.
Perché
siamo così scontenti? In una generazione che ha ereditato la morte di Dio, la
risposta sembrerebbe scontata. Eppure, nemmeno i cristiani se la passano bene:
persino fra moltissimi praticanti quel velo spesso resta, manifestazione di una
tristezza strisciante che svuota, spegne, indebolisce, immobilizza. Quasi a
dire: “Gesù è risorto, ok… ma io sto a pezzi!”.
Chiamati
a essere dei re, assomigliamo molto a Théoden de Il Signore degli anelli:
sembriamo invecchiati, impauriti e immobili sul nostro tono quotidiano, ascoltando
continuamente il nostro personalismo Vermilinguo con i suoi suggerimenti
mortiferi, che sono i nostri pensieri ossessivi di giudizio, condanna,
disperazione.
Fonte:
Nicola Commisso, Manco le basi. Piccolo manuale di introduzione alla fede
cattolica. Prefazione di Costanza Mariano, Il Timone, Milano 2025, pp.
188-189.
