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domenica 26 luglio 2020

TEMI DI LITURGIA




Bruno Forte, La Liturgia. Dove l’esodo incontra l’Avvento (Teologia Nuova serie 17), Morcelliana, Brescia 2020. 191 pp. (€ 16,50).

“Nel mio ministero episcopale sono più volte tornato sulla liturgia, nella convinzione che aiutare i battezzati e la comunità cristiana nel suo insieme a vivere una vita liturgica pienamente e consapevolmente partecipata vuol dire favorire l’impegno cristiano su tutti i fronti, dalla vita spirituale all’esercizio della carità, dalla missione evangelizzatrice al coinvolgimento sociale e politico”: così Bruno Forte descrive l’esperienza liturgica, rinnovata e riformata dal Concilio Vaticano II. La liturgia introduce la comunità in una relazione unificante con il Padre: è il luogo in cui il singolo e la Chiesa sperimentano l’avvento sempre nuovo dell’amore, l’avvento di Cristo, dove sono raggiunti e trasformati dalla presenza divina e si lasciano amare dal Padre. Il percorso si snoda attraverso i momenti della liturgia, dall’iniziazione cristiana all’eucaristia, dal sacramento del matrimonio fino alla domenica, giorno della Chiesa.
(Quarta di copertina)

lunedì 6 gennaio 2020

GESÙ E IL SACRIFICIO




Gesù parla del sacrificio due volte, soltanto due volte nel vangelo, e lo cita per chiederne l’abolizione. I versetti del testo riprendono l’espressione della volontà di Dio già attestata nel libro del profeta Osea (6,6); Gesù rende manifesta la volontà del Padre con le stesse parole: “Misericordia io voglio e non sacrificio” (Mt 9,13 e 12,7). Va precisato che il riferimento all’ “io” non riguarda la persona di Gesù stesso, egli sta parlando a nome del Padre. L’io qui è Dio. Inoltre è chiaro che questa affermazione non dà spazio per alcuna significazione del sacrificio. Gesù non ne sta proponendo una nuova versione, ne sta annunciando l’abolizione. Esso va sostituito con la misericordia, cioè con l’amore materno, generativo, indistruttibile, gratuito, fedele nei confronti degli amabili e anche dei non amabili, degli innocenti e dei colpevoli.

Una simile sostituzione si pone alla sorgente del senso del vangelo, la cui prospettiva è sempre quella dell’amore così qualificato, più umano della nostra umanità. Restare sordi all’invito di Gesù significa travisare completamente il cristianesimo. E purtroppo si deve ammettere che buona parte della teologia, della liturgia e delle pratiche religiose della cristianità si sia mossa come se Gesù avesse detto il contrario: sacrificio io voglio e non misericordia.

[…]

Ciò che evochiamo con il temine “sacrificio” possiamo dirlo, e molto meglio, con parole che vengono dalla stessa testimonianza custodita nelle scritture cristiane. Mi riferisco specificamente al termine “pazienza” e al termine “passione” […] Pazienza e passione sono le parole che rendono giustizia all’esperienza del patire e dell’amare nella condizione umana senza riproporre il lessico del sacrificio.

Va poi chiarito che a queste due parole si aggiunge la parola “rinuncia”, che non è affatto sinonimo di “sacrificio”. Semmai indica il contrario. Mentre infatti il sacrificio è mortificazione, la rinuncia è liberazione.


Fonte: Roberto Mancini, Dal sacrificio alla misericordia. Un approccio filosofico, in Roberto Mancini – Enrico Mazza – Giuseppe Pulcinelli, Il cristiano e l’idea di sacrificio, a cura di Brunetto Salvarani, EDB 2019, pp. 97-108.

domenica 24 novembre 2019

LA TERMINOLOGIA SACRIFICALE






Quasi tutti gli autori del Nuovo Testamento che si fanno portavoce della Chiesa delle origini, sono concordi nell’interpretare la morte di Gesù come evento salvifico, ma nel modo di presentarlo emerge nei loro scritti un ventaglio di modelli di riferimento, con una pluralità di formulazioni: come sofferenza del giusto, come sacrificio espiatorio, come espiazione vicaria, come riscatto-liberazione dalle potenze negative, come vittoria sulle potenze della morte, ecc. Tra questi schemi a ben vedere quello del sacrificio risulta essere uno tra gli altri, e comunque non preponderante, eppure è quello che nella storia della teologia e nello sviluppo della dogmatica cristiana si è imposto in modo prevalente, fino quasi a essere considerato l’unico omnicomprensivo.

Questa tendenza è stata favorita anche dalla versione delle parole della consacrazione del Messale romano attualmente in uso, che nel rendere le parole pronunciate sul pane, introduce il termine “sacrificio” (“Questo è il mio corpo offerto in sacrificio per voi”), del tutto assente nell’editio typica in latino (“Hoc est corpus meum, quod pro vobis tradetur”, che di fatto è più vicina al testo originale greco, cf. Lc 22,19b: hymōn didόmenon, “dato per voi”). Indubbiamente tale aggiunta in lingua italiana (che non trova nessun riscontro nelle traduzioni dei messali inglese, tedesco, francese, spagnolo, portoghese, ecc.) induce a interpretare in prospettiva sacrificale-cultuale la donazione di Cristo. In realtà nei testi neotestamentari dell’istituzione (1 Cor 11,23-26; Mc 14, 22-24; Lc 22,19-20; Mt 26,26-28) non ricorre mai il lessico tecnico-sacrificale (come sarebbero i verbi e sostantivi geci: prosphérō-prosphorá [offrire-offerta], thúō-thusía  [sacrificare-sacrificio], latreúein-latreía [servire, rendere culto-adorazione]).

Fonte: Giuseppe Pulcinelli, L’interpretazione sacrificale della morte di Gesù. La prospettiva biblica, in Roberto Mancini – Enrico Mazza – Giuseppe Pulcinelli, Il cristiano e l’idea di sacrificio, a cura di Brunetto Salvarani, EDB 2019, pp. 31-32.

domenica 3 novembre 2019

L’EUCARISTIA RIPENSATA PROFONDAMENTE




Andrea Grillo, Eucaristia. Azione rituale. Forme storiche. Essenza sistematica (Nuovo Corso di Teologia Sistematica 8), Queriniana, Brescia 2019. 445 pp. (€ 30,00).

Il manuale di Andrea Grillo ripensa la teologia dell’eucaristia in modo profondamente rinnovato. Elabora infatti una sintesi sistematica che si dimostra adeguata all’esperienza del sacramento dischiusa dalla riforma liturgica postconciliare, procedendo a una opportuna revisione delle tradizionali categorie sistematiche di interpretazione dell’eucaristia.

La prima parte del volume è dedicata allo studio dell’azione rituale del sacramento e ne indaga la forma fondamentale: qui la celebrazione dell’eucaristia risulta luogo di comunione tra Cristo e la chiesa, nella forma sia di una “parola-preghiera” sia di un “pasto-eucaristia”. Una seconda parte prende sul serio la forma storica della messa, analizzando il divenire delle prassi celebrative in parallelo con le interpretazioni teologiche che ne sono scaturite. Una terza parte propone una sintesi sistematica che, onde produrre una intelligenza rituale dell’eucaristia, componga e integri le diverse fonti del sapere, del sentire e dell’agire eucaristici.

Ne risulta una panoramica complessiva assai convincente e illuminante, che offre una adeguata “traduzione della tradizione” eucaristica, tenendo conto delle principali novità teoriche presenti nel dibattito contemporaneo a livello sia liturgico, sia storico, sia sistematico.

Un’opera realmente e coraggiosamente innovativa tanto sul piano intellettuale quanto su quello teologico. Un manuale, la cui gestazione è durata vent’anni, che è frutto di una vasta esperienza di insegnamento e che sarà punto di riferimento imprescindibile negli anni a venire.

(Risvolto del volume)

domenica 27 ottobre 2019

VIVERE L’UMANITA’ DELLA LITURGIA






AA.VV., La liturgia risorsa di umanità. “Per noi uomini e per la nostra salvezza” (Bibliotheca “Ephemerides Liturgicae” – Sectio pastoralis 39), CLV Edizioni Liturgiche, Roma 2019. 214 pp. (€ 28,00).



La liturgia, azione divina, opus Dei, si dà in un’azione umana (per ritus et preces) e chiede di incarnarsi nel vissuto dei partecipanti, permettendo “il costituirsi della fraternità e sororità ecclesiale nelle sue linee portanti”. Attraverso gesti umani e parole umane, quale azione umanissima, “apre” l’accesso al “mistero” e spinge “in uscita” la Chiesa, abilitando i credenti a porre nel cuore del mondo rapporti autenticamente umani.


Per far ritrovare alla liturgia questa sua specifica identità, col Vaticano II la Chiesa ha promosso una riforma che ha consegnato nelle nostre mani libri liturgici rinnovati, accompagnandoli con l’avvertita esigenza di formazione liturgica. “Oggi – osserva papa Francesco nell’Udienza al CAL dello scorso agosto – c’è ancora da lavorare in questa direzione, in particolare riscoprendo i motivi delle decisioni compiute con la riforma liturgica, superando letture infondate e superficiali, ricezioni parziali e prassi che la sfigurano”, col conoscere meglio le ragioni sottese, con l’interiorizzare i principi ispiratori e osservandone la disciplina della regola.


Il CAL accoglie con gioia la consegna di papa Francesco e, insieme alla diocesi di Matera che quest’anno ospita la Settimana Liturgica, invita coloro ai quali sta a cuore la vita liturgica a unirsi a noi nell’approfondire la liturgia come “risorsa umana”, come continuazione e attuazione nell’Oggi del Mistero dell’Incarnazione, per alimentare nella Chiesa e nei singoli fedeli la santità vera, “fare come ha fatto Cristo” e lasciarlo agire “nelle nostre opere: che i suoi pensieri siano i nostri pensieri, i suoi sentimenti i nostri, le sue scelte le nostre scelte” (Francesco, Udienza del 04.04.2018). Il credente, nel passaggio dalla celebrazione alla vita, invera l’insegnamento conciliare che “chiunque segue Cristo, l’uomo perfetto, diventa anch’egli più uomo” (GS 41), e si lascia “allargare l’anima con la forza dello Spirito”, per contribuire ad aprire sempre più vasti orizzonti di umanizzazione.


(Quarta di copertina)



Interventi di: Goffredo Boselli, P. Giulio Michelini, Don Pierangelo Muroni, P. Corrado Maggioni, Valeria Trapani, Don Luca Palazzi, P. Raniero Cantalamessa.

domenica 20 ottobre 2019

LA CRISI DEL SACRAMENTO DELLA PENITENZA


 

Andrea Grillo – Daniela Conti, Fare penitenza. Ragione sistematica e pratica pastorale del quarto sacramento (Comunità cristiana: Linee emergenti, Nuova serie), Cittadella Editrice, Assisi 2019. 248 pp. (€ 17,50).

 

I due Autori ci offrono due contributi complementari: una teologia del sacramento esaminata nella sua complessità e restituita alla sua essenzialità, in vista di una pratica coerente (Grillo); un quadro realistico della prassi pastorale del quarto sacramento e in particolare della “prima confessione” (Conti).

 

La Chiesa ha molti modi di “fare penitenza”, ma il “sacramento della penitenza” ha assorbito gradualmente tutta l’esperienza penitenziale, identificando di fatto, almeno negli ultimi tre secoli, la “penitenza della Chiesa” con la “assoluzione sacramentale”. Non vi è dubbio che il sacramento della penitenza conosce oggi una certa crisi non solo di quantità, ma anche di qualità. Tuttavia la diminuzione di coloro che lo frequentano non significa automaticamente una crisi di senso.

 

Il sacramento della penitenza deve essere considerato come una via non ordinaria di esercizio della penitenza. Il battesimo e l’eucaristia abilitano a vivere la riconciliazione con l’esercizio ordinario della penitenza. Questa penitenza non ha bisogno di “altri” sacramenti al difuori del battesimo e della eucaristia. Se però il cristiano cade nel peccato grave, allora il battesimo e l’eucaristia conoscono una grave crisi. A tale crisi rimedia il sacramento della penitenza, riabilitando il cristiano all’esercizio del proprio battesimo nella comunione eucaristica. La penitenza in questo caso si fa “sacramento” diverso dall’eucaristia, perché deve rimediare ad una grave crisi di appartenenza ecclesiale. Questo non significa che il IV sacramento risulti strutturalmente ridimensionato: esso viene invece pienamente valorizzato perché ricondotto alla sua funzione più propria.

 

La prassi della confessione previa alla prima comunione induce a ritenere che il sacramento della penitenza sia un sacramento dell’Iniziazione, finalizzato a far sì che il fanciullo possa vivere in pienezza la comunione con Cristo e con la Chiesa nell’eucaristia, e non un sacramento della guarigione, il cui fine è ri-portare alla comunione piena perduta a causa del peccato. Ponendo necessariamente il IV sacramento nel normale passaggio tra battesimo ed eucaristia risulta difficile cogliere l’unitarietà dei sacramenti dell’Iniziazione e si alimenta l’idea che il IV sacramento sia sempre necessario per fare la comunione, inducendo una minor frequenza all’eucaristia o una eccessiva frequenza alla confessione ridotta ad un atto puramente necessario.

 

Ho riassunto ciò che mi pare la sostanza di quanto i due Autori sviluppano con chiarezza e competenza. È un volume che deve far riflettere sia ai teologi che agli impegnati nella vita pastorale.

 

M. Augé


domenica 15 settembre 2019

UNA INTRODUZIONE ALLA LITURGIA



 

Paolo Tomatis, Vita alla sorgente. Introduzione alla liturgia e ai sacramenti (FCL Orientamenti), Città Nuova Editrice, Roma 2019. 128 pp. (€ 18,00).


 

L’Autore è consapevole della presenza e dell’importanza della dimensione rituale nella proposta cristiana, da cui deriva una serie di domande alle quali il presente volume intende dare una risposta. Per quanto riguarda il metodo, si prende atto dell’impossibilità di distinguere la prassi dalla teoria che legge e interpreta la prassi. In questo contesto, le tre parti dell’opera (I fondamenti, I fondamentali, Le prospettive) si presentano in una successione logica e unitaria.

 

Dopo una prima parte, in cui si parla della liturgia come preghiera della Chiesa, come celebrazione e come celebrazione del Mistero, la seconda parte intende comprendere come il fondamento della fede celebrata si dia nei fondamentali del corpo (gesti e parole), dello spazio e del tempo. Nell’ultima parte, dopo un’analisi della situazione della riforma liturgica, ancora in cammino, l’Autore si sofferma sulla polarità “Mistero e vita”, polarità che appartiene all’essenza intima della liturgia cristiana. In seguito, il volume si chiude allargando lo sguardo e si domanda: “dove va la vita sacramentale della Chiesa?”

 

Ogni pagina di questo volumetto è interessante e merita la nostra attenzione sia per il contenuto chiaro e profondo, sia per lo stile pacato con cui l’Autore si esprime. In ogni modo, credo che la parte più importante per dottrina e per i riflessi sulla prassi pastorale sia quella dedicata alle “Due polarità: il Mistero e la vita” (pp. 105-113). Questa tensione polare, che possiamo intendere anche come quella tra “sacro e profano”, è sovente all’origine di una varietà di attese e di esigenze che non sempre trovano una sintesi soddisfacente nella proposta liturgica delle comunità cristiane. Il sacro cristiano non si presenta anzitutto come l’opposto del profano, ma come la sua profondità. Il culto spirituale non cancella il culto rituale; semmai lo orienta e lo compone in una prospettiva più ampia. La sfida della liturgia, afferma l’Autore, “è quella di tenere in equilibrio la tensione tra la prossimità e la giusta distanza, tra l’incarnazione e la trasfigurazione, facendo dell’ordo liturgico il canone di riferimento che custodisce, nella varietà delle sensibilità e degli stili, un accordo e un’unità complessiva, all’insegna della nobile semplicità, del culto in ‘spirito e verità’” (p. 113).

 

M. Augé   

 

 


domenica 1 settembre 2019

LA LITURGIA E LE GIOVANI GENERAZIONI






Elena Massimi (ed.), Liturgia e giovani. Atti della XLVI Settimana di Studio dell’Associazione Professori di Liturgia. Monastero di Camaldoli, 28-30 agosto 2018 (Bibliotheca “Ephemerides liturgicae” – Subsidia 190), CLV Edizioni Liturgiche, Roma 2019. 176 pp. (€ 25,00).



Il difficile rapporto che le giovani generazioni hanno con la liturgia è una delle urgenze che la pastorale, in modo particolare la pastorale liturgica, è chiamata ad affrontare. Ci si chiede se le giovani generazioni, caratterizzate dalla relazione con le moderne tecnologie della comunicazione e con quello che viene normalmente chiamato mondo virtuale, possano ancora accedere all’agire simbolico rituale, o se invece la cultura contemporanea, nella quale sono immerse, rappresenti un punto di non ritorno per la partecipazione liturgica.

Il processo di allontanamento dei giovani dalla liturgia sicuramente è stato accelerato dall’assenza di una formazione liturgica adeguata, da una carente iniziazione al linguaggio simbolico-rituale, e ancora da una rituum forma eccessivamente distante e maldestramente vicina alla sensibilità giovanile.

Allo stesso tempo, però, si constata come alcune forme di preghiera, liturgica e non, quali l’adorazione eucaristica, le celebrazioni eucaristiche alle giornate mondiali della gioventù, la preghiera salmica a Taizè, sembrano attrarre le giovani generazioni, favorendo una partecipazione attiva ed emotiva.

La settima di studio in linea con il successivo Sinodo dei vescovi del 2018 sul tema “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”, è stata dedicata a questo delicatissimo nodo della pastorale liturgica. A partire dalla relazione complessa tra liturgia e cultura contemporanea, ha inteso approfondire l’origine delle difficoltà della partecipazione liturgica da parte delle giovani generazioni, alla ricerca di possibili vie di soluzione percorribili.


(Quarta di copertina)



Interventi di: Giorgio Bonaccorso; Lorenzo Voltolin; Paola Bignardi; Andrea Grillo; Manuel Belli; Fabio Trudu; Luigi Girardi.  




domenica 21 luglio 2019

L’ANNO LITURGICO OGGI






Loris Della Pietra – Gianni Cavagnoli, “Cristo ieri, oggi e per sempre”. L’inedito cammino della Chiesa nell’anno liturgico (Preghiera e Liturgia 13), Centro Eucaristico, Ponteranica (BG) 2019, 114 pp. (€ 12).



La Chiesa cammina nel tempo celebrando i misteri di Cristo, “che è lo stesso ieri e oggi e per sempre” (Eb 13,8). Questo inedito modo di scandire giorni, mesi e anni ha dato vita alla formazione dell’anno liturgico.


In nove capitoli, gli autori ne ripercorrono gli elementi portanti per farne cogliere la bellezza e il valore: la Domenica, festa primordiale; l’Avvento, tempo della veglia; il mistero del Natale di Cristo; la Quaresima; il Triduo pasquale; il Tempo di Pasqua; il Tempo Ordinario; le feste della Beata Vergine Maria e il culto dei Santi.


Un approccio con una forte attenzione all’attualità e alle implicazioni pastorali.



(Quarta di copertina)




domenica 30 giugno 2019

UNA RILETTURA DI GUARDINI





Juan Rego (ed.), Incontri con Romano Guardini. A cento anni da “Lo spirito della liturgia” (Biblioteca di Iniziazione alla Liturgia 5), EDUSC, Roma 2019. 182 pp.


Questo volume vuole aiutare ad una rilettura interdisciplinare dell’opera di Romano Guardini Lo spirito della liturgia cent’anni dopo la sua pubblicazione. L’ordine dei contributi segue la sequenza dei capitoli ideati da Guardini.


La diversità di prospettive da parte degli autori risponde al desiderio di offrire esempi concreti di “incontri”, che possano ispirare i lettori nel loro confronto intellettuale con una delle opere più note del Movimento Liturgico.


Contributi di: Randifer Boquiren, Pilar Rίo, Juan Rego, Albert Gerhards, Silvano Zucal, Graziano Borgonovo, Ivica Zizic.

domenica 16 giugno 2019

PASTORALE LITURGICA






Roberto Tagliaferri (ed.), Pastorale liturgica e altre pratiche della fede (Caro salutis cardo – Contributi 33), CLV Edizioni Liturgiche, Roma – Abbazia di Santa Giustina, Padova, 2018. 492 pp. (€ 46,00).


Il volume intende mettere a fuoco il metodo pastorale proprio della liturgia, nel contesto della svolta pastorale promossa dal Concilio Vaticano II. Oltre al versante epistemologico del tema, si approfondisce la forza pragmatica della liturgia e la si confronta con altre forme pratiche della fede, con le quali si instaura talora un rapporto conflittuale o di confusione. Riconoscere la forma specifica della pragmatica rituale è essenziale non solo per evitare riduzionismi, ma anche per scoprire il grande contributo che essa può dare oggi alla vita di fede, nel quadro di una pastorale organica.

Contributi di: Giorgio Bonaccorso, Umberto Rosario del Giudice, Luigi Girardi, Andrea Grillo, Antonio Lovato, Giovanni Piana, Roberto Tagliaferri, Aldo Natale Terrin.

Il volume raccoglie i contributi di due convegni di studio 2014-15 e 2015-16, organizzati dall’Istituto di Liturgia Pastorale di Padova.

domenica 26 maggio 2019

I SENSI VIA DI DIO






Paolo Tomatis, Il pozzo e la sorgente. Sensi e sentimenti nella liturgia, Messaggero, Padova 2019. 135 pp. (€ 12,00).



La liturgia è come un pozzo al quale attingere, come da una sorgente, l’acqua viva della salvezza. Ma come poter abbeverarci, senza nulla con cui attingere?

La convinzione che anima le pagine di questo saggio è che la coppa attraverso cui abbeverarci dello Spirito sia nient’altro che la nostra umanità, fatta di sensi e di sentimenti. Portando noi stessi al pozzo della liturgia, noi facciamo del nostro corpo il luogo dell’incontro sensibile allo Spirito, che accende di luce i sensi del corpo e di amore i sentimenti del cuore.

Il breve viaggio alla scoperta dell’importanza dei sensi e dei sentimenti nella liturgia ci conferma di quanto il modello liturgico scaturito dalla riforma del Concilio Vaticano II sia ancora tutto da riscoprire e valorizzare, nelle sue ricchezze e nelle sue potenzialità.



Fonte: Quarta di copertina.



Indice: Introduzione – I sensi, via di Dio – La liturgia e i sensi spirituali – La visione liturgica – l’oralità della liturgia – Tatto, olfatto, gusto: i sensi dell’incontro – Sentire Dio – I sentimenti nella liturgia – La gioia della liturgia – Pace, fiducia, tenerezza – Conclusione.

mercoledì 26 dicembre 2018

IL “TE DEUM”






Daniel-Alberto Escobar Portillo, Te Deum laudamus. La formulaciόn y celebraciόn de la gloria de Dios a través de una forma hίmnica (Bibliotheca “Ephemerides Liturgicae” “Subsidia” 189), CLV – Edizioni Liturgiche, Roma 2018. 307 pp. (€ 35,00).



L’opera parte dalla ricerca dei fondamenti biblico-teologici, liturgico-culturali ed ermeneutici-musicali della presenza del Te Deum nella vita della Chiesa. In seguito, è esaminata la sua configurazione letteraria per poi, più avanti, affrontare da una prospettiva diacronica e sincronica il suo posto nella celebrazione liturgica e fuori di essa. La comprensione della forma musicale, presa come chiave interpretativa del Te Deum, corrobora la sua chiara matrice pasquale e apre un orizzonte metodologico in cui non si può evitare la complementarietà necessaria tra le fonti più primitive, sia di indole testuale, come anche liturgica e musicale.

domenica 16 dicembre 2018

FALSO NATALE





L’ultima fatica di Errico Buonanno, apparsa nelle librerie all’inizio di questo mese di dicembre, è un volumetto di 173 pagine dal titolo Falso Natale. Bufale, storie e leggende della festa più importante dell’anno (UTET). L’autore afferma che il suo libro “è un invito a riscoprire il Natale”. E credo che quest’opera, letta con intelligente discernimento, può essere un aiuto a riscoprire il vero Natale.


Falso Natale affronta uno dopo l’altro gli elementi della tradizione natalizia e ne ricostruisce l’avventurosa e curiosissima storia. Ci ricorda: che la scelta della data del 25 dicembre non è fondata storicamente come data della nascita di Gesù; che nei Vangeli non c’è nessuna grotta; che il bue e l’asinello sono frutto di un errore di traduzione dall’ebraico al greco; che i magi non erano tre e non erano re; che dietro la Befana bitorzoluta si nasconde addirittura la fulgida dea Diana; che Babbo Natale magari non è stato inventato dalla Coca Cola, ma reinventato sì; che il Natale non è una smania consumistica; ecc.


Enrico Buonanno ci spiega che ogni tradizione culturale o religiosa non nasce mai dal nulla, né rimane incorrotta e intatta per sempre, ma si sedimenta e modifica nei decenni e nei secoli, grazie a continue rielaborazioni, riscritture, contaminazioni e pure causalità.


Dopo la lettura di questo piccolo libro, tanto ironico quanto rispettoso, il mio invito al lettore è celebrare il Natale con i testi e i riti della Liturgia della Chiesa, dove si trova il Vero Natale.

domenica 2 dicembre 2018

UOMINI E DONNE: IL SERVIZIO NELLA LITURGIA




Andrea Grillo – Elena Massimi (edd.), Donne e uomini: il servizio nella liturgia. Atti della XLV Settimana di Studio dell’Associazione Professori di Liturgia, Verona, 28-31 agosto 2017 (Bibliotheca “Ephemerides Liturgicae” – “Subsidia” 187), CLV Edizioni Liturgiche, Roma 2018. 275 pp. (€ 32,00).


Il volume offre un’ampia riflessione sul tema della ministerialità, da molteplici e diversi punti di vista, ponendo teologia e prassi liturgica in un dialogo deciso e aperto con la cultura contemporanea. Gli autori evidenziano alcune delle mete raggiunte, ma soprattutto le vie non ancora percorse.


Paolo Tomatis, I ministeri liturgici, tra servizio e autorità.

Andrea Grillo, I sacramenti come luogo di elaborazione di identità ecclesiale e di differenza sessuale. Lettura in prospettiva sistematica, con 10 tesi.

Lucia Vantini, Mediazione di Cristo nella liturgia e differenza sessuale.

Hèlène Bricout – Martin Klöckener, Uomini e donne al servizio dell’altare.

Elena Massimi, I ministeri del canto e della musica: una questione complessa.

Claudio Fontana, Il ministero liturgico del diacono.

Moira Scimmi, Un inno a Cristo a cori alterni.

Heribert Hallermann, Prendere la parola nella liturgia.

Giorgio Bonaccorso, Differenza e discriminazione.

domenica 18 novembre 2018

ALCUNI PARADOSSI CELEBRATIVI




Manuel Belli, Sacramenti tra dire e fare. Piccoli paradossi e rompicapi celebrativi (Giornale di Teologia 412), Queriniana, Brescia 2018. 263 pp. (€ 18,00).

L’autore, giovane professore di teologia sacramentaria, ci offre in questo libro una stimolante riflessione sui paradossi e rompicapi celebrativi. Dopo un primo e breve capitolo dedicato a “come sta la riforma liturgica”, il resto dei capitoli affrontano tematiche su alcuni sacramenti: l’eucaristia (cap. 2o), l’iniziazione cristiana (cap. 5o-7o), la confessione (cap. 8o), il ministero ordinato (cap. 9o), il matrimonio cap. 10o). Il tutto si chiude con “Quasi una conclusione”.

La riforma liturgica (cap. 1o) più che un punto di arrivo, è un punto di partenza. Ridotta a una rivisitazione dei testi, essa termina il suo compito con l’edizione dei libri. In questo contesto, l’autore denuncia giustamente la deriva di carattere intellettualistico nella pratica liturgica: il rito sarebbe qualcosa da capire e quindi si moltiplicano le spiegazioni. Da un lato il rito è esposto a una sua riduzione minimale e dall’altro si sviluppa un pensiero didascalico che vede nel rito semplicemente la sua occasione. Non si tratta di dichiarare una “non pensabilità” dei riti, ma di adottare una forma di pensiero del complesso delle questioni rituali in gioco.

Nel cap. 2o sono analizzati i paradossi di cinque momenti della celebrazione eucaristica. L’autore si pone questo interrogativo: che ne è di un rito che “si fa” quando viene pensato come qualcosa che “si dice”? L’eucaristia è fatta dalla Chiesa e realizza la Chiesa in un rito in cui i credenti attestano di essere  fisicamente convocati, ma osservando la gestualità dell’assemblea liturgica, la celebrazione sembra piuttosto una somma di individualità che partecipa all’atto liturgico più che un corpo ecclesiale che celebra il mistero della propria unità. Così, ad esempio, la dislocazione spaziale in chiesa non raramente denota alcuni “privati” che assistono ad una celebrazione più che ad un corpo ecclesiale che celebra insieme l’eucaristia.

Gli altri momenti della celebrazione della messa analizzati sono: l’atto penitenziale (raramente l’esame di coscienza dura più di una decina di secondi); l’ascolto delle letture (la disponibilità dell’intera assemblea del libro liturgico non la rende un popolo in ascolto, ma una somma di singoli che studia); la presentazione dei doni del pane e del vino (una battuta: ci vuole più fede a credere che il pane eucaristico sia pane, che non a credere che in quel pane ci sia Cristo!); la frazione del pane (dovrebbe esprimere la condivisione del medesimo, ma si riduce a spezzare a metà la particola del prete, che poi lui stesso consuma).

Non è facile riassumere i due impegnativi capitoli sulla transustanziazione (3o) ed i plurali linguaggi di presenza (4o). La dottrina della transustanziazione richiede numerosissime spiegazioni previe (e non sempre condivisibili) degli strumenti metafisici evocati, in quanto non evidenti. Dopo Cartesio, parlare di sostanza non è più lo stesso che ai tempi di Tommaso d’Aquino. Far diventare la transustanziazione l’unico discorso cristiano sull’eucaristia è limitante. L’eucaristia è prima di tutto un atto liturgico, e quest’ultimo è luogo della presenza di Cristo, non è semplicemente l’occasione della transustanziazione.

Il cap. 5o sulla prima comunione dei bambini, il “rompicapo dell’iniziazione cristiana” (cap. 6o) e lo specifico della confermazione (cap. 7o) si inseriscono in un dibattito di una certa attualità, soprattutto in Italia. Come ricuperare la prassi catecumenale antica? Ordine o disordine della celebrazione dei tre sacramenti dell’iniziazione? Andrea Grillo propone di tornare alle evidenze rituali e antropologiche: nella Chiesa si entra essendo lavati nel battesimo, profumati nella cresima, nutriti nell’eucaristia.

Sulla crisi della confessione (cap. 8o) si afferma che la contrazione del sacramento della penitenza nella coppia “confessione-assoluzione” ha generato anche una sua insignificanza. La penitenza non è tutta nel confessionale e quindi non basta ricondurre ad esso i fedeli. La penitenza è la vita cristiana tout court, letta sotto il profilo della lotta continua con ciò che non è secondo il vangelo di Cristo.

Sui “disordini del ministero ordinato” (cap. 9o), il Vaticano II ha espresso l’idea che il presbiterato si concretizza nell’entrare a far parte del presbiterio (cf. LG 28; PO 8). Il ministero del presbitero, dunque, non può essere pensato al singolare. Con lo svilupparsi del cristianesimo rurale, il numero dei presbiteri aumentò e le forme di collegialità cambiarono. Le immagini del presbitero che si sviluppano iniziarono ad essere individuali. Ecco quindi un primo nodo paradossale del ministero ordinato: teologicamente plurale, di fatto singolare.

Il matrimonio (cap. 10o) ha condiviso la sorte di tutti gli altri sacramenti: la teologia infatti ha prodotto una riflessione sulle categorie di comprensione dei sacramenti stessi, trascurando ciò che del sacramento è l’elemento più evidente, ossia la sua forma rituale. La rimozione del rito del matrimonio, la poca cura per l’aspetto esistenziale del matrimonio e le difficoltà in termini di reintegrazione delle situazioni ferite appartengono ad un’unica logica, ossia il difficile accostamento di storia e verità. L’idea del matrimonio come “sacramento naturale” non deve porre in contrapposizione natura e storicità.

Il prof. Manuel Belli afferma che ha scritto un libro di domande più che di risposte. La lettura però del suo libro, di cui ho tracciato una superficiale sintesi, è fortemente salutare per evitare gli errori e aprire il cammino alle risposte.  


domenica 14 ottobre 2018

ELOGIO DELLA LITURGIA IN LINGUA VOLGARE






La lettura del volumetto Elogio della Parola di Lamberto Maffei (Il Mulino 2018), mi ha suscitato questo breve elogio della “Liturgia in lingua volgare”.

Nel mondo moderno la globalizzazione e l’espandersi degli scambi commerciali sembra spingere ad adottare una lingua unica, che renda facile e più spedita la comunicazione tra popoli diversi. Questo processo, positivo nelle intenzioni e praticamente necessario, non è privo di grosse insidie, tra cui il pericolo della scomparsa o dell’impoverimento delle varie lingue e delle culture che le hanno accompagnate e che stanno alla base delle civiltà fiorite nelle diverse parti del mondo.

Rischiamo di essere uniti da una lingua di mercato, l’inglese globish, una lingua povera. Basta ricordare che l’Oxford Dictionary conta 615.000 termini, mentre l’inglese globalizzato si aggira sui 1.500.

Le lingue dei popoli non sono solo un mezzo di comunicazione, ma portano con sé una ricchezza culturale di tradizioni, di storia che implica un comportamento sociale, un insieme di valori nell’interpretazione del mondo, e sostanzialmente una maniera razionale ma anche emotiva di comportamento che caratterizza e distingue ogni singolo popolo. È dalla diversità che nasce la dialettica e da essa la creatività e il progresso.

Il latino ha dominato la cultura europea per ben 12 secoli e ha creato indubbi legami di pensiero e di comportamento tra i diversi popoli. La Chiesa occidentale ha un enorme patrimonio in lingua latina, in particolare gli scritti dei Padri e gli antichi libri liturgici nonché i documenti del magistero dei Concili e dei Papi. Ma anche qui possiamo dire che il latino, oltre a non essere più una lingua di comunicazione tra i popoli, è diventato nei documenti della Chiesa che ancora lo adoperano un latino povero, un linguaggio non più all’altezza dei tempi passati. Il latino “curiale” è non di rado un latino simile a quello maccheronico che ha lasciato tracce, non proprio gloriose, anche in alcuni nuovi testi latini del Missale Romanum.

Ecco quindi le lunghe premesse per giustificare l’elogio delle lingue volgari nella liturgia. I testi della tradizione latina possono arricchirsi attraverso la traduzione alle lingue volgari che in maniera progressiva potrebbero diventare lingue liturgiche, “splendenti non diversamente dal latino liturgico per l’eleganza dello stile e la gravità dei concetti al fine di alimentare la fede” (Papa Francesco, Motu proprio Magnum principium).  


domenica 7 ottobre 2018

LA LITURGIA SINTESI DI “OPPOSIZIONI POLARI”




A partire dagli anni ’90, la ricerca di una liturgia più spirituale e meglio rispettosa del primato di Dio ha assunto la forma di un vero e proprio movimento controcorrente di “riforma della riforma”, che non ha temuto di individuare nel recupero della tradizione rituale tridentina una via praticabile per riportare la liturgia rinnovata del Concilio alla sua sorgente divina, ritrovando alcuni valori fondamentali come quelli dell’orientazione, dell’adorazione, del senso del sacro. I pericoli di questa posizione sono gli opposti a quelli della fase precedente: se prima il pericolo era quello di non onorare la dimensione divina della liturgia (una liturgia troppo umana, che non alza il sipario sul Mistero di Dio), ora il pericolo è quello di non rispettarne l’umanità profonda. Là dove, per rivolgersi a Dio, la liturgia volge le spalle al mondo, il rischio è quello di un Mistero divenuto estraneo alla vita; di una liturgia a tal punto concentrata sul primato dell’azione di Dio da dimenticare che il Mistero di Dio è rivelazione di una azione divina che si compie “per l’uomo”; un mistero pasquale di amore, perdono, vita donata per gli uomini e le donne che vivono in un dato tempo e in una determinata cultura. Si comprende perciò la delicatezza del linguaggio liturgico, chiamato a rivolgere lo sguardo a Dio senza volgere le spalle al mondo.

Ed eccoci, finalmente, a papa Francesco, in una ideale quarta tappa di una riforma liturgica tutt’ora impegnata in un cammino di affinamento e approfondimento. Pur non entrando di petto nella questione liturgica, egli suggerisce in Evangelii gaudium (EG) la strada di una liturgia non “mondana”, vale a dire non ripiegata su di sé, in una vera cura ostentata dell’apparenza (EG 95); di una liturgia “materna”, attenta alla cultura del popolo (EG 139-140); di una liturgia “fraterna”, disponibile all’abbraccio di una fraternità mistica (EG 92).

È evidente a tutti l’ingenuità di qualsiasi opposizione tra la liturgia i papa Francesco e la liturgia di Benedetto XVI, quasi si trattasse di due modelli differenti di liturgia: da una parte una liturgia dell’adattamento alle culture dei popoli, dall’altra una liturgia dell’orientamento all’unico protagonista; da una parte una liturgia della partecipazione attiva del popolo di Dio, dall’altra una liturgia dell’adorazione interiore dell’anima individuale; da una parte una liturgia umana, evangelica, vicina alla vita; dall’altra una liturgia divina, “sacra”, non mondana; sul fronte di EG, una liturgia delle assemblee locali, disponibile alle traduzioni necessarie; sul fronte di Liturgiam Authenticam, una liturgia della Chiesa universale, vigilante su ogni pericolo di possibile “tradimento” da parte della traduzione.

Tale contrapposizione non renderebbe giustizia alla natura della liturgia, che è sintesi di “opposizioni polari”, per riprendere il linguaggio di Romano Guardini. La sfida che attende la presente stagione della riforma liturgica è quella di comporre tali polarità nell’unità simbolica dell’azione liturgica. 





Fonte: Paolo Tomatis, Celebrare: il linguaggio per comunicare il mistero, in Una liturgia viva per una Chiesa viva. I 70 anni del CAL (Bibliotheca “Ephemerides Liturgicae” – Sectio pastoralis 38), CLV Edizioni Liturgiche, Roma 2018, p. 74-75.

domenica 10 giugno 2018

IL TEMPO DELLA FESTA




Andrea Grillo, Tempo graziato. La liturgia come festa, Messaggero, Padova 2018. (115 pp.).


Parte prima. Il tempo in epoca postmoderna (vacanza, lavoro, festa).

La riflessione teologica sulla festa come verità del tempo.

Il tempo e la festa nella loro dimensione ordinaria e riflessa: antropologia e teologia.

Piccola fenomenologia del tempo e della festa nella Bibbia.

Piccola fenomenologia del tempo e della festa nella Chiesa.


Parte seconda. L’emergenza del tema “festa” nella teologia contemporanea.

La particolarità temporale della festa.

Centralità del concetto di libertà per una comprensione del tempo festivo.

Per una festa accessibile al postmoderno.

Vacanza, lavoro, dono: per una sintesi conclusiva.

Piccola conclusione sapienziale.

domenica 3 giugno 2018

NUOVE CHIESE






Frédérick Debuyst, Elogio di nuove chiese (Liturgia e vita), Edizioni Qiqajon, Comunità di Bose 2018. Pagine 196 + 60 tavole a colori.



Nel panorama europeo Frédérick Debuyst, monaco benedettino, non è solo un testimone e un interprete autorevole del cammino dell’architettura liturgica del dopoguerra ai nostri giorni, ma anche un ispiratore ascoltato e influente, attraverso intuizioni teologicamente nette e spiritualmente intense. La misura umana dell’architettura cristiana è la cifra sintetica del pensiero di Frédérick Debuyst, un pensiero e un’opera che sono la testimonianza spirituale di un uomo sedotto dalla bellezza, maestro del genio cristiano del luogo. Un volume omaggio al principale esperto del legame tra liturgia e architettura.