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Visualizzazione post con etichetta Riforma liturgica. Mostra tutti i post
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domenica 5 luglio 2026

QUANDO IL SAGGIO INDICA LA LUNA LO STOLTO GUARDA IL DITO

 



 

Lo scorso 1° luglio, la Fraternità sacerdotale Pio X ha ordinato, senza mandato apostolico, quattro nuovi vescovi. Le reazioni a questo evento sono state numerose. Vorrei ricordare qui brevemente quanto hanno detto tre personaggi del tradizionalismo cattolico. Mons. Athanasius Schneider ha affermato che non si tratta di un atto scismatico perché non lo è nelle intenzioni. Mons. Georg Gänswein, in una intervista pubblicata sul Corriere della Sera, ha detto che papa Francesco con la pubblicazione della Lettera Apostolica Traditionis custodes (16.07.2021) non ha forse capito le conseguenze che le misure restrittive sull’uso della liturgia romana anteriore alla riforma del 1970, potevano produrre. Mons. Nicola Bux si è augurato che il papa Leone XIV liberalizzi l’uso del Messale anteriore alla riforma del Vaticano II; sarebbe un gesto accolto con favore dai Lefebvriani.

L’ordinazione, senza mandato apostolico, dei quattro vescovi non è altro che la logica conseguenza delle posizioni dottrinali dei Lefebvriani che rifiutano le Dichiarazioni del Vaticano II : Dignitatis humanae sulla libertà religiosa; Nostra aetate sul rapporto della Chiesa con le altre religioni non cristiane; e criticano l’impostazione dottrinale della Costituzione Lumen Gentium. Bisogna poi aggiungere il rifiuto della riforma liturgica di Paolo VI nonché di diversi documenti magisteriali, in particolare di papa Francesco. Finalmente, nel rito della celebrazione dell’ordinazione, la risposta alla domanda del rituale: “Avete il mandato apostolico?”, è stata praticamente un atto di scomunica della Chiesa cattolica quando si è affermato tra l’altro: “…Tenendo presente che dal Concilio Vaticano II fino ai giorni nostri le autorità della Chiesa sono impregnate di uno spirito contrario a quello della fede...”

Non guardare solo l’atto scismatico, ma guardare tutto ciò che lo precede e l’accompagna. Le intenzioni dei Lefebvriani sono chiare e non si tratta solo di offrire un uso maggiore del Messale anteriore alla riforma di Paolo VI. Si potrebbe dire: “Quando il saggio indica la luna lo stolto guarda il dito”.

 


domenica 17 maggio 2026

LA CELEBRAZIONE EUCARISTICA E L’UNITA’ DELLA CHIESA

 



 

Come afferma il Vaticano II, nell’eucaristia “l’unità della chiesa viene sia significata sia prodotta” [unitas ecclesiae et sigificatur et efficitur]  (Unitatis redintegratio 2). Possiamo affermare che a livello di segno, il rito della celebrazione eucaristica anteriore alla riforma del Vaticano II esprime una visione di chiesa diversa di quella che esprime l’eucaristia celebrata col rito riformato e promulgato da Paolo VI. Da una ecclesiologia “clericale” (Trento) si è passato ad una ecclesiologia del “popolo di Dio” (Vaticano II).

Noto che il Catechismo della Chiesa Cattolica (n. 1329), tra i nomi dati all'Eucaristia, cita quello di "Assemblea eucaristica [sinassi], in quanto l'Eucaristia viene celebrata nell'assemblea dei fedeli, espressione visibile della Chiesa". Il servizio dei ministri non va inteso separatamente o al di sopra di quello di tutta l'assemblea, ma va inteso in una visione unitaria e globale: nella Chiesa riunita che celebra, ciascuno interviene secondo ruoli diversi (cfr. 1 Cor 12,4-11.28-30; Rm 12,6-8). Il ministero ordinato, nella comunità e davanti alla comunità, non esiste come struttura parallela rispetto alla ministerialità di alcuni e alla partecipazione di tutti. È giusto, anzi necessario, distinguere le rispettive competenze, ma allo stesso tempo va sottolineata l'unità dell'azione rituale.

Se si accetta l’ecclesiologia del Vaticano II, coerentemente si dovrebbe accettare il Messale di Paolo VI. La Fraternità Sacerdotale San Pio X (i Lefebvriani) e coerente quando rifiuta il Messale di Paolo VI dato che rifiuta anche l’ecclesiologia del Vaticano II. Non sono coerenti invece coloro che pur accettando il Vaticano II celebrano col Messale tridentino. IL PROBLEMMA E’ ECCLESIOLOGICO!

 

domenica 19 aprile 2026

LA RIFORMA LITURGICA

 



 

Papa Leone XIV, attraverso il card. Pietro Parolin, Segretario di Stato, ha inviato una lettera, in occasione dell’assemblea plenaria di primavera della Conférence des Évêques de France (Lourdes, 23-27 marzo), nella quale invita a trovare “soluzioni concrete che permettano di includere generosamente le persone sinceramente legate al Vetus Ordo, nel rispetto delle linee guida stabilite dal Concilio Vaticano II in materia di Liturgia”. 

Nota: la legislazione non cambia. E' sempre quella stabilita dalla Lettera Apostolica Traditionis custodes (16 luglio 2021). Mi domando, poi, come si fa a celebrare con il cosiddetto Vetus Ordo “nel rispetto delle linee guida stabilite dal Concilio Vaticano II in materia di Liturgia”.

 

domenica 19 ottobre 2025

LA PROSPETTIVA DI FUTURO DELLA LITURGIA

 



 

Proprio la liturgia, che era stata il primo oggetto di espressione conciliare e su cui la riforma ha lavorato a fondo, avviando processi, era diventata, prima di Francesco e durante il suo pontificato, terreno per eccellenza di resistenza al concilio. Il vero oggetto del contendere è stato espresso dallo stesso Francesco nel modo più limpido in Desiderio desideravi, al n. 31: “Sarebbe banale leggere le tensioni, purtroppo presenti attorno alla celebrazione, come una semplice divergenza tra diverse sensibilità nei confronti di una forma rituale. La problematica è anzitutto ecclesiologica”.

La resistenza alla liturgia è resistenza alla ecclesiologia. Ecco allora, nella prospettiva di futuro che si apre oggi alla Chiesa cattolica, alcune linee di sviluppo possibile.

a) La pace liturgica: i padri e i figli del concilio Vaticano II cercavano la pace. Lo hanno fatto con oscillazioni di giudizio molto grandi. Ricuperare la evidenza dello “sviluppo organico” della liturgia romana esige la resistenza a cadute ideologiche. Non vi è alcuna “messa di sempre”. Piuttosto, la messa si è sempre evoluta, secondo i tempi e le circostanze. Tutta la liturgia è. Insieme, continuità e discontinuità. Solo così resta viva e vitale, purché assuma la vita nel mistero, oltre che il mistero nella vita.

b) I simboli rituali: se la intelligenza del mistero avviene per ritus et preces, tutti i linguaggi verbali e non verbali devono essere in gioco. Le parole prendono senso del loro uso e così le azioni. Una accurata elaborazione delle traduzioni – sia delle parole sia delle azioni – tra diverse culture non ha alcunché di univoco. L’unità non è garantita da una lingua che nessuno parla e pensa più, ma da accurate traduzioni tra lingue.

c) I soggetti della azione: la graduale valorizzazione di tutti i soggetti della celebrazione richiede anche un linguaggio adeguato. Continuare a parlare, nei libri rituali, di “celebrante” per indicare “colui che presiede” costituisce la inerzia si un “canone medievale” rispetto alla nuova coscienza, espressa per esempio dal Catechismo della Chiesa cattolica, secondo cui “tutti celebrano”. Riconoscere la Chiesa come “comunità sacerdotale” avrà nel riconoscimento del sacerdozio battesimale il suo punto di svolta.

d) La custodia del mistero: infine il tratto più delicato del compito di “formazione liturgica”. Imparare a dare la parola al rito significa lasciarsi rieducare dai linguaggi più elementari: dal tatto, dal gusto, dall’olfato, dall’udito e dalla vista. La Chiesa incontra il suo Signore morto e risorto e diventa il suo Corpo se onora questa duplice richiesta: di prendere l’iniziativa, con tutta l’autorità, e di perdere l’iniziativa, rimettendo a Dio ogni autorità. La consapevolezza che tutta la sua azione prende origine e si compie su questo livello simbolico e rituale (SC 10) permette di leggere la riforma liturgica davvero come esordio di una “scuola di preghiera”. A questa idea di Paolo VI Francesco ha creduto di nuovo, aprendo il campo ad uno sviluppo promettente.

 

Fonte: Andrea Grillo, “Liturgia”, in Andrea Grillo – Luigi Mariano Guzzo (edd.), Intra Omnes. Dal popolo di Dio al conclave, Queriniana, Brescia 2025, pp. 84-89 (qui: 88-89).

domenica 14 settembre 2025

UN RITO ULTRAMILLENARIO “VIETATO”?

 


 

Papa Francesco è intervenuto più volte sulla Messa in rito antico, o meglio sull’uso del Messale del 1962. Serve riavvicinarsi a chi è legato a questa modalità celebrativa?

Nella Chiesa tutti i battezzati hanno cittadinanza, se ne condividono il Credo e la morale conseguente. Nei secoli la diversità di riti celebrativi dell’unico sacrificio eucaristico non ha mai creato problema all’autorità, perché era chiara l’unità della fede. Anzi, ritengo sia una grande ricchezza la varietà dei riti nel mondo cattolico. Un rito, poi, non si compone alla scrivania, ma è il frutto di stratificazione e sedimentazione teologico-cultuale. Mi chiedo se si possa “vietare” un rito ultramillenario. Infine, se la liturgia è una fonte anche per la teologia, come vietare l’accesso alle “fonti antiche”? Sarebbe come vietare lo studio di sant’Agostino a chi volesse riflettere correttamente sulla grazia o sulla Trinità.

(Dall’intervista al Card. Robert Sarah, pubblicata nel giornale L’Avvenire del 12.09.2025).

Il card. Sarah parla di un rito ultramillenario (“vietato”), nel caso specifico, il rito romano nella sua versione del 1962. Anzitutto, il rito romano nella sua versione del 1962 non è stato vietato, ma riformato in ossequio a quanto deciso dal Concilio Vaticano II nella Costituzione Sacrosanctum Concilium. I libri liturgici del 1962 possono sempre essere adoperati come fonti anche per la teologia, e lo studioso noterà, tra l'altro, che in alcuni aspetti (nel loro linguagio verbale e non verbale) non esprimono la ecclesiologia del Vaticano II.   

lunedì 21 aprile 2025

PAPA FRANCESCO (2013-2025)

 



     IL PAPA CHE COL SUO MAGISTERO HA DATO UN NUOVO SLANCIO ALLA LITURGIA .  

domenica 9 febbraio 2025

LA LITURGIA MANOMESSA

 



Loris Della Pietra (a cura di), La liturgia manomessa (“Caro salutis cardo”. Contributi 39), Edizioni Liturgiche, Roma – Abbazia di Santa Giustina, Padova 2024, 226 pp. (€ 30,00).

Se i primi passi della recezione della riforma liturgica, non senza ingenuità e sbavature, si sono mossi nella consapevolezza di una mutabilità del culto ecclesiale, ora siamo più avveduti, anche grazie agli apporti dell’antropologia culturale, circa la “canonicità” del rito che lo preserva da manomissioni estrose e ne permette il ricorso nel passaggio e nella comunione delle generazioni. La sfida, alla quale dal fronte della riflessione teorica l’istituto di Liturgia Pastorale non si è sottratto, è di celebrare (e di pensare) una liturgia consegnata e ricevuta e, al contempo, che sia ancora riconoscibile, ovvero praticabile dagli uomini e dalle donne di oggi. Se il rito cristiano rimane così, un ordine “predisposto” ma visibile, potrà ancora attestare la precedenza del dono su ogni compito e dichiarare la perenne disponibilità dell’indisponibile.

Contributi di A. Alessio, B. Baratto, G. Bonaccorso, U.R. Del Giudice, L. Della Pietra, L. Girardi, M. Naro, P. Tomatis.

(Quarta di copertina)

domenica 15 dicembre 2024

I PRIMI PASSI DELLA RIFORMA LITURGICA

 



Piero Marini, I primi passi della riforma liturgica del Concilio Vaticano II. Il Consilium ad exsequendam Constitutionem de Sacra Liturgia: 10 ottobre 1963 – 7 marzo 1965  (Bibliotheca “Ephemerides Liturgicae” “Subsidia” 214), CLV – Edizioni Liturgiche, Roma 2024. 28 pp. (€ 55,00).

Il volume è un vero e proprio diario che l’Autore, avendo prestato la sua opera per 22 anni, dal 1965 al 1987, nei vari Organismi della Santa Sede che hanno diretto l’attuazione della riforma liturgica stabilita dal Concilio Vaticano II, ha scritto dal suo privilegiato punto di osservazione. Dal resto sono molti a ritenere che Mons. Piero Marini abbia “contribuito in maniera decisiva a realizzare nella Chiesa universale gli scopi della riforma liturgica del Concilio Vaticano II. Inoltre, come Maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie ha dimostrato che è possibile trasporre fedelmente – nella tradizione della Chiesa e in modo creativo secondo la situazione – il libro liturgico nella celebrazione concreta della liturgia. Secondo il mandato del Concilio egli ha realizzato con una vivacità eccezionale l’inculturazione della fede e della liturgia nell’organizzare la celebrazione della Messa papale in tutti i continenti. Attraverso la sua fondamentale riflessione e la sua apertura alle esigenze contemporanee egli ha aperto cammini nuovi per affermare la presenza della liturgia nei media” (Motivazione con cui, il 14 novembre 2009, l’Università di Friburgo gli ha conferito la Laurea Honoris Causa in Teologia).

La pubblicazione è impreziosita da due ampie Appendici, nelle quali sono raccolti vari documenti ed elenchi di persone e cose finora inediti o pubblicati in maniera sparsa, che costituiscono la parte più voluminosa della ricerca ora a disposizione degli studiosi di liturgia.

Fonte: Quarta di copertina.  

domenica 15 settembre 2024

LA CRISI DELLA PRATICA RELIGIOSA

 



 

In agosto del 2016, ho presentato in questo blog il libro di Franco Garelli, Piccoli atei crescono. Davvero una generazione senza Dio? Il Mulino, Bologna 2016. Otto anni fa, questo studio affermava che il fenomeno della “non credenza” tra i giovani italiani stava assumendo dimensioni impensabili soltanto sino a pochi anni fa, di cui c’è scarsa consapevolezza sia nell’immaginario collettivo sia tra gli stessi operatori del sacro. Tra l’altro, si affermava che la presenza ai riti religiosi (esclusi matrimoni e funerali) coinvolgeva settimanalmente il 13,2% dei giovani italiani tra i 18 e 29 anni (p. 37).

 

La settimana scorsa, ho presentato la recente opera del sociologo Luca Diotallevi, La Messa è sbiadita. La partecipazione ai riti religiosi in Italia dal 1993 al 2019. Secondo questa ricerca, la quota di individui con 18 anni di età o più che dichiarano di aver partecipato almeno una volta alla settimana a un rito religioso, passa dal 37,3% del 1993 al 23,7% del 2019 (p. 17). L’autore afferma, poi, che le donne stanno disertando i riti religiosi a un ritmo più veloce di quello degli uomini (p. 89). Non aggiungo altri dettagli che il sociologo illustra con precisione.

 

Il Prof. Diotallevi afferma che il suo lavoro è un lavoro sociologico e che la partecipazione ai riti religiosi potrebbe essere analizzato da altri punti di vista (p. 9). Non mancano nel libro delle valutazioni sulle cause di questo deprezzamento della pratica religiosa. Anzitutto occorre collocare questo fenomeno in un conteso sociale in cui i legami tra le persone sono più deboli, meno significativi, si incontra meno frequentemente l’amico, diminuiscono i matrimoni, si vota di meno, ecc. In questo contesto si inserisce anche la diminuzione della partecipazione ai riti religiosi. Poi, “non è affatto da escludere che nella concreta prassi celebrativa cattolica anche in Italia sia aumentato il disimpegno del modello prescritto. Che poi ciò sia in contraddizione con la riforma liturgica proposta dal Vaticano II non sorprenderebbe affatto. Così come non sorprenderebbe che la diffusione in ambito cattolico di liturgie centrate sul protagonismo di coloro che le presiedono e dei loro più stretti collaboratori ben se accordi con ciò che (poco sorprendentemente) accomuna le critiche “tradizionaliste” e quelle “progressiste” alla riforma liturgica del Concilio” (p. 82). Più avanti, l’autore ipotizza che la suddetta crisi della pratica religiosa sia “l’effetto di una sorta di risacca seguita alla dissoluzione della coalizione riformista guidata da Paolo VI, affermatasi al Vaticano II e manifestatasi pienamente per l’ultima volta con il varo delle riforme (concernenti non solo la liturgia) del biennio 1967/1969” (p. 83).

 

domenica 1 settembre 2024

LA MESSA SBIADITA

 



Luca Diotallevi, La Messa è sbiadita. La partecipazione ai riti religiosi in Italia dal 1993 al 2019 (Problemi aperti 278), Rubbettino Editore 2024. 122 pp. (€ 13,00).

Il libro si pone essenzialmente tre domande. Quanto è cambiata la componente più importante della partecipazione religiosa in Italia tra il 1993 ed il 2019? (Si dirà anche qualcosa sugli anni della sindemia da Covid e del lock-down, e si vedrà che non hanno prodotto inversioni di tendenza).

Come è cambiata l’influenza di altri fattori sociali su questa forma di partecipazione religiosa?

Come è cambiata l’influenza di questa forma di partecipazione su altri aspetti della vita sociale?

Non si tratta solo di documentare un calo, ma di provare a guardare cosa avviene dentro una porzione più piccola, ma pur sempre molto importante, della società italiana. Quanto e come pesa il sesso, la generazione di appartenenza, l’età e quanto ha pesato essere nati o essere cresciuti in certi periodi storici invece che in altri?

Tra i tanti segni “meno” si vede però emergere anche un segno “più”: quello della influenza di questa forma di partecipazione religiosa sulla disponibilità a gesti di solidarietà, accoglienza ed aiuto nei confronti di altre persone.

I “praticanti” sono oggi un gruppo sociale molto diverso da quello che erano un quarto di secolo fa. E si avviano a diventare presto qualcosa di ancora diverso da ciò che sono oggi: alcune dinamiche di quella trasformazione vengono qui evidenziate e discusse.

(Quarta di copertina)

 

domenica 11 febbraio 2024

LA CRISI DI CREDIBILITA’ DELLA CHIESA

 



Non mancano coloro che credono che la soluzione alla crisi di credibilità che la Chiesa attraversa stia in un ritorno al passato, ossia a una Chiesa forte e potente, ammantata di quell’alone sacrale di cui si soffrirebbe la perdita. Una Chiesa di nuovo aperta al divino, ben distinta all’interno in chierici e laici e, soprattutto, ben appariscente nelle forme di un culto incomprensibile e proprio per questo pieno di fascino.

Va detto che alla schiera dei cristiani che rimpiangono le forme del passato si uniscono anche i cosiddetti “atei devoti”, pronti a protestare se, ad esempio, la formula del “Padre nostro” cambia, e non perché hanno a cuore la teologia che eventualmente vi soggiace, ma solo per amore di continuità nostalgica e romantica.

Il che cosa fare insomma è quanto mai urgente. Occorre acquisire la lingua della cultura corrente e d’altra parte tenere fermo il messaggio in quello che ha di essenziale.

 

Fonte: cfr. Cettina Militello, Le chiese alla svolta. Ripensare i ministeri, EDB 2023, p. 103.

giovedì 8 febbraio 2024

DISCORSO DI PAPA FRANCESCO ALLA PLENARIA DELLA CONGREGAZIONE PER IL CULTO DIVINO

 





DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
AI PARTECIPANTI ALLA PLENARIA DEL
DICASTERO PER IL CULTO DIVINO E LA DISCIPLINA DEI SACRAMENTI

Sala Clementina
Giovedì, 8 febbraio 2024

[Multimedia]

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Cari fratelli e sorelle!

Vi incontro in occasione della vostra Assemblea Plenaria. Saluto il Cardinale Prefetto e tutti voi, Membri, Consultori e Collaboratori del Dicastero per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti.

A sessant’anni dalla promulgazione della Sacrosanctum Concilium, non smettono di entusiasmare le parole che leggiamo nel suo Proemio, con le quali i Padri dichiaravano la finalità del Concilio. Sono obiettivi che descrivono una precisa volontà di riforma della Chiesa nelle sue dimensioni fondamentali: far crescere ogni giorno di più la vita cristiana dei fedeli; adattare meglio alle esigenze del nostro tempo le istituzioni soggette a mutamenti; favorire ciò che può contribuire all’unione di tutti i credenti in Cristo; rinvigorire ciò che giova a chiamare tutti nel seno della Chiesa (cfr SC, 1). Si tratta di un lavoro di rinnovamento spirituale, pastorale, ecumenico e missionario. E per poterlo realizzare i Padri conciliari sapevano bene da dove dover cominciare, sapevano «di doversi occupare in modo speciale anche della riforma e della promozione della liturgia» (ibid.). È come dire: senza riforma liturgica non c’è riforma della Chiesa.

Possiamo fare una tale affermazione solo comprendendo che cos’è la liturgia in senso teologico, così come i primi numeri della Costituzione sintetizzano in modo mirabile. Una Chiesa che non sente la passione per la crescita spirituale, che non cerca di parlare in modo comprensibile agli uomini e alle donne del suo tempo, che non prova dolore per la divisione tra i cristiani, che non freme per l’ansia di annunciare Cristo alle genti, è una Chiesa malata, e questi ne sono i sintomi.

Ogni istanza di riforma della Chiesa è sempre questione di fedeltà sponsale: la Chiesa Sposa sarà sempre più bella quanto più amerà Cristo Sposo, fino ad appartenergli totalmente, fino alla piena conformazione a Lui. E su questo, dico una cosa sulle ministerialità della donna. La Chiesa è donna, la Chiesa è madre, la Chiesa ha la sua figura in Maria e la Chiesa-donna, la cui figura è Maria, è più che Pietro, cioè è un’altra cosa. Non si può ridurre tutto alla ministerialità. La donna in sé stessa ha un simbolo molto grande nella Chiesa come donna, senza ridurla alla ministerialità. Per questo ho detto che ogni istanza di riforma della Chiesa è sempre questione di fedeltà sponsale, perché è donna. I Padri conciliari sanno di dover mettere al centro la liturgia, perché è il luogo per eccellenza in cui incontrare Cristo vivo. Lo Spirito Santo, che è la preziosa dote che lo Sposo stesso, con la sua croce, ha provveduto per la Sposa, rende possibile quella actuosa participatio che continuamente anima e rinnova la vita battesimale.

Lo scopo della riforma liturgica – nel quadro più ampio del rinnovamento della Chiesa – è proprio di «suscitare quella formazione dei fedeli e promuovere quell’azione pastorale che abbia come suo culmine e sua sorgente la sacra Liturgia (Istr. Inter oecumenici, 26 settembre 1964, 5).

Perché tutto questo possa accadere è, dunque, necessaria la formazione liturgica, cioè alla liturgia e dalla liturgia, sulla quale state riflettendo in questi giorni. Non si tratta di una specializzazione per pochi esperti, ma di una disposizione interiore di tutto il popolo di Dio. Ciò naturalmente non esclude che vi sia una priorità nella formazione di coloro che, in forza del sacramento dell’Ordine, sono chiamati ad essere mistagoghi, cioè a prendere per mano e accompagnare i fedeli nella conoscenza dei santi misteri. Vi incoraggio a proseguire in questo vostro impegno affinché i pastori sappiano condurre il popolo al buon pascolo della celebrazione liturgica, dove l’annuncio di Cristo morto e risorto diventa esperienza concreta della sua presenza che trasforma la vita.

Nello spirito di collaborazione sinodale tra i Dicasteri – auspicata nella Praedicate Evangelium (cfr n. 8) – desidero che la questione della formazione liturgica dei ministri ordinati sia trattata anche con il Dicastero per la Cultura e l’Educazione, con il Dicastero per il Clero e con il Dicastero per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, così che ciascuno offra il proprio specifico contributo. Se «la liturgia è il culmine verso cui tende l’azione della Chiesa e, al tempo stesso, la fonte da cui promana tutta la sua energia» (SC, 10), occorre fare in modo che anche la formazione dei ministri ordinati abbia sempre più un’impronta liturgico-sapienziale, sia nel curriculum degli studi teologici sia nell’esperienza di vita dei seminari.

Infine, mentre prepariamo nuovi percorsi formativi per i ministri, dobbiamo contemporaneamente pensare a quelli destinati al popolo di Dio. A partire dalle assemblee che si radunano nel giorno del Signore e nelle feste dell’anno liturgico: esse costituiscono la prima concreta opportunità di formazione liturgica. E così pure possono esserlo altri momenti in cui la gente maggiormente partecipa alle celebrazioni e alla loro preparazione: penso alle feste patronali, o ai Sacramenti dell’iniziazione cristiana. Preparate con cura pastorale, diventano occasioni favorevoli perché la gente possa riscoprire e approfondire il senso del celebrare oggi il mistero della salvezza.

«Andate a preparare per noi […] la Pasqua» (Lc 22,8): queste parole di Gesù, che ispirano le vostre riflessioni in questi giorni, esprimono il desiderio del Signore di averci attorno alla mensa del suo Corpo e del suo Sangue. Sono un imperativo che ci raggiunge come un’amorevole supplica: impegnarsi nella formazione liturgica vuol dire corrispondere a questo invito perché “possiamo mangiare la Pasqua” e vivere un’esistenza pasquale, personale e comunitaria.

Cari fratelli e sorelle, il vostro compito è grande e bello: lavorare perché il popolo di Dio cresca nella consapevolezza e nella gioia di incontrare il Signore celebrando i santi misteri e, incontrandolo, abbia vita nel suo nome. Vi ringrazio tanto per il vostro impegno e vi benedico di cuore. La Vergine Santa vi custodisca. E per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Grazie.



Copyright © Dicastero per la Comunicazione - Libreria Editrice Vaticana

 

 


domenica 4 febbraio 2024

LA RIFORMA LITURGICA (Giornata di studio)

 

PONTIFICIA UNIVERSITA DELLA SANTA CROCE


LA RIFORMA LITURGICA

 

Giornata di studio

 

La riforma liturgica tra storia e teologia

a 60 anni dalla “Inter Oecumenici” (1964-2024)

 

Mercoledì 21 febbraio 2024

Tel. +39 06 68164500

 

8.45 Accoglienza dei partecipanti

 

9.00 Saluto iniziale

Rev. Prof. Philip Goyret

Decano della Facoltà di Teologia

Pontificia Università della Santa Croce

 

9:15 Inter Oecumenici: chiavi teologiche

dell’implementazione di Sacrosanctum

Concilium

S.E.R. Mons. Vittorio Francesco Viola

Segretario del Dicastero per il Culto Divino e

la Disciplina dei Sacramenti

 

10:00 Un caso di studio: dalla teologia della

Parola alla riscoperta dell’ambone in Inter

Oecumenici

Rev. Prof. Fernando López-Arias

Pontificia Università della Santa Croce

 

10.30 Intervallo

 

11:00 Status quaestionis delle ricerche sulla

Riforma Liturgica

Sr. Elena Massimi, FMA

 

11:30 Il P. Carlo Braga CM, protagonista della

Riforma Liturgica, e il suo archivio

Rev. Yoseph Indra Kusuma

Pontificia Università della Santa Croce

 

11:50 Dialogo con i relatori

Modera Rev. Prof. Juan Rego

Direttore dell’Istituto di Liturgia

Pontificia Università della Santa Croce

 

12.30 Fine della Giornata

 

www.unisantacroce.it/teo/liturgia24

Partecipazione gratuita

con iscrizione on line

 


domenica 7 gennaio 2024

IL SIMBOLO APOSTOLICO RISCRITTO

 



Credo in Dio

Dio di Abramo di Isacco di Giacobbe

Dio di Gesù Cristo.

Credo in Dio Padre Madre amorevole

fonte della vita

misericordioso

fedele.

Credo in Gesù Cristo

stupore dallo Spirito

figlio di Maria,

nostro fratello.

Lieto annuncio del regno

riscatto ai poveri libertà ai prigionieri

giustizia agli oppressi speranza agli afflitti

a tutti pace.

Segno di contraddizione

ha condiviso in tutto la condizione umana

ha patito e stato crocifisso

morì fu sepolto.

Risuscitato dai morti

Signore della vita

ce ne affida la cura.

Nella sua umanità vivente

ritornerà alla fine della storia

rivelando pienamente l’uomo all’uomo.

Credo nello Spirito Santo

respiro consolatore di Dio

principio di nuova creazione

dono dei doni artefice di unità.

Da lui la chiesa corpo vivo di Cristo

donne e uomini testimoni dell’agire di Dio

profezia nella storia

popolo di santi e peccatori

la remissione dei peccati

comunione nella grazia

reciproco perdono

la risurrezione di questo corpo

per la gioia ininterrotta della vita.

Amen.

 

Riscritto dalla Società italiana per la ricerca teologica (SIRT) dopo uno studio più che decennale sui diversi articoli del simbolo apostolico.

Fonte: Cettina Militello, Le chiese alla svolta. Ripensare i ministeri, EDB 2023, pp. 104-105.

 

domenica 17 dicembre 2023

UNA LITURGIA CHE NON PARLA PIÙ?

 


 


La riforma liturgica di Paolo VI ha compiuto più di 50 anni. Alcuni si domandano se si tratta di una liturgia che non parla più a gran parte dei fedeli (cfr. Franco Garelli in Credere oggi 3, 2023, pp. 9-20). Si afferma che molti sono stanchi della liturgia standard, una liturgia sentita come fredda, astrusa, difficilmente comprensibile, lontanissima dalla sensibilità culturale odierna, con le omelie che sono spesso piatte e noiose, lontane dai problemi quotidiani. E quindi nella cerchia dei credenti più impegnati ci sarebbe una crescente domanda di una liturgia di qualità.

Si tratta di accuse forse ingenerose, in quanto frutto di posizioni che sottovalutano le difficoltà di vivere e far vivere il mistero celebrato. Infatti, non si deve dimenticare l’importanza della formazione liturgica dei fedeli, in gran parte carente, a cui la Costituzione sulla liturgia vuole che sia dedicata una specialissima cura (cfr. SC n.14). La riforma liturgica è stata necessaria, ma non è sufficiente. Occorre mettere in atto una formazione che educhi a celebrare. In questo contesto, Romano Guardini affermava che il primo compito della formazione liturgica è che l’uomo diventi nuovamente capace di simboli, capace di leggere i simboli, qualcosa in cui l'uomo moderno è analfabeta. C’è anche il rischio che la domanda di una liturgia di qualità sia alimentata più da attese umane che da prospettive che ci trascendono, più dal desiderio di trovare delle conferme terrene che dalla disponibilità a essere aperti alle sollecitazioni dello Spirito. È il rischio che si corre partecipando a liturgie “significative” in quanto sono più occasione di conforto che di sconvolgimento. Una sana e feconda liturgia è quella che innesca una lotta interiore e tende a trasformare la vita.

domenica 26 novembre 2023

L’EUCARISTIA SECONDO ZWINGLI

 



 

Il riformatore Zwingli Ulrico (1484-1531) si trovava ad operare tra il gruppo radicale degli anabattisti che intendevano creare una Chiesa “libera” e il fronte cattolico tradizionale che non intendeva accogliere le novità dei riformatori. Zwingli l’11 aprile 1525 presentò al Consiglio della città di Zurigo una nuova liturgia eucaristica. Il testo fu accolto e, con alcuni ritocchi, sostituì la messa tradizionale. Non intendo analizzare questo nuovo rito della santa cena. Vorrei soltanto indicare quali siano stati i criteri che hanno guidato a Zwingli nella sua riforma, che costituisce una vera e propria creazione liturgica.

Zwingli rifiuta il termine “messa”, ma accetta il vocabolo “eucaristia”, che è “memoriale” (Wiedergedächtnis), “ringraziamento” (Danksagung) e “esultanza” (Frohlocken). Partendo dal principio della “sola Scriptura”, tutto ciò che non si conforma alla parola di Dio deve essere eliminato. Il rito della cena del Signore è sato istituito da Cristo. È opportuno, pertanto, evitare lo sfarzo e la pompa delle cerimonie per non ricadere negli errori del passato. Il riformatore, poi, intende favorire la partecipazione di tutta la popolazione.

Non è difficile notare nei suddetti criteri del riformatore di Zurigo, tre criteri fondamentali della riforma cattolica della santa messa promossi dal Vaticano II ed enunciati nella Costituzione Sacrosanctum Concilium: una più grande ricchezza biblica (SC n. 51); la partecipazione attiva dei fedeli (SC nn.48-49); la ricerca di una nobile semplicità dei riti (SC nn.34, 50). Naturalmente, c’è una notevole differenza nel modo di applicare questi tre criteri nel rito di Zwingli e nel Missale Romanum di Paolo VI. Nondimeno, prendere atto di quanto abbiamo indicato può essere un punto di partenza per un fruttuoso dialogo ecumenico. 

 

Fonte: Per quanto riguarda la santa cena di Zwingli, si può consultare Ermanno Genre, Il culto cristiano. Una prospettiva protestante. Claudiana, Torino 2022, 244-247.   

domenica 5 novembre 2023

55 ANNI DOPO

 


 

Mercoledì, 6 novembre 1968 – ore 19-20.30

Abbiamo letto nuovamente, col Rev. P. Annibale Bugnini, il nuovo “Ordo Missae”, compilato dal “Consilium ad exsequendam Constitutionem de Sacra Liturgia”, in seguito alle osservazioni fatte da noi, dalla Curia Romana, dalla S. Congregazione dei Riti, dai partecipanti alla XI sessione plenaria del “Consilium” stesso, e da altri ecclesiastici e fedeli; e dopo attenta considerazione delle varie modifiche proposte, di cui molte sono state accolte, abbiamo dato al nuovo “Ordo Missae” la nostra approvazione, in Domino.

                                                                               Paulus P.P. VI

domenica 15 ottobre 2023

LITURGIE RIFORMATE: UN CANTIERE APERTO

 



Nel 1999, a cura del Moderamen del Reformierter Bund tedesco, è stato pubblicato un ampio e bel volume dal titolo Reformierte Liturgie. Gebete und Ordnungen für die unter dem Wort versammelte Gemeinde, sotto la direzione di Peter Bukowski. Può essere interessante sottolineare il fatto che si senta il bisogno, in occasione di questa nuova edizione della liturgia, dopo quella del 1983, di dire che si tratta di un “libro non-polemico”, un testo ecumenicamente aperto, e che cerca al tempo stesso un equilibrio fra sensibilità diverse nell'ambito riformato. Nell'introduzione si afferma di aver voluto accettare la sfida di un testo liturgico che ha cercato di mantenere un equilibrio tra la capacità di raggiungere un consenso e un'attitudine che vorrebbe affermare una propria posizione. L'uso della parola equilibrio significa - per fare un esempio concreto - che in questa liturgia si è dato spazio e si è tematizzato non soltanto la relazione d'amore tra uomo e donna, ma si è voluto dare spazio, nella preghiera di intercessione, anche alla relazione d’amore omosessuale. Non si è ritenuto però, proprio per non compromettere il consenso delle chiese, il dover introdurre una formula liturgica di benedizione di una coppia omosessuale, anche se alcune chiese sono entrate in questa ottica. Un ulteriore segno di innovazione di questa liturgia è la riformulazione della relazione tra ebrei e cristiani; si riconosce anche da un punto di vista liturgico, “una particolare colpa [Schuld] delle chiese tedesche verso gli ebrei”.

 

Fonte: Ermanno Genre, Il culto cristiano. Una prospettiva protestante (Piccola Biblioteca Teologica 66), Claudiana, Torino 20222, p. 42.