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domenica 30 luglio 2023

LA TRADIZIONE

 



La tradizione non è il culto del passato o la nostalgia di un tempo perduto, ma è il senso della continuità e la sacra importanza del permanente. La tradizione è il bisogno di principi e fedeltà che garantiscano la durata e la persistenza. Non c'è società, non c'è umanità che si esauriscano nel mutamento incessante. La tradizione è la rivelazione dell'essere nel cuore del divenire. È insensato riferirsi attivamente a una tradizione che non sia vivente. Senza vita non c'è tradizione, anche se la tradizione non si esaurisce nella dimensione vitale. Lo spirito tradizionale è incompatibile con lo spirito reazionario che invoca l'utopia capovolta di un mondo passato che non può più tornare. La differenza che corre fra tradizione e reazione è la stessa che separa la spiritualità dallo spiritismo. L’una attiene alla vita, l'altro evoca la morte. L'elevazione del passato a principio segna la morte della tradizione e la sua evocazione medianica dall’oltretomba. È una confusione di piani elevare un periodo storico, temporale a norma metastorica e principio sovratemporale. La verità non si arresta a un tempo.

 

Fonte: Marcello Veneziani, Nostalgia degli dei. Una visione del mondo in dieci idee, Marsilio 2022, pp. 127-128.

mercoledì 22 febbraio 2023

RESCRIPTUM EX AUDIENTIA SULL'IMPLEMENTAZIONE DEL MOTU PROPRIO "TRADITIONIS CUSTODES"


 


RESCRIPTUM EX AUDIENTIA SS.MI, 21.02.2023

 

[B0150]

 

Il Santo Padre, nell’Udienza concessa il 20 febbraio u.s. al sottoscritto Cardinale Prefetto del Dicastero per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, ha confermato quanto segue circa l’implementazione del Suo Motu Proprio Traditionis custodes del 16 luglio 2021.

Sono dispense riservate in modo speciale alla Sede Apostolica (cfr. C.I.C. can. 87 §1):

­l’uso di una chiesa parrocchiale o l’erezione di una parrocchia personale per la celebrazione eucaristica usando il Missale Romanum del 1962 (cfr. Traditionis custodes art. 3 §2);

­la concessione della licenza ai presbiteri ordinati dopo la pubblicazione del Motu proprio Traditionis custodes di celebrare con il Missale Romanum del 1962 (cfr. Traditionis custodes art. 4).

Come stabilito dall’art. 7 del Motu proprio Traditionis custodes, il Dicastero per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti esercita nei casi sopra menzionati l’autorità della Santa Sede, vigilando sull’osservanza di quanto disposto.

Qualora un Vescovo diocesano avesse concesso dispense nelle due fattispecie sopra menzionate è obbligato ad informare il Dicastero per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti che valuterà i singoli casi.

Inoltre, il Santo Padre, conferma – avendo già manifestato il suo assenso nell’udienza del 18 novembre 2021 – quanto stabilito nei Responsa ad dubia con le annesse Note esplicative del 4 dicembre 2021.

Il Santo Padre ha altresì ordinato che il presente Rescritto sia pubblicato su L’Osservatore Romano e, successivamente, nel commentario ufficiale degli Acta Apostolicae Sedis.

Dal Vaticano, 20 febbraio 2023

Arthur Card. Roche

Prefetto

[00323-IT.01] [Testo originale: Italiano]

domenica 22 gennaio 2023

IN BUONA FEDE, MA TUTTA LA VERITÀ

 


 



 

Dopo Mons. Georg Gänswein col suo libro “Nient’altro che la verità”, anche il Card. Gerhard Müller annuncia l’imminente uscita di un suo libro intitolato “In buona fede” (pubblicato da Solferino). I due eminenti prelati fanno alcune critiche a Papa Francesco. Qui mi soffermo soltanto su quanto Müller afferma quando parla della “stretta sulla messa in latino” fatta da Francesco col Motu proprio Traditionis custodes del 16 luglio 2021. Anzitutto bisogna precisare che Francesco col suo MP non proibisce la Mesa in latino, ma regola e limita l’uso del Messale Romano edito da san Giovanni XXIII nell’anno 1962. Si può celebrare la Messa in latino sempre e dovunque col Messale di san Paolo VI.

Secondo Müller, la decisione di Papa Francesco “fu uno schiaffo” per i tradizionalisti, che “ha scavato fossati e ha causato dolore”. “Agendo in questa direzione Papa Francesco sembra abbia dato ascolto a un gruppo di consiglieri senza tenere conto che quel provvedimento avrebbe assunto i contorni di una mera dimostrazione di potere”. Il porporato considera le decisioni prese da Francesco sull’uso dei libri liturgici anteriori alla riforma di Paolo VI, una mera dimostrazione di potere. Dimentica che il “gruppo di consiglieri” di cui egli parla non è il “cerchio magico” di Santa Marta, a cui lo stesso porporato fa riferimento e critica nel suo libro, ma l’episcopato cattolico a cui Francesco aveva consultato in aprile del 2020. Infatti, la Congregazione per la dottrina della fede inviò a tutti i vescovi della Chiesa un questionario con una serie di domande sull’applicazione del Motu proprio Summorum PontificumSarebbe stato interessante che prima della pubblicazione del Motu proprio Summorum Pontificum (7 luglio 2007) fosse stato consultato l’episcopato e che prima di affermare gratuitamente, e contro l’evidente volontà di Paolo VI espressa più volte pubblicamente, che il Messale del 1962 non fu mai “giuridicamente abrogato”, fosse stata chiesta l’opinione del Pontificio Consiglio per i testi legislativi, “la cui funzione consiste soprattutto nella interpretazione delle leggi della Chiesa”. Dov’è la fragrante dimostrazione di potere?

Per quanto concerne il “cerchio magico” di Francesco, di cui parla Müller, ricordo che il vaticanista Marco Ansaldo, nel suo libro Un altro Papa. Ratzinger, le dimissioni e lo scontro con Bergoglio, afferma: “Che a papa Benedetto XVI difettasse il dono del governo lo si era capito man mano che sceglieva i suoi collaboratori. La prima cerchia, a lui più vicina, definita perfidamente ‘gli intimi di Carinzia’, venne alla ribalta quando i componenti della cricca trasformarono il Motu proprio Summorum Pontificum in un manifesto delle loro superbe ignoranze barocche in materia di dottrina e liturgia”.

Non dubito della buona fede del Card.  Müller, ma dubito che il porporato dica tutta la verità sugli eventi da lui criticati. 


sabato 18 dicembre 2021

Le risposte ai “dubia” e la fine del “dispositivo di blocco”

 



di Andrea Grillo

 

Pubblicato il 18 dicembre 2021 nel blog: Come se non

 

Il documento Responsa ad dubia della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti su alcune disposizioni della Lettera Apostolica in forma di «Motu Proprio» Traditionis Custodes del Sommo Pontefice Francesco aiuta a comprendere meglio la questione di fondo che il MP “Traditiones custodes” ha risolto 5 mesi fa e che fatica ad essere compresa in quella regione ecclesiale che, a partire dal 2007, era stata illusa sulla possibilità di valorizzare una “indifferenza istituzionale” verso la Riforma Liturgica. Il “vulnus” di quella intemperanza istituzionale oggi crea ancora vittime. Un breve sguardo al recente documento è in grado di farci capire dove si collochi il problema fondamentale.

Domande e risposte

Il documento non è altro che un insieme di “dubia” (ben 11) , ai quali viene dato un “responsum” quasi sempre con una “nota esplicativa” che precisa i motivi per i quali è prevalso il sì o il no nella risposta. Da notare è che, prima dei responsa, vi è un testo piuttosto articolato, a firma del Prefetto Roche, che chiarisce come la “mens” del MP Traditionis custodes sia quella di ristabilire il percorso normale di riforma liturgica, così come viene riascoltato sia dalle parole di papa Paolo VI a chiusura della II sessione del Concilio, sia nei termini della “irreversibilità” ripresa recentemente da papa Francesco. I temi fondamentali su cui vertono le questioni sono il modo di interpretare le competenze episcopali – che TC ha restituito ai Vescovi – o quali siano i libri, i soggetti e i luoghi coinvolti nella celebrazione del Rito pre-conciliare. Mi pare che le risposte siano fondate sulla logica della riforma liturgica e sul buon senso.

Da dove vengono i “dubia”?

Credo che sia utile, oltre che considerare la importanza delle risposte, sofferemarsi sulle domande sollevate. Ed è molto importante chiedersi: da dove scaturiscono questi interrogativi? Chi li ha sentiti sorgere nel proprio cuore e nella propria mente? La risposta è molto semplice: vengono da tutti coloro che, in modo inavvertito e superficiale, talora in modo ideologico e superficiale, avevano potuto credere che “Summorum Pontificum” istituisse ufficialmente la “non irreversibilità del Concilio Vaticano II”. E che quindi tutto quello che dal 1963 era diventato sempre più autorevole, aveva scritto pagine di storia, istituito forme rituali, ripensato le vite e convertito i cuori, potesse essere guardato con una alzata di spalle, come una “possibilità”, ma non come una necessità. Così, in 14 anni di “pratiche parallele”, una serie di uomini e donne, di preti e di vescovi, di abati e di monaci, di religiose e di religiose, si sono lasciati affascinare da questo “mito”. Il mito della “reversibilità” del Concilio Vaticano II, il mito del parallelismo rituale, il mito della “devianza conciliare”, il mito non solo della “messa di sempre”, ma della liturgia immobile e della tradizione monumentale.

Quando salta il “dispositivo di blocco”

Ma c’è di più. La questione non riguarda né solo né soprattutto la liturgia. E’ il Concilio Vaticano II in quanto tale ad essere in gioco. Come è stata proprio la liturgia il primo livello su cui il Concilio ha avuto la forza di una “riforma”, un sogno coltivato a partire dagli anni 80, e durato quasi 35 anni, ha preso forma nel fermare la riforma liturgica, per svuotare il Concilio di ogni autorità. Le forme della comunione, l’esercizio del ministero, il ruolo dei laici e delle donne, la relazione tra centro e periferia, le scelte nella traduzione delle parole e dei gesti: tutto ha potuto essere pensato come “assolutamente immodificabile”. Questo è accaduto, in modo simbolico, proprio nella liturgia, nelle sue forme da tradurre e da inculturare, e che sono apparse per 30 anni, custodite solo dal passato e non dal futuro. Un vero e proprio “dispositivo di blocco” si era andato perfezionando sul piano liturgico: e alla vigilia di questo grande passo – che non è altro che un ritornare sulla grande strada del Concilio – non avevamo visto una grande Congregazione pubblicare una versione puntigliosamente “riformata” del rito che si pretendeva “irreformabile”?

Il gioco degli specchi e la tradizione che viene dal futuro

Il giochino, che fanno spesso anche i bambini, è questo: chi porta la guerra fa la vittima e chi cerca la pace è dipinto come guerrafondaio. Non bastano le dichiarazioni e le intenzioni, per dire che Summorum Pontificum era un documento di pace. Io mi sono convinto, fin dal 2007, che eravamo di fronte ad un pesante attacco non alla liturgia, ma al Concilio. Oggi, nel mito dei “dubbiosi”, quel testo sembra il “paradiso perduto” della pace nella Chiesa. Nulla di più falso. Così come è falso pensare che queste equilibrate risposte ai dubbi siano “intolleranti” o “pesanti” o che “infieriscano” sui deboli. Riportano semplicemente le cose alla ragione. Purtroppo questo oggi è più difficile perché moltissimi di coloro che dal 2007 avrebbero potuto scrivere, parlare, testimoniare, obiettare si sono adagiati in un barile, sotto sale, come piccoli pesci. Per la dignità del ministero pastorale e teologico non è il massimo, anche se garantisce la conservazione (di sé). La voce alta dei dubbiosi oggi ottiene risposte pacate e serie, che rischiano di essere fraintese proprio a causa della ambiguità con cui molti prima hanno o taciuto o parlato solo per enigmi. La tradizione migliore ci attende nel futuro: nell’unico rito comune, che ora, doverosamente, TC ha ricollocato al centro, per tutti, possiamo fare entrare il meglio sia dei dubbi più accorati, sia delle risposte meglio fondate.

 

giovedì 23 settembre 2021

A PROPOSITO DI "TRADITIONIS CUSTODES"





Tra le ultime – feroci – critiche piovute su Casa Santa Marta ci sono quelle riguardanti la decisione di aggiornare il rinnovamento della Messa sulla scia dei predecessori, mettendo in secondo piano la recita in latino. «Spero che con la decisione di fermare l’automatismo del rito antico si possa tornare alle vere intenzioni di Benedetto XVI e di Giovanni Paolo II, da adesso in poi chi vuole celebrare con il vetus ordo deve chiedere permesso a Roma». Francesco cita con disappunto il caso dei preti, anche giovani, che vogliono presiedere la messa antica e si augura che, prima del latino, imparino le lingue della loro gente, delle loro parrocchie.

Fonte: Vatican Insider, "Trame vaticane"

martedì 27 luglio 2021

UN MANTRA PER CONVINCERSI DI STARE DALLA PARTE GIUSTA

 



 

Tra le numerose reazioni alla pubblicazione del Motu proprio Traditionis custodes di Papa Francesco, mi ha colpito quella, particolarmente violenta, del Prof. Roberto De Mattei, dal titolo “Traditionis custodes: una guerra sull’orlo dell’abisso”, testo pubblicato nel sito “Corrispondenza Romana” il 19 luglio 2021. Secondo Roberto De Mattei, “l’intento del Motu proprio di Papa Francesco Traditionis custodes, del 16 luglio 2921, “è quello di voler reprimere ogni espressione di fedeltà alla liturgia tradizionale, ma il risultato sarà quello di accendere una guerra che si concluderà inevitabilmente con il trionfo della Tradizione della Chiesa”. E alla fine del lungo post, De Mattei rincara la dose: “Se la violenza è l’uso illegittimo della forza, il Motu proprio di Papa Francesco è un atto oggettivamente violento perché prepotente e abusivo”.

https://www.corrispondenzaromana.it/traditionis-custodes-una-guerra-sullorlo-dellabisso/

Meraviglia, poi, che un eminente professore di storia del cristianesimo affermi che l’ordinamento liturgico anteriore al Vaticano II sia l’autentica espressione della “liturgia tradizionale” e, in particolare, che l’Ordo Missae del Messale del 1962, sia la “Messa tradizionale”, la “Messa di sempre” che risale alla “tradizione apostolica” e perciò espressione della “lex orandi tradizionale” anzi della “immutabile lex orandi della Chiesa”. E che quindi “nessun Papa ha il diritto di abrogare o mutare un rito che risale alla Tradizione apostolica”. Non c’è da meravigliarsi, continuando la lettura del testo, che nel parlare della comunione in mano, la si consideri una “dissacrazione”, con buona pace di tutti coloro che si sono comunicato in questo modo durante i primi otto secoli. Naturalmente, per il professore, l’ordinamento liturgico anteriore al Vaticano II “non è stato mai giuridicamente abrogato”. Si tratta di affermazioni gravi e gratuite, tutte da provare, che i gruppi del cosiddetto “usus antiquior” ripetono da tempo come un mantra per convincere se stessi di trovarsi dalla parte giusta. Chi reagisce in questo modo “violento” dimostra di non sentirsi sicuro nella propria posizione e al tempo stesso “giustifica” abbondantemente il deciso intervento di Papa Francesco.

 

venerdì 16 luglio 2021

MOTU PROPRIO DI PAPA FRANCESCO SULL’USO DELLA LITURGIA ROMANA ANTERIORE ALLA RIFORMA DEL 1970

 



 

In data odierna, 16 luglio 2021, è stata pubblicata la Lettera Apostolica in forma di Motu proprio “Traditionis custodes” sull’uso della Liturgia romana anteriore alla riforma del 1970.

Scompare la terminologia “forma ordinaria” e “forma straordinaria del rito romano”. Infatti, si afferma che l’unica espressione della lex orandi del Rito romano sono i libri liturgici promulgati dopo il Vaticano II.

Viene sottolineata l’autorità del vescovo di regolare le celebrazioni liturgiche nella propria diocesi. Al vescovo diocesano compete autorizzare l’uso del Missale Romanum del 1962 nella propria diocesi, seguendo gli orientamenti della Santa Sede.

Si danno norme precise sui gruppi che celebrano secondo i Messale antecedente alla riforma del 1970.

Il vescovo avrà cura di non autorizzare la costituzione di nuovi gruppi.

La Congregazione per la dottrina della fede non è più incaricata di regolare questi gruppi. Infatti, il Motu proprio afferma che la Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti e la Congregazione per la vita consacrata e le società di vita apostolica, per le materie di loro competenza, eserciteranno l’autorità della Santa Sede sull’osservanza delle nuove disposizioni.

Papa Francesco con la pubblicazione di questa Lettera Apostolica intende proseguire nella costante ricerca della comunione ecclesiale, ferita, aggiungo io, dalla situazione creatasi in questi ultimi anni.

 

https://www.vatican.va/content/francesco/it/motu_proprio/documents/20210716-motu-proprio-traditionis-custodes.html

https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2021/07/16/0469/01015.html