Lo scorso 1° luglio, la
Fraternità sacerdotale Pio X ha ordinato, senza mandato apostolico, quattro
nuovi vescovi. Le reazioni a questo evento sono state numerose. Vorrei
ricordare qui brevemente quanto hanno detto tre personaggi del tradizionalismo
cattolico. Mons. Athanasius Schneider ha affermato che non si tratta di un atto
scismatico perché non lo è nelle intenzioni. Mons. Georg Gänswein, in una
intervista pubblicata sul Corriere della Sera, ha detto che papa
Francesco con la pubblicazione della Lettera Apostolica Traditionis custodes (16.07.2021)
non ha forse capito le conseguenze che le misure restrittive sull’uso della
liturgia romana anteriore alla riforma del 1970, potevano produrre. Mons.
Nicola Bux si è augurato che il papa Leone XIV liberalizzi l’uso del Messale
anteriore alla riforma del Vaticano II; sarebbe un gesto accolto con favore dai
Lefebvriani.
L’ordinazione, senza mandato apostolico, dei quattro vescovi non è altro che la logica conseguenza delle posizioni dottrinali dei Lefebvriani che rifiutano le Dichiarazioni del Vaticano II : Dignitatis humanae sulla libertà religiosa; Nostra aetate sul rapporto della Chiesa con le altre religioni non cristiane; e criticano l’impostazione dottrinale della Costituzione Lumen Gentium. Bisogna poi aggiungere il rifiuto della riforma liturgica di Paolo VI nonché di diversi documenti magisteriali, in particolare di papa Francesco. Finalmente, nel rito della celebrazione dell’ordinazione, la risposta alla domanda del rituale: “Avete il mandato apostolico?”, è stata praticamente un atto di scomunica della Chiesa cattolica quando si è affermato tra l’altro: “…Tenendo presente che dal Concilio Vaticano II fino ai giorni nostri le autorità della Chiesa sono impregnate di uno spirito contrario a quello della fede...”
Non guardare solo l’atto scismatico, ma guardare tutto ciò che lo precede e l’accompagna. Le intenzioni dei Lefebvriani sono chiare e non si tratta solo di offrire un uso maggiore del Messale anteriore alla riforma di Paolo VI. Si potrebbe dire: “Quando il saggio indica la luna lo stolto guarda il dito”.