Fonte: Luigi Gerardi, “La presidenza invadente”, in
Loris Della Pietra (a cura di), La liturgia manomessa (“Caro salutis
cardo”. Contributi 39), Edizioni Liturgiche, Roma – Abbazia di Santa Giustina,
Padova 2024, pp. 133-134.
La liturgia è “l’esercizio della funzione (munus) sacerdotale di Cristo” (SC 7); è anche opera della Chiesa, in cui “ciascuno, svolge il proprio ufficio (munus)” (SC 28). I pastori “esercitano in essa la funzione (munus) di dispensatori dei misteri di Dio” (SC 19). Partecipando alla liturgia il Signore “fa di noi stessi un’offerta (munus) eterna a lui” (SC 12). “Munus” può esprimere bene il mistero liturgico nella sua globalità.
Fonte: Luigi Gerardi, “La presidenza invadente”, in
Loris Della Pietra (a cura di), La liturgia manomessa (“Caro salutis
cardo”. Contributi 39), Edizioni Liturgiche, Roma – Abbazia di Santa Giustina,
Padova 2024, pp. 133-134.
Loris Della Pietra (a cura di), La liturgia
manomessa (“Caro salutis cardo”. Contributi 39), Edizioni Liturgiche, Roma –
Abbazia di Santa Giustina, Padova 2024, 226 pp. (€ 30,00).
Se i primi passi della recezione della riforma liturgica,
non senza ingenuità e sbavature, si sono mossi nella consapevolezza di una
mutabilità del culto ecclesiale, ora siamo più avveduti, anche grazie agli
apporti dell’antropologia culturale, circa la “canonicità” del rito che lo
preserva da manomissioni estrose e ne permette il ricorso nel passaggio e nella
comunione delle generazioni. La sfida, alla quale dal fronte della riflessione
teorica l’istituto di Liturgia Pastorale non si è sottratto, è di celebrare (e
di pensare) una liturgia consegnata e ricevuta e, al contempo, che sia ancora riconoscibile,
ovvero praticabile dagli uomini e dalle donne di oggi. Se il rito cristiano
rimane così, un ordine “predisposto” ma visibile, potrà ancora attestare la
precedenza del dono su ogni compito e dichiarare la perenne disponibilità dell’indisponibile.
Contributi di A. Alessio, B. Baratto, G.
Bonaccorso, U.R. Del Giudice, L. Della Pietra, L. Girardi, M. Naro, P. Tomatis.
(Quarta di copertina)
Oggi
la partecipazione ai sacramenti è la pratica più ovvia e universale, mentre
dovrebbe essere vietata finché i fedeli non hanno “lingua da iniziati”, cioè
fino a quando non sono in grado di celebrare un rito religioso cristiano. Su
questa linea nella formazione dei presbiteri bisognerebbe dare grande risalto
ad acquisire la competenza liturgica, con meno preoccupazione per altre
discipline, talvolta sovrastimate. Si rimane allibiti per il dilettantismo
degli operatori e presidenti del culto, che sembrano nati già competenti e che
il più delle vote si esibiscono a inventare novità per salvare i riti dalla loro
canonicità ripetitiva. Non immaginano che in questa rigidità si consuma la
verità del rito, volto a svuotare presbiteri e fedeli dalle loro certezze
religiose per renderli idonei ad accogliere la Grazia. È questo anello mancante
che rallenta la riforma liturgica, perché rimane in vigore un modello
dualistico e antirituale di esteriore e interiore.
(Roberto
Tagliaferri, A partire dal rito. Una vicenda controversa, in Luigi
Girardi (ed.), A partire dal rito, CLV – Edizioni Liturgiche, Roma;
Abbazia Santa Giustina, Padova 2020, 216).