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Visualizzazione post con etichetta Pasqua. Mostra tutti i post
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domenica 5 aprile 2026

L’UOVO DI PASQUA

 



 

L’uovo considerato come contenente un germe a partire al quale si svilupperà la manifestazione è un simbolo universale che si spiega di per sé. La nascita del mondo a partire di un uovo è un’idea comune a molti antichi popoli.

L’uovo appare come uno dei simboli del rinnovamento periodico della natura. Il simbolo che l’uovo incarna non si ricollega tanto alla nascita quanto alla rinascita.

L'uovo somiglia a un sasso e appare privo di vita, così come il sepolcro di pietra nel quale era stato sepolto Gesù. Dentro l'uovo c'è però una nuova vita pronta a sbocciare da ciò che sembrava morto. In questo modo, l'uovo diventa quindi un simbolo di risurrezione.

 

Fonte: Jean Chevalier – Alain Cheerbrant, Dizionario dei simboli. Miti, sogni, costumi, gesti, forme, figure, colori, numeri (Bur saggi), Rizzoli 201512, pp.1081-1085.

 

domenica 15 giugno 2025

LO SPIRITO SANTO DONO DI CRISTO RISORTO

 



Durante la festa delle Capanne, che durava non meno di una settimana, si compivano due riti fondamentali. Durante il primo, quello della luce, si accendevano piccole candele, ardenti nella notte. È in tale contesto che Gesù proclama d’essere Lui la luce del mondo. Durante il secondo rito, quello dell’acqua, i sacerdoti in processione si recavano verso la parte sud del colle di Gerusalemme, per raggiungere la piscina di Siloe, prendervi l’acqua con le anfore, tornare nel tempio e farvi libazioni, per impetrare la pioggia autunnale. La festa veniva celebrata all’inizio dell’autunno. Gesù dona di sé una interpretazione nuova, quella della luce vera ed eterna, così adesso, riferendosi al rito dell’acqua, trae di sé una nuova immagine: “Nell’ultimo giorno, il grande giorno della festa, Gesù, ritto in piedi, gridò: ‘Se qualcuno ha sete, venga a me, e beva chi crede in me. Come dice la Scrittura: Dal suo grembo sgorgheranno fiumi di acqua viva’. Questo egli disse dello Spirito che avrebbero ricevuto i credenti in lui: infatti non vi era ancora lo Spirito, perché Gesù non era ancora stato glorificato” (Gv 7,37-39).

Chi ha sete di credere e chi, credendo, ha ancora più sete, non beve da quell’acqua attinta con le anfore dalla piscina di Siloe e sparsa nel tempio, ma da Lui, da Gesù, perché dal suo seno sgorgheranno fiumi e sarà l’acqua sovrabbondante dello Spirito Santo, la quale inonderà i credenti quando Lui, il Cristo, sarà glorificato.

 

Fonte: Giuseppe D’Amore, Lo Spirito Santo e i suoi sette doni, Edizioni Rinnovamento nello Spirito Santo, Rimini 2024, pp. 42-43.

domenica 18 ottobre 2020

IL SIGNIFICATO DEL CERO PASQUALE

 



 

Francesco Mazzitelli, Urget unda flammam. Il significato battesimale del cero pasquale (Bibliotheca “Ephemerides Liturgicae” – “Subsidia” 192), CLV – Edizioni Liturgiche, Roma 2020. 264 pp. (€ 33.00).

Secondo Francesco Mazzitelli, l’uso del cero pasquale sorse nell’Italia settentrionale verso la fine del IV secolo, in un contesto ariano, e fu accolto a Roma, ma non nella liturgia papale, in concomitanza con la condanna del Pelagianesimo.

Secondo il Liber Pontificalis, l’imperatore Costantino fece collocare nel centro della vasca nel battistero lateranense una colonna di porfido, elemento architettonico che sembra aver ispirato l’immersione del cero nel fonte. Questo rito vuole significare la discesa della grazia santificante sull’acqua per la rigenerazione dei neofiti.

In alcune antiche tradizioni liturgiche, il legame tra il cero pasquale e il fonte battesimale venne reso più esplicito collocando la benedizione del cero dopo le letture e prima della benedizione del fonte. Nella liturgia romana, questo legame si allentò gradualmente, quando si cominciò a celebrare la veglia pasquale senza i sacramenti dell’iniziazione cristiana. Recuperare l’intimo legame tra il cero e il fonte serve a render più esplicita l’altissima vocazione che i cristiani ricevono nel battesimo: diventare, per grazia, partecipi della vita divina (cf. 2 Pt 1,4).

Vale la pena leggere questo libro che getta nuova luce sulle conoscenze che abbiamo della storia e del significato del cero pasquale.

domenica 16 aprile 2017

“CRISTO NOSTRA PASQUA”



 

Ci chiediamo quali sono le condizioni per pronunciare sensatamente l’affermazione “Cristo nostra Pasqua” (1Cor 5,7)? La teologia cristiana è chiamata a rispondere anzitutto a questa domanda, ma per farlo deve assumere fino in fondo le implicazione che il discorso stesso impone. In particolare essa suppone le seguenti esigenze:

a) che la Pasqua cristiana si ‘concentri’ nella passione, morte e risurrezione di Cristo come fatto tutt’altro che ‘ovvio’, ma che anzi occorre continuamente ricomprendere nel suo statuto sorprendente e meraviglioso, al limite dell’incredibile;

b) che questa affermazione abbia al proprio interno una specifica dimensione rituale, senza la quale si riduce facilmente ad uno slogan ideologico e illusorio; ‘fare Pasqua’ è anche essenzialmente un ‘celebrare’;

c) che a partire da questa affermazione, con tutto il suo carico di memoria storica, possa e debba derivare una radicale trasformazione del rapporto con il presente, con la mia vita ‘qui ed ora’;

d) che non soltanto il singolo credente, ma la stessa comunità ecclesiale riconosca di scaturire da quell’evento, si riscopra generata e contrassegnata da quel gesto (storico e rituale) con cui Gesù ‘si dà’ ai suoi nella cena e sulla croce.

 

(Andrea Grillo, Iniziati alla Pasqua. Meditazioni per la Quaresima, Queriniana 2017, 69-70)