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domenica 30 novembre 2025

GLI SPAZI DELLA LITURGIA

 



 

Giuliano Zanchi, Dare luogo alla grazia. Sugli spazi della liturgia, Vita e Pensiero, Milano 2025. 145 pp. (€ 14,00).


Giuliano Zanchi, sacerdote, teologo ed esperto di estetica, crea qui una piccola ed intensa “guida” per riscoprire, valorizzare e dare senso ai luoghi della liturgia cristiana, quegli ambiti in cui si dispiega il rito e che spesso vengono considerati come puri elementi di corredo. E invece essi sono spazi ricchi di senso, perché ospitano l’incontro della comunità dei credenti con Gesù: non semplici arredi, ma luoghi della presenza, espressioni materiali e concrete della grazia.


Indice: il corpo, l’assemblea, le soglie, l’ambone, l’altare, il battistero, la luce, le immagini.

domenica 16 giugno 2024

L’ARCHITETTURA GOTICA

 



 

Cosa c’entrano i Goti con l’architettura gotica? Semplicemente nulla. Il termine “gotico” nasce in senso dispregiativo per indicare un’architettura decadente e senza gusto, creata dopo la caduta dell’Impero romano a opera dei barbari. Questa idea, priva di qualsiasi fondamente storico, si affermò nell’Italia del Rinascimento. Gli umanisti del Quattrocento imputavano ai barbari la grande colpa della distruzione della civiltà romana e la causa della successiva decadenza che aveva colpito la cultura e le arti. Il primo sacco di Roma era stato provocato nel 410 da Alarico, re dei Visigoti, e quindi i Goti erano i responsabili della devastazione dell’Impero. I Goti erano un popolo di stirpe germanica e l’Europa romana venne occupata nel corso del V secolo da un’ondata di tribù germaniche, segnando l’epoca delle invasioni. Con maggiore equilibrio la storiografia moderna interpreta questo grande fenomeno come Völkerwanderungen, una grande migrazione di popoli che ha determinato l’inizio della civiltà medievale europea.

In realtà le popolazioni germaniche non avevano nulla a che fare con l’architettura gotica, ma per gli uomini del Rinascimento si era ormai affermata una chiara equivalenza. Goti = barbari più feroci = architettura barbarica. L’aggettivo “gotico” assume così nell’italiano del tardo medioevo il significato di “volgare, rustico”, e in questo senso lo usa Leon Battista Alberti in riferimento alla pittura. In modo simile il grande umanista Lorenzo Valla definisce gotiche le scritture dei codici altomedievali che hanno perduto l’elegante modello delle lettere antiche.

 

Fonte: Carlo Tosco, Le vie delle cattedrali gotiche, il Mulino, Bologna 2024, pp. 22-23.

 

 

domenica 9 giugno 2024

LE CATTEDRALI GOTICHE

 



 

Carlo Tosco, Le vie delle cattedrali gotiche, il Mulino, Bologna 2024. 276 pp. (€ 16,00).

Comprendere la storia culturale del gotico significa comprendere un fenomeno che ha segnato in profondità l’identità europea. Le cattedrali ne sono l’incarnazione più parlante (Quarta di copertina).

1. Il gotico: uno stile per l’Europa.

2. La fase formativa: da Saint-Denis a Notre-Dame.

3. Il gotico come sistema: Chartres e la sua famiglia monumentale.

4. In Inghilterra da Canterbury a Lincoln.

5. Alla corte di san Luigi.

6. Sulle sponde del Reno: Colonia e Strasburgo.

7. I regni della penisola iberica.

8. Le cattedrali del Trecento in Inghilterra e in Francia.

9. Praga imperiale.

10. Il duomo di Milano.

 

domenica 4 giugno 2023

IL “TRONO DI GRAZIA” TRINITARIO

 



 

La matrice del Trono di Grazia è da cercare in ambito liturgico secondo una radice abbastanza originale. Centrale nella Messa è il cosiddetto “Canone eucaristico” al cui interno si celebra la consacrazione del pane e del vino nel corpo e sangue di Cristo. Ora, l’avvio di questa preghiera fondamentale suona in latino così: Te igitur (“Te dunque…”). La prima lettera è dunque una T che è stata elencata tra i simboli trinitari come Tau (detta anche “Croce di sant’Antonio”). Ebbene, nelle miniature dei messali (ad esempio, quello splendido di Cambrai del 1120) questa lettera è sorretta dalla figura del Padre, affisso ad essa è il Cristo crocifisso, mentre tra i due vola la colomba dello Spirito Santo.

Con questa immagine si comunica la qualità trinitaria della celebrazione eucaristica, dato che Dio Padre “ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito” (Gv 3,16), mentre lo Spirito li unisce in un abbraccio d’amore. E’ anche di notare che in alcune miniature la colomba dello Spirito è tratteggiata in modo tale da toccare con le sue ali la bocca del Padre e quella del Figlio, testimoniando il mistero di comunione che vincola tra loro le tre persone divine. Certo, non sarà facile per i nostri lettori ammirare la pagina miniata del “Canone eucaristico” di un messale medievale. Ma a tutti è, invece, possibile contemplare il pi famoso e affascinante Trono di Grazia.

E’ sufficiente che, usciti dalla stazione ferroviaria di Firenze, varchino la soglia dell’antistante chiesa di Santa Maria Novella, uno scrigno di opere d’arte, tra le quali indimenticabile è uno dei rari affreschi di Masaccio (1427 ca.). In esso la rappresentazione della crocifissione di Cristo si trasforma in una sintesi trinitaria col Padre che abbraccia idealmente il Figlio crocifisso, all’insegna della colomba dello Spirito che sovrasta la scena. E’ interessante notare  che la rappresentazione è inserita in un contesto architettonico rinascimentale, così da risultare “contemporanea” alla coppia dei committenti posti ai lati e agli stessi fedeli che sostavano in preghiera in questo tempio fiorentino dei Domenicani.

Il Trono di Grazia, diffuso lungo i secoli, soprattutto a partire dalla “peste nera” del 1347-1348 – quella del Decamerone di Boccaccio –, fu di volta in volta arricchito di particolari, fino a raggiungere l’astrazione attraverso la sostituzione delle tre persone trinitarie con tre ostie eucaristiche, a causa dell’ambito liturgico a cui abbiamo accennato. Alcune realizzazioni rivelarono, comunque, una loro originalità, come nel caso della tempera su tavola di Nicoletto Semitecolo (1370 ca.) custodita al Museo Diocesano di Padova: è il Padre stesso a reggere con le sue braccia aperte il Figlio crocifisso, facendo quindi da croce vivente, mentre sempre si introduce tra loro la colomba dello Spirito.

Su questa scia è spontaneo l’invito a proseguire idealmente fino al Museo del Prado di Madrid e a cercarvi un’imponente tela eseguita da El Greco tra il 1577 e il 1579. Noi siamo abituati a riconoscere la Pietà con la figura di Maria che sostiene sulle sue ginocchia il corpo morto del Figlio (quella di Michelangelo nella basilica vaticana è negli occhi di tutti). Ebbene, il celebre pittore originario di Creta e allievo di Tiziano crea invece una Pietà del Padre che regge tra le sue braccia il cadavere del Figlio deposto dalla croce, mentre tra i due aleggia sempre la colomba dello Spirito Santo.

 

Fonte: Gianfranco Ravasi, Tre. Divina aritmetica (Storie di numeri), il Mulino, Bologna 2023, 144-148.




 

domenica 8 gennaio 2023

LA PORTA DELLA MORTE DI MANZÙ

 



 

Nella basilica di San Pietro a Roma Giovanni XXIII volle una porta di bronzo, opera artistica di Manzù: la Porta della morte. Nei diversi pannelli di questa porta sono rappresentate tutte le morti, dominate dalla morte di Cristo in croce e di quella di Maria sua madre portata in cielo. Ci sono la morte per omicidio di Abele, la morte per vecchiaia di Giuseppe, la morte di lapidazione di Stefano, protomartire, la morte in esilio di Gregorio VII, la morte violenta del giusto, la morte nell’aria di un precipitato dall’alto, la morte improvvisa di una madre di fronte al figlio che piange, la morte di Giovanni XXIII nella vigilante preghiera. Manca tra i pannelli la morte per suicidio, ma manca perché non è narrabile!

Ma sulla porta dell’aldilà, una porta aperta per tutti, sarà possibile il passaggio alla vita anche di chi l’ha rifiutata. E sarà comunione piena, danza mistica: “Non ci sarà più la morte, né lutto, né pianto, né disperazione perché le cose di prima sono passate” (Ap 21, 4).

 

Fonte: Enzo Bianchi, Cosa c’è di là. Inno alla vita (Intersezioni 588), il Mulino, Bologna 2022, 61-62.

 

lunedì 26 dicembre 2022

IL VATICANO II E L’ARCHITETTURA SACRA

 



 

Fernando López-Arias, El Concilio Vaticano II y la arquitectura sagrada. Origen y evolución de unos principios programáticos (1947-1970) (Bibliotheca “Ephemerides Liturgicae” – “Subsidia” 199), CLV Edizioni Liturgiche, Roma 2021. 430 pp. (€ 45,00).

 

Gli ultimi 60 anni sono stati testimoni di un cambiamento generale nella forma dell'edificio di culto cattolico in tutto il mondo. Questa trasformazione viene solitamente attribuita all'evento più significativo della Chiesa del secolo scorso: il Concilio Vaticano II (1962 1965). La nostra ricerca vuole avvicinarsi all'evento conciliare dal punto di vista del luogo di culto cercando di rispondere ad alcune domande a proposito delle quali si è scritto e detto molto negli ultimi decenni. Il Concilio ha avuto un’idea concreta di come dovrebbero essere le chiese? Intendeva che gli edifici di culto fossero costruiti in un certo modo? Nelle pagine di questa monografia ci concentreremo sul momento che consideriamo chiave di questo processo: il periodo tra il 1947 e il 1970, delimitato dall'enciclica Mediator Dei di Pio XII (1947) e dal Messale di Paolo VI (1970). La ricerca adotta un approccio multidisciplinare, considerando aspetti di natura storica, teologica, liturgica e artistica. La novità più rilevante di questo studio consiste nel lavorare direttamente con fondi d'archivio, molti dei quali inediti, che ci permetteranno di ricostruire l'iter di redazione dei principali documenti della Chiesa che saranno sottoposti al nostro esame. Un altro valore aggiunto è aver contato sulla preziosa testimonianza orale di alcuni dei protagonisti diretti di questa cronaca. In questo modo racconteremo una storia finora in gran parte sconosciuta, essendo in grado così di rispondere con rigorosità alla domanda sulla chiesa - edificio “che voleva il Vaticano II”.

 

(Quarta di copertina)

domenica 13 novembre 2022

L’ARTE NELLA LITURGIA

 



 

 

L’arte nella liturgia. “Arte” e “liturgia” sono due parole che, nella celebrazione cultuale, costituiscono un’unica realtà. Quindi più che parlare dell’arte nella liturgia, si dovrebbe parlare della liturgia come un’opera d’arte. E quando parliamo di liturgia parliamo dell’“opera di Dio” (opus Dei) celebrata dal suo popolo. La liturgia è quindi anzitutto un’opera compiuta da Dio. Perciò Benedetto XVI ha potuto affermare che “la bellezza non è un fattore decorativo dell’azione liturgica; ne è piuttosto elemento costitutivo, in quanto è attributo di Dio stesso e della sua rivelazione” (Benedetto XVI, Sacramentum caritatis 35).  Ma la liturgia è opera di Dio in favore del suo popolo, il quale “risponde a Dio con il canto e la preghiera” (Costituzione Sacrosanctum Concilium 33). Possiamo affermare che l’arte, che è bellezza, comporta armonia. In musica, armonia indica accordo di voci e di suoni. Nella celebrazione liturgica la prima armonia è quella che si stabilisce tra l’azione di Dio e la risposta dell’assemblea celebrante. La superficialità, e talvolta perfino la banalità, addirittura la negligenza di alcune celebrazioni liturgiche distruggono questa armonia e conseguentemente minimizzano la funzione principale della liturgia: introdurci con tutto il nostro essere in un mistero che ci supera totalmente.    

Luogo proprio di riunione del popolo di Dio per le celebrazioni liturgiche, in particolare per l’Eucaristia, è l’edificio chiesa. Nella costruzione e adeguamento delle chiese, i principi artistici devono essere salvaguardati, ma vanno salvaguardate anche le esigenze del mistero in esse celebrato. Anticamente il luogo di culto era chiamato “domus ecclesiae”, cioè casa della chiesa o dell’assemblea comunitaria. Questa casa, quindi, deve costruirsi e organizzarsi in modo che rispecchi il mistero della chiesa che ivi celebra. Naturalmente, la chiesa è anche la casa del Signore: “dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro” (Mt 18,20), ha detto Gesù. La chiesa, quindi, non dovrebbe essere un’aula di scuola, né una sala di spettacolo, né un luogo per assemblee sindacali, né uno spazio polivalente. La chiesa è il luogo in cui la comunità cristiana si raduna per celebrare i misteri della sua fede. Ciò che importa quindi è che questo luogo esprima una relazione dinamica dei vari punti focali della celebrazione, incarnata in elementi diversi e in una loro armonizzazione coerente.

Ecco in brevissima sintesi le caratteristiche armoniche che dovrebbero avere questi diversi elementi nello spazio della celebrazione, che non è un semplice contenitore, ma un valore simbolico e iniziatico, cioè dice la fede della Chiesa e la comunica.

domenica 28 giugno 2020

LO SPAZIO LITURGICO



Francesca Leto, Viaggio nel tempo e nello spazio liturgico. Saggio sull’architettura sacra, Edizioni Messaggero, Padova 2020. 137 pp. € 11,00.



Un saggio sull’architettura liturgica che si fa diario; un cammino di ricerca sulla relazione tra spazio e rito che si fa racconto. Francesca Leto, architetto e dottore in teologia con specializzazione in liturgia pastorale, ci conduce in un viaggio scandito dall’anno liturgico nel quale, giorno dopo giorno, incanto e stupore aumentano: la pietra, gli stucchi, le vetrate e gli alti campanili prendono pian piano parola. Il mondo statico dell’architettura ecclesiastica e degli oggetti rituali si risveglia. E danza, fluttua, tra luci e canti, penombre e silenzi, incenso e processioni, nella vitalità delle azioni liturgiche. I grandi o piccoli edifici, chiese parrocchiali o cappelle monastiche descritti in questo taccuino rivelano il mondo come ambiente divino. L’autrice è partita con la curiosità di un architetto e la fiducia di un pellegrino. Conoscere l’architettura sacra attraverso il suo racconto è scoprire un mondo dove Dio abita con il suo popolo.


(cfr. Quarta di copertina)


domenica 2 giugno 2019

LE IMMAGINI NELLO SPAZIO LITURGICO



 


La tradizione estetica recente, quella della cultura tridentina, ci ha lasciato in eredità una grande passione per un tipo di arte che assolveva al compito di illustrare figurativamente i contenuti della fede. Le chiese di tradizione erano (e sono) costruite come potenti apparati catechistici per immagini. Il ruolo dell’arte nella liturgia si è quindi alquanto identificato con questo compito illustrativo e con la sua natura figurativa (verrà in mente a molti quante parole si siano spese sul dibattito tra figurativo e astratto).


Per molti la questione dell’arte nella liturgia resta il problema di avere quadri, affreschi, mosaici, sculture che semplicemente prolunghino la tradizione figurativa del racconto dogmatico. Mi chiedo se il senso della riforma liturgica non sia stato quello di distogliere relativamente lo sguardo da questo primato della figurazione illustrativa per riportare attenzione sull’azione liturgica, che ha nei suoi luoghi principali gli oggetti estetici di cui avere massima cura.


L’attenzione estetica prevalente, anche in senso artistico, dovrebbe essere reclamata per l’altare, per l’ambone, per il battistero, dove prende sostanza l’esercizio spirituale della fede, che oggi sa stare con più coscienza nella pienezza del gesto che compie, con meno necessità di mediazione illustrativa. Oggi, per fare un esempio, mediamente i credenti frequentano consapevolmente la Scrittura, non hanno bisogno di vederla surrogata mediante le immagini.


La cura estetica andrebbe indirizzata a rendere persuasivo l’atto della parola che sull’ambone rinnova il darsi della rivelazione per il presente. Questo non vuol dire eliminare le immagini dalle chiese. Significa però la sapienza di relativizzarne il compito rispetto allo spirito di una nuova liturgia. Significa anche liberarsi di quella ossessione per il “figurativo” che, coltivata senza i necessari talenti, va seminando nelle nostre chiese oggetti e immagini di una melanconia quasi impossibile da definire.


Mi sembra che anzitutto il compito estetico nella liturgia andrebbe applicato ai gesti e ai luoghi del rito, conquistando più libertà nei confronti delle immagini.



Fonte: Giuliano Zanchi, Luoghi della grazia. La liturgia e i suoi spazi, San Paolo 2018, pp. 144-145.

domenica 21 aprile 2019

L’ALTARE






Monastero di Bose



XVII CONVEGNO LITURGICO INTERNAZIONALE: L’Altare. Recenti acquisizioni. Nuove problematiche.

Bose, 30 – 31 maggio e 1 giugno 2019.



L’altare è stato il tema del Convegno liturgico internazionale di Bose nel 2003. Vi torniamo per presentare le più recenti acquisizioni storiografiche e affrontare le nuove problematiche emerse. Particolare attenzione sarà riservata ai fondamenti neotestamentari dell’altare cristiano e all’immaginario di cui anche oggi è oggetto, alla complessa compresenza tra l’altare storico e le esigenze della riforma liturgica conciliare, al legame indissociabile tra altare e ambone, al rapporto tra ricerca artistica, produzione seriale e funzionalità. Decisiva sarà la testimonianza dell’esperienza di architetti e artisti che si sono misurati con il tema dello spazio liturgico e la realizzazione di altari.


Segreteria del Convegno: Tel. +39 015.679.185 – Fax +39 015.679.294






domenica 1 aprile 2018

CROCE E RESURREZIONE






Gabriella Caramore e Maurizio Ciampa, Croce e Resurrezione (Icone), il Mulino, Bologna 2018. 165 pp. 12 €.

Sessantacinque anni separano la Salita al Calvario di Pieter Bruegel il Vecchio dalla Cena di Emmaus di Rembrandt. Del 1564 il primo, del 1629 il secondo. Diversa la geometria della rappresentazione, diversi il dinamismo cromatico e la strategia della luce.

Perché abbiamo voluto accostare opere così distanti?

In modi certamente diversi, Bruegel e Rembrandt portano dentro la spirale della modernità il racconto della Croce e della Resurrezione di Gesù, e ne custodiscono il paradosso e lo scandalo, ne conservano memoria, facendone risaltare la fibra essenziale.

Una forte carica interrogativa, che tocca e scuote i fondamenti dell’esperienza cristiana, avvicina le due opere.

Congiungerà il suo Golgota il Cristo smarrito della Salita al Calvario? Quale strada può percorrere per vincere l’indifferenza da cui è circondato? Questa è la domanda che troviamo in Bruegel. Ed è radicale, perché si porta appresso il fardello pesante di un dubbio sull’efficacia del simbolo cristiano.

[…]

Se poi guardiamo alla Cena di Emmaus i Rembrandt, a quel buio sfibrato che avvolge anche il Cristo, e a quella luce che emerge dall’ombra come un enigma, l’evento della resurrezione, narrato parcamente nei Vangeli, ma rivestito di significati immaginifici e consolatori nella storia della cristianità, sembra spalancare una interrogazione nuova: che cosa il credente può ancora credere? Che significato può avere il racconto della resurrezione in tempi, come i nostri, di radicale scetticismo e di dubbiosa ricerca? Quale narrazione di quell’evento può aiutarci a darne una lettura che non strida con l’esigenza contemporanea di uscire dal linguaggio del mito?

[…]

(Dall’Introduzione all’opera, pp. 7-9)







domenica 20 agosto 2017

LE ARTI SACRE




Jean-Yves Hameline, Poetica delle arti sacre, Edizioni Qiqajon, Comunità di Bose 2017. 200 pp.


Questo insieme di testi rappresenta un notevole e originale contributo alla ricerca nell’ambito dell’antropologia rituale. In una vera e propria escursione poetica nell’universo della liturgia, questi scritti colgono la complessità dell’esperienza liturgica accostandola come una dinamica che si gioca a più livelli e nella quale si intrecciano riferimenti di tempo e di spazio, aspetti sensoriali, visivi, sonori, olfattivi. Sostando sui riti, sui gesti, sulle cose con uno sguardo rinnovato dal concorso delle scienze umane, l’autore ci aiuta a ripensare l’esperienza liturgica in quanto pratica della fede.

(Quarta di copertina)

domenica 16 luglio 2017

ARTE E LITURGIA


Santa Maria del Mar - Barcelona

“Arte” e “liturgia” sono due parole che, nella celebrazione cultuale, costituiscono un’unica realtà. Si potrebbe quindi parlare della liturgia come un’opera d’arte. E quando parliamo di liturgia parliamo dell’ “opera di Dio” (opus Dei) celebrata dal suo popolo. La liturgia è quindi anzitutto un’opera compiuta da Dio. Perciò Benedetto XVI ha potuto affermare che “la bellezza non è un fattore decorativo dell’azione liturgica; ne è piuttosto elemento costitutivo, in quanto è attributo di Dio stesso e della sua rivelazione” (Benedetto XVI, Sacramentum caritatis 35).  Ma la liturgia è opera di Dio in favore del suo popolo, il quale “risponde a Dio con il canto e la preghiera” (Costituzione Sacrosanctum Concilium 33). Possiamo affermare che l’arte, che è bellezza, comporta armonia. In musica, armonia indica accordo di voci e di suoni. Nella celebrazione liturgica la prima armonia è quella che si stabilisce tra l’azione di Dio e la risposta dell’assemblea celebrante. La superficialità, e talvolta perfino la banalità, addirittura la negligenza di alcune celebrazioni liturgiche distruggono questa armonia e conseguentemente minimizzano la funzione principale della liturgia: introdurci con tutto il nostro essere in un mistero che ci supera totalmente.    

La liturgia adopera essenzialmente un linguaggio simbolico per introdurci in una visione più profonda delle cose e del mistero che celebriamo. “Le opere d’arte cristiana offrono al credente un tema di riflessione e un aiuto per entrare in contemplazione in una preghiera intensa, attraverso un momento di catechesi, come anche di confronto con la Storia Sacra. I capolavori ispirati dalla fede sono vere “Bibbie dei poveri”, “scale di Giacobbe” che elevano l’anima fino all’Artefice di ogni bellezza, e con Lui al mistero di Dio…”  (Documento finale dell’Assemblea plenaria del Pontificio Consiglio della Cultura, 27-28 marzo 2006).

La reazione previa e posteriore al Concilio Vaticano II alle prese con la sovrabbondanza decorativa, che ha caratterizzato gli ultimi secoli dal Rinascimento in poi, è stata una spoliazione talvolta eccessiva delle chiese esistenti e la realizzazione di chiese nuove troppo spesso assolutamente prive di qualsiasi elemento iconografico. Occorre invece avere presente che “oggi più che mai, nella civiltà dell’immagine, l’immagine sacra può esprimere molto di più della stessa parola, dal momento che è oltremodo efficace il suo dinamismo di comunicazione e trasmissione del messaggio evangelico” (J. Ratzinger, Introduzione, in Catechismo della Chiesa Cattolica. Compendio, LEV – S. Paolo, Città del Vaticano – Cinisello Balsamo 2005).

M. A.

domenica 7 maggio 2017

CONVEGNO LITURGICO INTERNAZIONALE DI BOSE


 


Il Convegno è aperto a tutti. Per gli studenti di teologia e di architettura sono previste agevolazioni economiche previo contatto con la Segreteria. Traduzione simultanea in italiano, inglese e francese saranno disponibili con un minimo di 15 partecipanti per lingua. Per l’iscrizione al Convegno è necessario telefonare alla Segreteria organizzativa e inviare successivamente la scheda di iscrizione allegata entro il 25 maggio 2017 fino ad esaurimento dei posti.

Monastero di Bose

Segreteria Convegno Liturgico Internazionale

I-13887 Magnano (BI)

Tel. +39 015.679.185 – Fax +39 015.679.294


 

domenica 3 luglio 2016

ARTE E VITA SPIRITUALE

 


Philippe Markiewicz e Ferrante Ferranti, Pietre vive. L’arte nella vita spirituale, Qiqajon, Comunità di Bose 2016.301 pp.

 

Qual è il ruolo dell’arte nella vita spirituale? L’arte è strumento privilegiato per accedere alle profondità della teologia, e non soltanto l’arte sacra nella sua dimensione storica, ma anche l’arte contemporanea. L’esperienza sensibile, infatti, ci può condurre al mistero, che si trova oltre l’esperienza, ma che è accessibile solo attraverso i sensi. E questa idea può trovare applicazione anche alle altre religioni. In particolare per i cristiani l’arte può essere pensata come esperienza spirituale della materia, il cui compimento si vive nella liturgia: tutto nella chiesa di pietre ci mostra la chiesa di pietre vive.

(Quarta di copertina)

 

 
Parte prima: Approccio.

Parte seconda: Incontro.

Parte terza: Assemblea.

Parte quarta: Mistagogia.