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domenica 15 marzo 2026

 


IL CULTO DEI SANTI

 

Ci sono alcune reliquie di improbabile autenticità esposte alla devozione dei fedeli, come: Il  Velo della Madonna (conservato in diverse località, come Assisi e Roma) e la Sana Cintola (a Prato, Italia); la reliquia del piede di Maria Maddalena, tradizionalmente identificato come il piede sinistro, è conservata a Roma nella Basilica di San Giovanni dei Fiorentini; la reliquia del dito di San Tommaso apostolo è tradizionalmente conservata a Roma nella Basilica di Santa Croce in Gerusalemme; ecc.

Non possiamo fare a meno di notare la grande differenza che spesso esiste tra la concezione che molti cristiani hanno della venerazione dei santi e delle loro reliquie e le motivazioni teologiche autentiche che sono alla base di questa venerazione. Osservando il modo concreto in cui il culto dei Santi è tal volta praticato nelle nostre comunità, è ragionevole chiedersi fino a che punto si comprenda l'eccezionale ricchezza di mediazione spirituale che questi eroi della fede possono esercitare come modelli di vita autenticamente cristiana nel cammino del Popolo di Dio verso il compimento del Regno. I Santi sono coloro che hanno vissuto pienamente il mistero pasquale di Cristo e, per questo motivo, sono esempi di vita cristiana e validi intercessori del Popolo di Dio. Le feste liturgiche dei santi, con i loro ritmi celebrativi e i loro testi, possono essere uno strumento pedagogico efficace per recuperare una solida devozione ai Santi, libera da pratiche superstiziose o semplicemente di sapore folcloristico e ricca, invece, di frutti di vita cristiana.   

 

domenica 21 febbraio 2021

Memoria di san Policarpo, Vescovo e Martire (23 febbraio)

 



 

La memoria di San Policarpo (+ 23 febbraio 167) nel Messale del 1962 si celebra il 26 gennaio, invece nei Messali del 1970-2002 è stata assegnata al giorno 23 febbraio, giorno del suo martirio. Il culto del santo in Occidente si era diffuso, celebrato il 26 gennaio per un errore di omonimia con un tale Policarpo di Nicea, di cui sono molto incerte le notizie. La Chiesa orientale ha invece celebrato sempre san Policarpo di Smirne il 23 febbraio. San Policarpo è stato discepolo dell’apostolo san Giovanni e vescovo di Smirne per lunghi anni, nell’attuale Turchia. Il resoconto del suo martirio è il più antico documento che testimonia il culto dei martiri. Si tratta di una lettera della Chiesa di Dio che dimora a Smirne alla Chiesa di Dio che è a Filomelio e a tutte le comunità della santa Chiesa cattolica di ogni luogo sul martirio del vescovo Policarpo.

 

Colletta del Messale del 1962:

Deus, qui nos beati Polycarpi Martyris tui atque Pontificis annua solemnitate laetificas: concede propitius; ut, cuius natalicia colimus, de eiusdem etiam protectione gaudeamus.

Colletta del Messale del 2002:

Deus, universae creaturae, qui beatum Polycarpum episcopum in numerum martyrum dignatus es aggregare, eius nobis intercessione concede, ut cum illo partem calicis Christi capientes, per Spiritum Sanctum in vitam resurgamus aeternam.

 “O Dio, Signore e Padre di tutti gli uomini, che hai unito alla schiera dei martiri il vescovo san Policarpo, concedi anche a noi per sua intercessione di bere al calice della passione del Cristo e di comunicare alla gloria della risurrezione” (Messale italiano del 1983).

“Dio di tutto il creato, che hai unito alla schiera di martiri il vescovo san Policarpo, per sua intercessione concedi anche a noi di partecipare con lui al calice della passione di Cristo per risorgere, nella potenza dello Spirito Santo, alla vita eterna” (Messale italiano del 2020).

 

L’espressione “per Spiritum Sanctum” non si trova nell’edizione tipica del Messale del 1970. Perciò la versione italiana del 1983 non l’ha ripresa, cosa che invece ha fatto la versione italiana del 2020. Quest’ultima inoltre traduce l’invocazione a Dio “universae creaturae” più fedelmente.

La colletta del Messale del 1962 è generica; si può applicare a qualsiasi vescovo martire: parla di un vescovo martire di cui si chiede la protezione. La colletta invece dei Messali del 1970-2002 fa riferimento puntuale al santo. Il testo è ispirato alla preghiera detta da Policarpo quando andava al martirio, preghiera che si legge nell’Ufficio delle letture della Liturgia delle ore: “… Dio […] io ti benedico perché mi hai stimato degno in questo giorno e in quest’ora di partecipare con tutti i martiri, al calice del tuo Cristo, per la risurrezione dell’anima e del corpo nella vita eterna, nell’incorruttibilità per mezzo dello Spirito Santo …” Si noti la menzione dello Spirito Santo, che è stata opportunamente introdotta nel testo dell’edizione tipica del Messale Romano del 2002.

 

domenica 31 gennaio 2021

Memoria di sant’Agata, Vergine e Martire (5 febbraio)

 



 

Agata subì il martirio a Catania, probabilmente sotto Decio (251). Nel canone romano il suo nome è associato a quello di santa Lucia. L’antico Martirologio geronimiano (secolo V) colloca la sua “deposizione” al 5 febbraio, data in cui la memoria della santa è stata sempre celebrata nella liturgia romana. Nei secoli V/VI sant’Agata era venerata sia in Occidente che in Oriente.

 

Colletta del Messale del 1962:

Deus, qui inter cetera potentiae tuae miracula etiam in sexu fragili victoriam martyrii contulisti: concede propitius; ut, qui beatae Agathae Virginis et Martyris tuae natalicia colimus, per eius ad te exempla gradiamur.

 

Colletta dei Messali del 1970 e del 2002:

Indulgentiam nobis, quaesumus, Domine, beata Agatha virgo et martyr imploret, quae tibi grata semper exstitit et virtute martyrii et merito castitatis.

 

“Donaci, Signore, la tua misericordia, per intercessione di sant’Agata, che risplende nella Chiesa per la gloria della verginità e del martirio” (Messale italiano 1983).

“Donaci, o Signore, la tua misericordia per intercessione di sant’Agata, vergine e martire, che sempre ti fu gradita per la forza del martirio e la gloria della verginità” (Messale italiano 2020).

 

La colletta del Messale del 1962 fa un generico riferimento all’imitazione degli esempi della santa. La nuova colletta dei Messali del 1970 del 2002 è presa con qualche leggera variante redazionale dal Sacramentario Gregoriano Adrianeo, n. 131: “Indulgentiam nobis, domine, beata agathe martyr imploret, quae tibi semper existit et merito castitatis et tuae professione virtutis”. Notiamo che la traduzione italiana del 1983 non distingue tra la “virtus” del martirio e il “merito” della castità del testo latino, cosa che invece fa la traduzione del 2020 quando rende “virtus” con la parola “forza”. Giustamente, poi, i Messali del 1970 e del 2002 hanno cancellato il riferimento al sesso fragile (“sexu fragili”) del Messale del 1962; si tratta di una espressione che non corrisponde all’attuale visione che si ha della donna. 

domenica 17 gennaio 2021

Memoria di sant’Antonio, Abate (17 gennaio)


 


La memoria di Sant’Antonio abate (250-356) si celebra il 17 gennaio, sia nel Messale del 1962 che in quelli del 1970-2002. In Oriente, era già celebrata in questa data agli inizi del secolo V.

 

Colletta del Messale del 1962:

Intercessio nos, quaesumus, Domine, beati Antonii Abbatis commendet: ut, quod nostris meritis non valemus, eius patrocinio assequamur.

 

Colletta dei Messali del 1970-2002:

Deus, qui beato Antonio abbati tribuisti mira tibi in deserto conversatione servire, eius nobis interventione concede, ut, abnegantes nosmetipsos, te iugiter super omnia diligamus.

 

“O Dio, che hai ispirato a sant’Antonio abate di ritirarsi nel deserto, per servirti in un nuovo modello di vita cristiana, concedi anche a noi per sua intercessione di superare i nostri egoismi per amare te sopra ogni cosa” (Messale italiano del 1983).

 

“O Dio, che a sant’Antonio abate hai dato la grazia di servirti nel deserto seguendo un mirabile modello di vita cristiana, per sua intercessione donaci la grazia di rinnegare noi stessi e di amare te sopra ogni cosa” (Messale italiano del 2020).

 

La colletta del Messale del 1962 è molto generica; non esprime nulla di specifico della biografia di Antonio, di cui abbiamo notizie attraverso la famosa Vita che del santo eremita scrisse sant’Atanasio di Alessandria. Invece la colletta dei Messali del 1970-2002 fa riferimento alla scelta di ritirarsi nel deserto fatta da Antonio per ispirazione divina. Infatti egli si sentì chiamato a seguire il Signore nel deserto udendo nella liturgia le parole di Gesù: “Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro in cielo, e vieni!” (Mt 19,21). La libera traduzione italiana della colletta aggiunge che in questo modo Antonio ha inaugurato “un nuovo modello (“mirabile” nella traduzione del 2020) di vita cristiana”. Infatti la tradizione considera Antonio il “padre del monachesimo”. Il messaggio che da questa vita austera e ritirata arriva fino a noi, l’orazione colletta lo esprime chiedendo a Dio che, per intercessione del santo, possiamo “superare i nostri egoismi per amare Dio sopra ogni cosa”. Il Messale italiano del 2020 traduce più fedelmente “abnegantes nosmetipsos” con l’espressione “rinnegare noi stessi” (cf. Mt 16,24). Questa supplica illustra bene la dottrina di Antonio che considerava il deserto lo strumento per arrivare ad una vita orientata verso Dio. Uno dei detti di Antonio si esprime in questi termini: “Chi siede nel deserto per custodire la quiete con Dio è liberato da tre guerre: quella dell’udire, quella del parlare, e quella del vedere. Gliene rimane una sola: quella del cuore”.

 

domenica 28 luglio 2019

San Pietro Crisologo, Vescovo e Dottore della Chiesa (30 luglio)





San Pietro Crisologo, nato ad Imola nel 380 circa e morto ad Imola il 31 luglio del 451 circa, nel MR 1962 è celebrato il 4 dicembre. Il MR 2002 lo celebra il 30 luglio (il 31 – giorno della sua morte – è occupato da sant’Ignazio di Loyola). Pietro è stato eletto vescovo di Ravenna nel 424. Predicatore famoso, è autore di stupendi sermoni, densi di dottrina; dal sec. VIII in poi meritò il nome di “Crisologo” (“dalla parola d’oro”). Fu dichiarato dottore della Chiesa nel 1729 da Benedetto XIII. A lui si ispirano alcune orazioni natalizie presenti tuttora nel Messale.


Colletta del MR 1962:

Deus, qui beatum Petrum Chrysologum Doctorem egregium, divinitus praemonstratum, ad regendam et instruendam Ecclesiam tuam elegi voluisti: praesta, quaesumus; ut, quem Doctorrem vitae habuimus in terris, intercessorem habere mereamur in caelis. 


Colletta del MR 2002:

Deus, qui beatum Petrum Chrysologum episcopum Verbi tui incarnati praeconem egregiume ffecisti, eius nobis intercessione concede, ut tuae salutis mysteria et iugiter scrutemur in corde, et fideliter significemus in opere.


“O Dio, che nel vescovo san Pietro Crisologo hai dato alla Chiesa un teologo insigne dell’incarnazione del Verbo, concede a noi che lo veneriamo protettore e maestro, di meditare nel cuore e di esprimere con le opere il tuo mistero di salvezza”.


Nella colletta del MR 1962 si dice genericamente che il santo è stato un insigne Dottore e si chiede la sua celeste intercessione. La colletta del MR 2002 esplicita meglio lo specifico del santo, che è stato “un teologo insigne dell’incarnazione del Verbo”. Il discorso sull’Incarnazione proposto dall’Ufficio delle letture della Liturgia delle ore, tratta il tema della dignità dell’uomo: “Dio ha stampato in te la sua immagine, perché l’immagine visibile rendesse presente al mondo il creatore invisibile”. Anche la supplica della colletta è più ricca nel MR 2002: si chiede che noi possiamo “meditare nel cuore ed esprimere con le opere il mistero di salvezza”. Il Crisologo, nel sermone 103, commenta la coerenza di vita con i misteri meditati con queste parole: “Che dire se per la gioia del Natale, il povero piange, il prigioniero geme, il rifugiato si lamenta, il deportato singhiozza? Il giudeo ha sempre onorato le feste celesti per mezzo di contributi; il cristiano a cosa pensa se non le onora neppure con un centesimo dei suoi beni? […]”




lunedì 22 ottobre 2018

San Giovanni da Capestrano (23 ottobre)





Giovanni è nato a Capestrano (vicino all’Aquila) nel 1386. Da giovane esercitò l’arte forense e si diede anche alla politica. Dopo una breve esperienza di prigionia, nel 1416 abbracciò l’ideale francescano. Fu un incessante predicatore in Terra Santa e in diverse parti di Europa. Animò la resistenza della città di Belgrado, assediata dai Turchi. Morì a Ilok (Austria) il 23 ottobre 1456. Nel Messale Romano 1962, la memoria del santo si celebra in una data arbitraria (28 marzo); nel Messale Romano 2002, è ricordato nel giorno della sua morte (23 ottobre).

Colletta del MR 1962:

Deus, qui beatum Ioannem fideles tuos in virtute sanctissimi nominis Iesu de Crucis inimicis triumphare fecisti: praesta, qaesumus; ut spiritualium hostium, eius intercessione, superatis insidiis, coronam iustitiae a te accipere mereamur.

“O Dio, che per mezzo di san Giovanni, in virtù del santissimo nome di Gesù, hai fatto trionfare i tuoi fedeli sui nemici della croce, concedi a noi che, superate per la sua intercessione le insidie dei nemici spirituali, meritiamo di ricevere da te la corona dei giusti”.

Colletta del MR 2002:

Deus, qui, ad populum fidelem in angustiis confortandum, beatum Ioannem suscitasti, praesta, quaesumus, ut nos in tua protectionis securitate constituas, et Ecclesiam tuam perpetua pace custodias.

“O Dio, che hai scelto san Giovanni da Capestrano per rincuorare il popolo cristiano nell’ora della prova, custodisci la tua Chiesa nella pace, e donale sempre il conforto della tua protezione”.
La colletta del MR 2002 non fa riferimento esplicito alla predicazione di Giovanni nella crociata vittoriosa contro i Turchi, come invece fa il MR 1962 quando parla dei “nemici della Croce”. Il Messale di Paolo VI ha recepito la dottrina della Dichiarazione sulle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane, dove si afferma, tra l’altro, che “la Chiesa guarda con stima anche i musulmani che adorano l’unico Dio…” (Nostra aetate, n. 3). Nella nuova colletta si chiede “che Dio custodisca la sua Chiesa nella pace…” Giovanni fu consigliere di papi che lo scelsero come legato in missioni varie di pace.

domenica 23 settembre 2018

Santi Cosma e Damiano, martiri (26 settembre)




I santi martiri Cosma e Damiano nel Missale Romanum 1962 sono celebrati il 27 settembre; invece nel Missale Romanum 2002 sono celebrati con memoria facoltativa il 26 settembre, data probabile della dedicazione della basilica che a Roma porta il loro nome, edificata da Felice IV (525-530) nel Foro di Vespasiano. In quest’ultimo Messale, poi, il 27 settembre è occupato dalla memoria obbligatoria di san Vincenzo de’ Paoli, morto appunto a Parigi in questa data. Secondo un’antica tradizione, Cosma e Damiano erano fratelli gemelli e medici “anargiri” (gratuiti), che subirono il martirio a Ciro (Kyros) in Siria e il loro culto si diffuse in tutta la Chiesa fin dal secolo V; di loro si fa memoria nel canone romano. La maggior parte delle notizie su questi santi sono per lo più leggendarie. 

Colletta del MR 1962:

Praesta, quaesumus, omnipotens Deus: ut, qui sanctorum Martyrum tuorum Cosmae et Damiani natalicia colimus, a cunctis malis imminentibus, eorum intercessionibus, liberemur.

“Concedi, o Dio onnipotente, che celebrando la nascita al cielo dei tuoi santi martiri Cosma e Damiano, per la loro intercessione siamo liberati da tutti i mali che ci minacciano”.

Colletta del MR 2002:

Magnificet te, Domine, sanctorum tuorum Cosmae et Damiani veneranda memoria, quia et illis gloriam sempiternam, et opem nobis ineffabili providentia contulisti.

“Ti glorifichi la Chiesa, Signore, nel santo ricordo dei martiri Cosma e Damiano; tu che hai dato loro la corona della gloria, nella tua provvidenza concedi a noi il conforto della loro protezione”.

Le collette dei due Messali, pur essendo diverse, tutte e due fanno riferimento al conforto o liberazione dei mali (imminenti) che speriamo di ottenere per intercessione dei santi martiri Cosma e Damiano. La colletta del MR 2002 la si trova tale quale nel MR 1962 nel formulario di Messa della Feria V della settimana III di Quaresima, la cui statio è appunto “ad Ss. Cosmam et Damianum”. E’ un testo che proviene dall’antico Sacramentario Gelasiano (secolo VIII circa).


lunedì 27 agosto 2018

SANT’AGOSTINO, VESCOVO E DOTTORE DELLA CHIESA (28 agosto)




Agostino nacque a Tagaste nel 354 e morì ad Ippona il 28 agosto 430. I due Messali Romani, quello del 1962 e quello del 2002, ne fanno memoria nel “dies natalis” del santo. A 19 anni, Agostino abbracciò il Manicheismo, di cui, insieme al suo amico Onorato, divenne uno dei massimi esponenti. Essendo torturato dal problema dell’origine del male, nell’attesa di risolverlo, diede credito all’esistenza di un conflitto tra due principi. Nel 375, lesse l’Hortensius di Cicerone, libro che contiene una vibrante esortazione alla ricerca della Sapienza. Nelle Confessioni, scritte 25 anni dopo, dirà che questa lettura cambiò la sua vita. A Milano, colpito dalla grazia, si convertì e fu battezzato da sant’Ambrogio nella Veglia pasquale del 387. Ritornato in patria, condivise la vita monastica con un’intensa attività pastorale come vescovo d’Ippona e come scrittore.

Colletta del MR 1962:

Adesto supplicationibus nostris, omnipotens Deus: et, quibus fiduciam sperandae pietatis indulges, intercedente beato Augustino Confessore tuo atque Pontifice, consuetae misericordiae tribue benigus effectum.

“Ascolta le nostre suppliche, o Dio onnipotente, e poiché ci concedi la fiduciosa speranza del perdono, per intercessione del tuo confessore e vescovo sant’Agostino, accordaci il consueto effetto della tua misericordia”.

Colletta del MR 2002:

Innova, quaesumus, Domine, in Ecclesia tua spiritum, quo beatum Augustinum episcopum imbuisti, ut, eodem nos repleti, te solum verae fontem sapientiae sitiamus, et superni amoris quaeramus auctorem.

“Suscita sempre nella tua Chiesa, Signore, lo spirito che animò il tuo vescovo Agostino, perché anche noi, assetati della vera sapienza, non ci stanchiamo di cercare te, fonte viva dell’eterno amore”.

La supplica “quibus fiduciam sperandae pietatis indulges […] consuetae misericordiae tribue benignus effectum” del MR 1962 si trova nelle fonti liturgiche romane, a partire dal Sacramentario Gregoriano, riferita anche ad altri santi. La nuova colletta del MR 2002 è costruita sul tema agostiniano della ricerca della sapienza. L’amore per la sapienza, destatosi nell’animo di Agostino ventenne con la lettura dell’Hortensius di Cicerone, è il filo conduttore del suo lungo vagare lontano da Dio e del suo ritorno a Dio, anzi la ragione di tutta la sua vita. Agostino ha scritto sull’amore della sapienza pagine piene di commozione e di poesia; la sapienza racchiude tutti i beni cui l’anima avidamente aspira: la libertà, la bellezza, la beatitudine, l’immortalità.


mercoledì 23 agosto 2017

San Giuseppe di Calasanzio, prete (25 agosto)



Giuseppe Calasanzio nacque a Peralta de la Sal, Aragona settentrionale, nell’anno 1557, ed è morto a Roma il 25 agosto 1648. E’ stato ordinato sacerdote a ventotto anni. Dopo un tentativo di vita eremitica, si recò a Roma con l’incarico di teologo del cardinale Marco Aurelio Colonna. Colpito dalla ignoranza e dall'abbandono, in cui vivevano i ragazzi di Trastevere, aprì nella parrocchia di santa Dorotea la prima scuola gratuita. Non tardò a incontrare collaboratori e fondò la Congregazione dei Chierici Regolari delle Scuole Pie. In seguito, dopo diverse vicende, la Congregazione si trasformò in Ordine dei Chierici Regolari dei Poveri della Madre di Dio e delle Scuole Pie (Scolopi). Il Messale Romano 1962 venera il santo educatore il 27 agosto; il Messale Romano 2002 ne fa memoria nel suo “dies natalis”, il 25 agosto.

Colletta del MR 1962:
Deus, qui per sanctum Iosephum Confessorem tuum, ad erudiendam spiritu intelligentiae ac pietatis iuventutem, novum Ecclesiae tuae subsidium providere dignatus es: praesta, quaesumus; nos eius exemplo et intercessione, ita facere et docere, ut praemia consequamur aeterna.

Colletta del MR 2002:
Deus, qui beatum Iosephum presbyterum tanta caritate et patientia decorasti, ut pueris erudiendis omnique virtute exornandis constanter incumberet, concede, quaesumus, ut, quem sapientiae praeceptorem colimus, veritatis cooperatorem iugiter imitemur.

“O Dio, che hai dato al tuo sacerdote san Giuseppe Calasanzio doni straordinari di carità e di pazienza per consacrare la sua vita all’insegnamento e all’educazione dei giovani, concedi a noi, che lo veneriamo maestro di sapienza, di essere come lui cooperatori della tua verità”.


La nuova colletta del MR 2002 è costruita con parole tratte dalle pagine degli “Scritti” di san Giuseppe Calasanzio sull’educazione dei fanciulli, riportate dall’Ufficio delle letture. Infatti il santo dice che “la missione educatrice richiede molta carità, pazienza a tutta prova”, e più avanti afferma che l’educatore si sente, tra l’altro, scelto da Dio “come cooperatore della verità”. Carità e pazienza le dimostrò il santo in modo particolare anche di fronte alle invidie e calunnie quando finì per essere destituito dall’incarico  di superiore generale del suo Ordine.

domenica 30 luglio 2017

Sant’Eusebio di Vercelli, Vescovo (2 agosto)



Sant’Eusebio, nativo della Sardegna (anno 300 circa), fu il primo vescovo di Vercelli (anno 345 circa), dove morì il 1 agosto del 371. Promosse e testimoniò la fede nicena nella divinità di Cristo, per cui fu perseguitato dagli Ariani e dovette sopportare anche l’esilio (355-361). Dal 1602, il calendario romano lo festeggiava al 15 dicembre, giorno della sua ordinazione episcopale, data che passò poi al giorno 16, a motivo dell’ottava dell’Immacolata Concezione approvata da Innocenzo XII (1693), data in cui è celebrato ancora nel Missale Romanum 1962. Nel Missale Romanum 2002 la sua memoria si trova nel giorno immediatamente libero che segue a quello della sua morte (2 agosto). Notiamo ancora che nel MR 1962 è considerato martire: che il santo sia morto martire (lapidato dagli Ariani) è oggi considerato una leggenda.

Colletta del MR 1962:
Deus, qui nos beati Eusebii Martyris tui atque Pontificis annua solemnitate laetificas: concede propitius; ut, cuius natalicia colimus, de eiusdem etiam protectione gaudeamus.

Colletta del MR 2002:
Fac nos, Domine Deus, in asserenda Filii tui divinitate, beati [sancti nel MR 1970] Eusebii episcopi constantiam imitari, ut, fidem servantes quam ipse docuit, eiusdem Filii tui vitae participes esse mereamur.

“Dio onnipotente, concedi ai tuoi fedeli di imitare la fortezza del vescovo sant’Eusebio, assertore intrepido della divinità del Cristo, perché nella ferma adesione alla fede, di cui egli fu maestro e testimone, possiamo entrare in comunione di vita con il nostro Signore Gesù Cristo tuo Figlio”.

La colletta del MR del 1962 chiede soltanto la protezione del santo senza nulla dire di specifico su di lui; è un testo generico che può essere applicato a qualsiasi santo vescovo e martire. La colletta del MR 2002 mette invece in luce la caratteristica più rilevante di questo vescovo come assertore intrepido della divinità di Cristo. Il cambiamento di “sancti” (MR 1970) in “beati” è un semplice adeguamento alla terminologia adoperata generalmente dal Messale Romano.


domenica 19 febbraio 2017

Memoria di san Policarpo, Vescovo e Martire (23 febbraio)


 

La memoria di San Policarpo (69 circa -155) nel Messale Romano del 1962 si celebra il 26 gennaio, invece nel Messale Romano del 2002 è stata assegnata al 23 febbraio, giorno del martirio di Policarpo. Il culto del santo in Occidente si era diffuso, celebrato il 26 gennaio, per un errore di omonimia  con un tale Policarpo di Nicea, di cui sono molto incerte le notizie. La Chiesa orientale ha invece commemorato sempre san Policarpo di Smirne il 23 febbraio. Policarpo è stato discepolo dell’apostolo san Giovanni. Il resoconto del suo martirio è il più antico documento che testimonia il culto dei martiri. Si tratta di una lettera della Chiesa di Dio che dimora a Smirne alla Chiesa di Dio che è a Filomelio e a tutte le comunità della santa Chiesa cattolica di ogni luogo sul martirio del vescovo Policarpo.

Colletta del MR 1962:

Deus, qui nos beati Polycarpi Martyris tui atque Pontificis annua solemnitate laetificas: concede propitius; ut, cuius natalicia colimus, de eiusdem etiam protectione gaudeamus.

Colletta del MR 2002:

Deus, universae creaturae, qui beatum Polycarpum episcopum in numerum martyrum dignatus es aggregare, eius nobis intercessione concede, ut cum illo partem calicis Christi capientes, per Spiritum Sanctum in vitam resurgamus aeternam.

“O Dio, Signore e Padre di tutti gli uomini, che hai unito alla schiera dei martiri il vescovo san Policarpo, concedi anche a noi per sua intercessione di bere al calice della passione del Cristo e di comunicare alla gloria della risurrezione”.

L’espressione “per Spiritum Sanctum” non si trova nell’edizione tipica del MR 1970. Perciò la versione italiana non l’ha ripresa.

La colletta del MR 1962 è generica; si può applicare a qualsiasi vescovo martire: parla di un vescovo martire di cui si chiede la protezione. La colletta del MR 2002 fa invece riferimento puntuale al santo. Il testo è ispirato alla preghiera detta da Policarpo quando andava al martirio, preghiera che si legge nell’Ufficio delle letture della Liturgia delle ore: “… Dio […] io ti benedico perché mi hai stimato degno in questo giorno e in quest’ora di partecipare con tutti i martiri, al calice del tuo Cristo, per la risurrezione dell’anima e del corpo nella vita eterna, nell’incorruttibilità per mezzo dello Spirito Santo …” Si noti la menzione dello Spirito Santo, che è stata opportunamente introdotta nel testo dell’edizione tipica del MR 2002.

domenica 29 gennaio 2017

Memoria di sant’Agata, Vergine e Martire (5 febbraio)




Agata subì il martirio a Catania, probabilmente sotto l’imperatore Decio (251). Nel canone romano il suo nome è associato a quello di santa Lucia. L’antico Martirologio geronimiano (secolo V) colloca la sua “deposizione” al 5 febbraio, data in cui la memoria della santa è stata sempre celebrata nella liturgia romana. Il  papa san Simmaco (498-514) introdusse il culto della santa a Roma. E nel secolo VI sant’Agata era venerata sia in Occidente che in Oriente. 

Colletta del MR 1962:

Deus, qui inter cetera potentiae tuae miracula etiam in sexu fragili victoriam martyrii contulisti: concede propitius; ut, qui beatae Agathae Virginis et Martyris tuae natalicia colimus, per eius ad te exempla gradiamur.

Colletta del MR 2002:

Indulgentiam nobis, quaesumus, Domine, beata Agatha virgo et martyr imploret, quae tibi grata semper exstitit et virtute martyrii et merito castitatis.

“Donaci, Signore, la tua misericordia, per intercessione di sant’Agata, che risplende nella Chiesa per la gloria della verginità e del martirio”.

La colletta del Messale Romano del 1962 fa un generico riferimento all’imitazione degli esempi della santa. La colletta del Messale Romano del 2002 è presa con qualche leggera variante redazionale dal Sacramentario Gregoriano Adrianeo, n. 131: “Indulgentiam nobis, domine, beata agathe martyr imploret, quae tibi semper existit et merito castitatis et tuae professione virtutis”. Notiamo che la traduzione italiana non distingue tra la “virtus” del martirio e il “merito” della castità del testo latino del Messale, forse perché sia il martirio che la castità pur essendo anzitutto doni della potenza della grazia di Dio sono anche merito della creatura umana. Altre traduzioni, come quella spagnola, conservano l'espressione del testo latino: "...por la fortaleza che mostrò en su martirio y por el mérito de su castidad". Giustamente, poi, il MR 2002, come la prima edizione del 1970, ha cancellato il riferimento al sesso fragile (“sexu fragili”) del MR 1962; si tratta di una espressione che non corrisponde all’attuale visione che si ha della donna. 

domenica 18 dicembre 2016

San Pietro Canisio, sacerdote e dottore della Chiesa (21 dicembre)


 
 
Pietro Canisio [Kanijs] (Nimega, 1521 – Friburgo, Svizzera, 21 dicembre 1597), studiò a Colonia e a Lovanio, a 22 anni entrò nella Compagnia di Gesù, diventando l’ottavo membro – e il primo tedesco – dell’ordine dei gesuiti fondato pochi anni prima. Partecipò come teologo al concilio di Trento, e quindi appartiene alla prima generazione di riformatori tridentini. Come altri controvertisti postridentini, è stato chiamato “il martello degli eretici”. Il Messale Romano 1962 lo ricorda il 27 aprile; il Messale Romano 2002 ne fa memoria il 21 dicembre, giorno della sua morte. 

 

Colleta del MR 1962:

Deus, qui ad tuendam catholicam fidem beatum Petrum Confessorem tuum virtute et doctrina roborasti: concede propitious; ut, eius exemplis et monitis, errantes ad salutem resipiscant, et fideles in veritatis confessione perseverant.

 

Colletta del MR 2002:

Deus, qui ad tuendam catholicam fidem virtute et doctrina beatum Petrum presbyterum roborasti, eius intercession concede, ut, qui veritatem quaerunt, te Deum gaudenter inveniant, et in tua confessione populous credentium perseveret.

 

“O Dio, che hai suscitato in mezzo al tuo popolo san Pietro Canisio, sacerdote pieno di carità e di sapienza, per confermare i fedeli nella dottrina cattolica, concedi a quanti cercano la verità, la gioia di trovarti e a coloro che credono, la perseveranza nella fede”.

 

La prima parte delle due collette ricorda che san Pietro Canisio è stato pieno di carità (virtus) e di sapienza. Nella supplica, invece, le due collette si esprimono con una variante significativa: nel MR 1962 si chiede che coloro che sono nell’errore, ricuperino la salvezza; nel MR 2002 si chiede invece che quanti cercano la verità, abbiano la gioia di trovare Dio. C’è quindi un cambiamento di mentalità nei confronti dell’errante, sulla scia del Vaticano II che nella Dichiarazione sulla libertà religiosa Dignitatis humanae (n. 11) afferma: “Dio chiama certamente gli uomini a servirlo in spirito e verità, perciò essi sono vincolati in coscienza, ma non sono coartati. Egli, infatti, ha riguardo della dignità della persona umana da lui creata, che deve essere guidata da decisione personale e godere di libertà”.

 

lunedì 14 novembre 2016

Sant’Alberto Magno, Vescovo e Dottore della Chiesa (15 novembre)


 

Alberto nacque a Baviera nel 1206. A 16 anni si recò a Bologna, dove diventerà domenicano. E’ stato filosofo e teologo, assiduo ricercatore del rapporto tra scienza e fede. Insegnò in diversi centri della Germania, e infine a Parigi, dove ebbe come discepolo san Tommaso d’Aquino. Ordinato vescovo di Ratisbona (1260), fu promotore di pace nella vita civica e sociale, ma dopo due anni diede le dimissioni e ritornò ai suoi prediletti studi. Morì a Colonia il 15 novembre del 1280. Sia nel Messale Romano 1962 che nel Messale Romano 2002, è celebrato nel suo dies natalis.

 

Colletta del MR 1962:

Deus, qui beatum Albertum, Pontificem tuum atque Doctorem, in humana sapientia divinae fidei subicienda magnum effecisti: da nobis, quaesumus; ita eius magisterii inhaerere vestigiis, ut luce perfecta fruamur in caelis.

 

Colletta del MR 2002:

Deus, qui beatum Albertum episcopum in humana sapientia cum divina fide componenda magnum effecisti, da nobis, quaesumus, ita eius magisterii inhaerere doctrinis, ut per scientiarum progressus ad profundiorem tui cognitionem et amorem perveniamus.

 

“O Dio, che hai reso grande il vescovo sant’Alberto nel ricercare l’armonia tra la sapienza umana e la verità rivelata, fa’ che illuminati dal suo insegnamento, attraverso il progresso scientifico possiamo crescere nella tua conoscenza e nel tuo amore”

 

Notiamo che nella colletta del MR 2002 si invoca Dio che ha reso grande sant’Alberto nel ricercare l’armonia tra la sapienza umana e la verità rivelata (…humana sapientia cum divina fide componenda…). Invece, il testo del MR 1962 invoca Dio che ha reso grande sant’Alberto nel “sottomettere” la sapienza umana alla verità rivelata (…humana sapientia divinae fidei subicienda…).  E’ evidente l’influsso che ha avuto il Vaticano II nella riforma del testo: la Costituzione Gaudium et Spes riconosce “la legittima autonomia della cultura e specialmente delle scienze” (n. 59); non si tratta quindi di contrapporre o di sottomettere,  ma di armonizzare

domenica 2 ottobre 2016

San Bruno, monaco (6 ottobre)


 

Bruno nacque a Colonia, nel 1035 circa, ed è morto in una località solitaria della Calabria, detta La Torre, il 6 ottobre del 1101. Senza mai essere stato canonizzato ufficialmente, la sua memoria è entrata nei libri liturgici romani nel 1622. Già maestro di teologia a Reims, e avendo rifiutato l’episcopato di questa prestigiosa diocesi, si ritirò a vita semieremetica e, in seguito, andò a Grenoble dove il vescovo gli assegnò un luogo solitario e ivi diede vita all’Ordine certosino con sei compagni. Dopo un periodo a Roma come consigliere di Urbano II, suo antico discepolo, andò a Calabria e fondò una certosa vicino a Serra (oggi Serra San Bruno) nel luogo La Torre, dove riposa il suo corpo. La memoria di san Bruno si celebra nella stessa data della sua morte sia nel MR 1962 che nel MR 2002.

 

Colletta del MR 1962:

Sancti Brunonis Confessoris tui, quaesumus, Domine, intercessionibus adiuvemur: ut, qui maiestatem tuam graviter delinquendo offendimus, eius meritis et precibus, nostrorum delictorum  veniam consequamur.

 

Colletta del MR 2002:

Deus, qui sanctum Brunonem ad serviendum tibi in solitudine vocasti, eius nobis intercessione concede, ut per huius mundi varietates, tibi iugiter vacemus.

“O Dio, che hai chiamato san Bruno a servirti nel silenzio e nella solitudine, per la sua intercessione e il suo esempio donaci di conservare, nella dispersione della vita quotidiana, una  continua unione con te”.

 

La colletta del MR 1962 si ispira ad una colletta del Commune Confessoris non Pontificis dello stesso Messale e sviluppa il tema dell’intercessione del santo, dei suoi meriti e delle sue preghiere in favore di noi peccatori. La nuova colletta del MR 2002 mette in evidenza il tratto caratteristico di san Bruno, amante del silenzio e della solitudine. La supplica, in cui si chiede per intercessione del santo di conservare la continua unione con Dio, fa riferimento alla Regola certosina che invita a rimanere con se stesso e di fronte a Dio.

 

domenica 25 settembre 2016

Santi Cosma e Damiano, martiri (26 settembre)


 

I santi Cosma e Damiano nel Missale Romanum 1962 sono celebrati il 27 settembre; invece nel Missale Romanum 2002 sono celebrati con memoria facoltativa il 26 settembre, data probabile della dedicazione della basilica che a Roma porta il loro nome, edificata da Felice IV (525-530) nel Foro di Vespasiano. In quest’ultimo Messale, poi, il 27 settembre è occupato dalla memoria obbligatoria di san Vincenzo de’ Paoli, morto appunto a Parigi in questa data. Secondo un’antica tradizione, Cosma e Damiano erano fratelli gemelli e medici “anargiri” (gratuiti), che subirono il martirio a Ciro in Siria e il loro culto si diffuse in tutta la Chiesa fin dal secolo IV; di loro si fa memoria nel canone romano. La maggior parte delle notizie su questi santi sono per lo più leggendarie. 

Colletta del MR 1962:

Praesta, quaesumus, omnipotens Deus: ut, qui sanctorum Martyrum tuorum Cosmae et Damiani natalicia colimus, a cunctis malis imminentibus, eorum intercessionibus, liberemur.

Colletta del MR 2002:

Magnificet te, Domine, sanctorum tuorum Cosmae et Damiani veneranda memoria, quia et illis gloriam sempiternam, et opem nobis ineffabili providentia contulisti.

“Ti glorifichi la Chiesa, Signore, nel santo ricordo dei martiri Cosma e Damiano; tu che hai dato loro la corona della gloria, nella tua provvidenza concedi a noi il conforto della loro protezione”.

Le collette dei due Messali, pur essendo diverse, fanno tutte e due riferimento al conforto o liberazione dei mali (imminenti) che speriamo di ottenere per intercessione dei santi martiri Cosma e Damiano. La colletta del MR 2002 la si trova tale quale nel MR 1962 nel formulario di Messa della Feria V della settimana III di Quaresima, la cui statio è appunto “ad Ss. Cosmam et Damianum”. E’ un testo che proviene dall’antico Sacramentario Gelasiano (secolo VIII circa).

 

sabato 3 settembre 2016

Memoria di san Gregorio Magno, Papa e Dottore della Chiesa (3 settembre)


 
Nel Missale Romanum 1962, si celebra “san Gregorio I, Papa, Confessore e Dottore della Chiesa” il 12 marzo, giorno della sua morte nell’anno 604. Nel Missale Romanum 2002, la memoria di “san Gregorio Magno, Papa e Dottore della Chiesa” è stata fissata al 3 settembre, data della sua ordinazione episcopale e inizio del suo ministero come vescovo di Roma (3 settembre 590). Già nel Medioevo era festeggiata in molte Chiese in questa data per evitare di celebrarla in quaresima. Gregorio, di nobile famiglia, fu prefetto della città di Roma (573-578); morto suo padre, si ritirò al Celio nella dimora del genitore dove condusse vita monastica sotto la Regola benedettina. Ordinato diacono da Benedetto I, Pelagio II lo inviò a Costantinopoli come suo rappresentante. Tornato a Roma, dopo la morte di Pelagio II, fu designato vescovo di Roma dal popolo e dal clero, in un momento particolarmente difficile: la peste infieriva e gli invasori longobardi minacciavano Roma, situazione che lo spinse ad aggiungere nell’Hanc igitur del canone le parole: “dies nostros in tua pace disponas”. Contemplativo, fu anche uomo di azione.

Colletta del MR 1962:

Deus, qui animae famuli tui Gregorii aeternae beatitudinis praemia contulisti: concede propitius; ut, qui peccatorum nostrorum pondere premimur, eius apud te precibus sublevemur.

Colletta del MR 2002:

Deus, qui populis tuis indulgentia consulis et amore dominaris, da spiritum sapientiae, intercedente beato Gregorio papa, quibus dedisti regimen disciplinae, ut de profectu sanctarum ovium fiant gaudia aeterna pastorum.

“O Dio, che guidi il tuo popolo con la soavità e la forza del tuo amore, per intercessione del papa san Gregorio Magno, dona il tuo Spirito di sapienza a coloro che ai posto maestri e guide nella Chiesa, perché il progresso dei fedeli sia gioia eterna dei pastori”.

La colletta del MR 1962, un testo del secolo IX, fa riferimento solo all’intercessione del santo in favore di noi oppressi dal peccato. La colletta del MR 2002 è presa letteralmente dal Sacramentario Gregoriano (Orationes in Natale Papae, n. 824), il libro inviato da papa Adriano I, alla fine del secolo VIII, alla corte carolingia. Il “regimen disciplinae”, di cui parla la colletta, è descritto nella Regula pastoralis, opera gregoriana di grande successo, da vari concili in seguito proposta come modello ai vescovi. Il testo italiano, pur traducendo l’espressione in modo libero (“maestri e guide della Chiesa”), ne rende abbastanza bene il significato.

 

mercoledì 24 agosto 2016

San Giuseppe di Calasanzio, prete (25 agosto)



 
Giuseppe Calasanzio nacque a Peralta de la Sal, Aragona settentrionale (Spagna), nell’anno 1557, ed è morto a Roma il 25 agosto 1648. Dopo un tentativo di vita eremitica, si recò a Roma per certe pratiche con la Santa Sede. Colpito dall’ignoranza e abbandono, in cui vivevano i ragazzi di Trastevere, fondò nella parrocchia di santa Dorotea la prima scuola gratuita. Non tardò a incontrare collaboratori e fondò la Congregazione dei Chierici Regolari delle Scuole Pie. In seguito, dopo diverse vicende, la Congregazione si trasformò in Ordine dei Chierici Regolari dei Poveri della Madre di Dio e delle Scuole Pie (Scolopi). Il MR 1962 venera il santo educatore il 27 agosto, il MR 2002 ne fa memoria nel suo “dies natalis”.
 

Colletta del MR 1962:

Deus, qui per sanctum Iosephum Confessorem tuum, ad erudiendam spiritu intelligentiae ac pietatis iuventutem, novum Ecclesiae tuae subsidium providere dignatus es: praesta, quaesumus; nos eius exemplo et intercessione, ita facere et docere, ut praemia consequamur aeterna.

 

Colletta del MR 2002:

Deus, qui beatum Iosephum presbyterum tanta caritate et patientia decorasti, ut pueris erudiendis omnique virtute exornandis constanter incumberet, concede, quaesumus, ut, quem sapientiae praeceptorem colimus, veritatis cooperatorem iugiter imitemur.

 

“O Dio, che hai dato al tuo sacerdote san Giuseppe Calasanzio doni straordinari di carità e di pazienza per consacrare la sua vita all’insegnamento e all’educazione dei giovani, concedi a noi, che lo veneriamo maestro di sapienza, di essere come lui cooperatori della tua verità”.

 

La nuova colletta del MR 2002 è costruita con parole tratte dalle pagine degli “Scritti” di san Giuseppe Calasanzio sull’educazione dei fanciulli, riportate dall’Ufficio delle letture. Infatti il santo dice che “la missione educatrice richiede molta carità, pazienza a tutta prova”, e più avanti afferma che l’educatore si sente, tra l’altro, scelto da Dio “come cooperatore della verità”. Carità e pazienza le dimostrò il santo in modo particolare anche di fronte alle invidie e calunnie quando finì per essere destituito dall’incarico  di superiore generale del suo Ordine.