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domenica 13 luglio 2025

UN “MONASTERO DEI NON CREDENTI”?

 



 

Devo riconoscere che l’esistenza di luoghi che richiamino la trascendenza, in un mondo così preso dalle questioni del quotidiano e dalla corsa al successo che si misura in quantità di moneta, è di stimolo e di richiamo a questa dimensione dimenticata.

Tale convinzione ha una lunga storia. E forse il segno più esplicito di questo bisogno si lega all’idea di un “monastero dei non credenti”, un luogo di “fuga”, o meglio di “rifugio” temporaneo, lontano dal mondo in cui dedicarsi alla ricerca di Dio partendo da se stessi, dalla propria interiorità, dai segni, dall’impronta che il Creatore deve aver lasciato da qualche parte nella mente umana.

Il mondo terreno è oggi ricco di attrazioni e ha un grande fascino. Si aggiunga la tecnologia che crea ambienti digitali e community attraenti come i social network.

Richiami a Dio e al cielo sono quindi utili, anche se dovrebbero limitarsi a luoghi di totale libertà, di libera ricerca, senza imposizioni, privi di richiami che finirebbero per rappresentare altre distrazioni.

Il “monastero dei non credenti” ha ancora per me un grande fascino. Anche perché in questo monastero si può scoprire di essere credenti. Un luogo dove fare esperienza di Dio. E basta. Lo si può incontrare dappertutto, ma è più facile qui che in un pub di Londra.

 

Fonte: Vittorino Andreoli, Preghiera del non credente, TS, Milano 2025, pp. 8-86.    

 

domenica 16 luglio 2023

IL VINO E MAOMETTO

 



 

Se adesso il vino segna una frontiera fra i due Mediterranei, quello ebraico- cristiano e quello musulmano, in origine non era così. Tant’è che i protagonisti delle Mille e una notte, la celebre raccolta di fiabe mediorientali del X secolo, brindano spesso e volentieri con il nettare fermentato dell'uva e di altri frutti. Perché, in realtà, nelle sure meccane, quelle che precedono l’Egira, cioè il trasferimento di Maometto dalla Mecca a Medina, che nel 622 d.C. dà inizio all’era musulmana, non c'è traccia della proibizione del vino. La sedicesima sura, detta An-Nahl (“Le api”), dice addirittura: “Pure dai frutti dei palmeti e delle vigne ricavate bevanda inebriante e cibo eccellente”.

Molte interdizioni compaiono invece nelle sure medinesi, quando l'Islam diventa religione di Stato, caricandosi di valenze politiche e identitarie. “In verità col vino e il gioco d'azzardo, - dice la quinta sura, - Satana vuole seminare inimicizia e odio tra di voi e allontanarvi dal ricordo di Allah”. Ma i musulmani del tempo non interpretano questa rivelazione come un vero e proprio divieto. Così capita di frequente che fedeli ubriachi assistano ai riti religiosi diventando molesti. Per evitare queste pericolose derive dell'ebbrezza Maometto dà un giro di vite con una ulteriore rivelazione. “Oh voi che credete, non accingetevi alla preghiera in stato di ebbrezza, ma attendete di poter sapere quello che dite” (Cor IV, 43). Ma nemmeno questa volta le persone si danno una regolata. E addirittura, alla piaga dell'alcol si somma quella del gioco d'azzardo. All'epoca i seguaci del Profeta impazziscono per il maysir, la competizione con le frecce che ha anche un tradizionale valore divinatorio. Allora Maometto si vede costretto a usare il pugno di ferro: “Oh voi che credete! In verità il vino, il gioco d'azzardo, le pietre idolatriche, le frecce divinatorie, sono sozzure, opere di Satana; evitatele, così che per avventura possiate prosperare” (Ibid. V, 90). È allora che la rinuncia al vino diventa un comportamento che fa la differenza tra i credenti della Mezzaluna e tutti gli altri popoli.

Tutte le scuole coraniche del tempo e quelle che si sono susseguite convengono che con la quinta sura il Profeta abbia vietato senza appello il vino. Ma di quale vino si tratta? Molto probabilmente non quello d’uva, ma quello prodotto dalle classi popolari attraverso la fermentazione di diversi tipi di datteri. A quel tempo si producono ben cinque tipologie di vino. Con uva, datteri, miele, farina di grano e orzo. Insomma, la scure maomettana finisce per cadere anche sul semplice succo d'uva non fermentato e in particolare sugli alcolici senza eccezione. E i musulmani più rigorosi non si azzardano nemmeno a toccare le bottiglie che contengono le bevande di Satana. E tantomeno sono disposti a servirle ad altri. Perché l'impurità di queste sostanze è simbolica prima ancora che materiale. Ma anche nelle religioni esiste il lieto fine. Infatti, nella quarantasettesima sura Muhammad ci dice che dopo la morte il buon musulmano verrà premiato con il “vino paradisiaco”. Per dissetarsi, infatti, il defunto avrà a disposizione liquidi in abbondanza: “Vi saranno fiumi d'acqua incorruttibile, e fiumi di latte dal gusto immutabile, e fiumi di vino delizioso per chi beve, e fiumi di miele purissimo” (Ibid. XLVII, 15).

 

Fonte: Elisabetta Moro – Marino Niola, Mangiare come Dio comanda (Vele 213), Giulio Einaudi editore, Torino 2023, pp. 110-112.

 

domenica 12 marzo 2023

LA SIMBOLOGIA DEL NUMERO 3

 



 

Gianfranco Ravasi, Tre. Divina aritmetica (Storie di numeri), il Mulino, Bologna 2023, 175 pagine (€ 13,00).

 

Tre Cantiche della Divina Commedia, tre Grazie, tre Parche, tre volte Sanctus è Dio nel canone della messa; ma sono tre anche gli atti di un’opera lirica e i movimenti di un concerto; senza dimenticare le trilogie amicali della letteratura, come i moschettieri di Dumas o gli uomini in barca di Jerome. Tre è la cifra che ci riporta subito alla Trinità cristiana, ma che è norma regolatrice di perfezione per tante altre realtà. Una presenza ubiqua, una vera e propria ossessione ternaria dove anche il sapere popolare ci ricorda che “non c’è due senza tre”. Addentriamoci dunque nella sala di quell’ideale castello che reca sull’architrave il numero tre, passando attraverso la musica, le triadi bibliche e classiche, naturali e scientifiche, poetiche, letterarie e sacre. Alla scoperta di un numero che trascende la semplice aritmetica.

(risvolto del libro)

 

Premessa.

I. I tre, molto più di un numero.

II. Le triadi naturali.

III. La triade antropologica.

IV. Le triadi letterarie.

V. Triadi sacre.

VI. Triadi bibliche.

VII. La trinità.

Concludendo.

Nota bibliogafica.