Un presidente agisce in modo disturbante quando
non rispetta nella sua natura profonda il rito in cui è chiamato a presiedere.
Non è infatti il presidente che inventa il rito o ne determina il senso; il
rito precede il presidente e gli assegna il compito proprio. La serietà di
questa affermazione è connessa con il fatto che nel rito, nella forma pratica che
gli è propria, la Chiesa viene disposta a “stare davanti a Dio” ed è associata
dallo Spirito all’azione di Cristo nell’invocarlo e nel rendergli lode (cfr. SC
7). Perciò chi presiede un rito non ne è “padrone”, ma è chiamato a svolgere un
servizio perché ciò accada. Il “soggetto regolatore” di questa pratica rituale
è la Chiesa: essa discerne e trasmette -vero atto di tradizione ecclesiale - il
modo di vivere nella forma rituale questa particolare relazione con Dio, in
fedeltà alla rivelazione di Gesù Cristo. Oggi questo compito della Chiesa ha la
sua manifestazione autorevole nei libri liturgici promulgati. Posiamo quindi
ritenere che l’infrazione per eccesso o per difetto dell’ordine rituale previsto
dalla Chiesa costituisca potenzialmente un elemento di disturbo perché
interferisce sul modo proprio della Chiesa di “stare” davanti a Dio.
Fonte: Luigi Gerardi, “La presidenza invadente”, in
Loris Della Pietra (a cura di), La liturgia manomessa (“Caro salutis
cardo”. Contributi 39), Edizioni Liturgiche, Roma – Abbazia di Santa Giustina,
Padova 2024, pp. 133-134.