Sir
24,1-4.12-16; Sal 247; Ef 1,3-6.15-18; Gv 1,1-18
In questa seconda domenica di Natale, ci viene
riproposto il sublime testo del prologo del Vangelo di san Giovanni, che
abbiamo già ascoltato nella messa del giorno di Natale. È un testo che ci
invita a guardare la nostra storia con gli occhi di Dio. Lasciando quindi in
disparte il pensiero delle vicende quotidiane che ci preoccupano e talvolta ci
opprimono, inoltriamoci in questa storia sublime e affascinante. È la storia
dell’incontro tra Dio e l’uomo, tra Dio e ciascuno di noi. Ecco perché
all’inizio di tutto c’è la Parola, che esiste da sempre vicina al Padre.
È una Parola che strappa il silenzio del nulla e
chiama all’esistenza. Solo una parola di amore può fare una cosa simile.
Infatti, Dio ama l’umanità di un amore tanto smisurato da sembrare folle. Dio,
pur bastando a se stesso e non avendo quindi bisogno di nulla e di nessuno, non
vuole restare nella sua perfetta solitudine. Dio trabocca d’amore perché è
comunione d’amore (ce lo ricorda lo stesso san Giovanni nella sua prima
Lettera). Perciò Dio crea perché vuole farci partecipi della sua gioia.
È una Parola che offre un’alleanza, una Parola che
ci mostra un Dio disposto a legarsi alla nostra umanità per sempre. E per
questo ci traccia la strada della felicità, perché sfuggiamo alle insidie del
male. È una Parola che non si lascia sconfiggere dalla cattiveria e
dall’ingratitudine di noi esseri umani e per questo non si stanca di
annunciare, con la voce dei profeti, un progetto sublime che sorpassa qualsiasi
immaginazione.
Questa Parola si è fatta carne, è diventata una
creatura umana, come noi, uomo legato alla terra, debole e caduco, come siamo
noi. Non c’è altro modo per rivelare l’Amore se non condividendo fino in fondo
la nostra condizione, assumendone la relatività e la impermanenza. Non c’era
altra strada per strapparci alla grettezza dell’egoismo, alla durezza del
cuore, alla prigionia del peccato. Questa Parola si è fatta carne e ha corso
tutti i rischi che comporta una simile scelta: anche quello di essere ignorata,
rifiutata, calpestata, condannata… Sì, anche il rischio di essere fatta tacere
per sempre, con la morte. Però questa storia non è segnata solo dal rifiuto, è
segnata anche dall’accoglienza.
Questa Parola fatta carne è stata offerta alla
nostra libertà. Possiamo accoglierla o allontanarla, farle posto o cacciarla,
ascoltarla o tapparci le orecchie. Se l’accogliamo, se le apriamo il cuore e la
mente, se la facciamo scendere nel profondo della nostra esistenza, riceviamo
qualcosa di inaudito, che ci trasfigura per sempre. Diventiamo figli di Dio,
l’oggetto della sua tenerezza, un raggio della sua luce, un frammento della sua
bellezza. Gesù è venuto proprio per questo. È questo il mistero che celebriamo
nel Natale.
