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venerdì 2 gennaio 2026

II DOMENICA DOPO NATALE – 04.01.2026

 



 

Sir 24,1-4.12-16; Sal 247; Ef 1,3-6.15-18; Gv 1,1-18

 

 

In questa seconda domenica di Natale, ci viene riproposto il sublime testo del prologo del Vangelo di san Giovanni, che abbiamo già ascoltato nella messa del giorno di Natale. È un testo che ci invita a guardare la nostra storia con gli occhi di Dio. Lasciando quindi in disparte il pensiero delle vicende quotidiane che ci preoccupano e talvolta ci opprimono, inoltriamoci in questa storia sublime e affascinante. È la storia dell’incontro tra Dio e l’uomo, tra Dio e ciascuno di noi. Ecco perché all’inizio di tutto c’è la Parola, che esiste da sempre vicina al Padre.

 

È una Parola che strappa il silenzio del nulla e chiama all’esistenza. Solo una parola di amore può fare una cosa simile. Infatti, Dio ama l’umanità di un amore tanto smisurato da sembrare folle. Dio, pur bastando a se stesso e non avendo quindi bisogno di nulla e di nessuno, non vuole restare nella sua perfetta solitudine. Dio trabocca d’amore perché è comunione d’amore (ce lo ricorda lo stesso san Giovanni nella sua prima Lettera). Perciò Dio crea perché vuole farci partecipi della sua gioia.

 

È una Parola che offre un’alleanza, una Parola che ci mostra un Dio disposto a legarsi alla nostra umanità per sempre. E per questo ci traccia la strada della felicità, perché sfuggiamo alle insidie del male. È una Parola che non si lascia sconfiggere dalla cattiveria e dall’ingratitudine di noi esseri umani e per questo non si stanca di annunciare, con la voce dei profeti, un progetto sublime che sorpassa qualsiasi immaginazione.

 

Questa Parola si è fatta carne, è diventata una creatura umana, come noi, uomo legato alla terra, debole e caduco, come siamo noi. Non c’è altro modo per rivelare l’Amore se non condividendo fino in fondo la nostra condizione, assumendone la relatività e la impermanenza. Non c’era altra strada per strapparci alla grettezza dell’egoismo, alla durezza del cuore, alla prigionia del peccato. Questa Parola si è fatta carne e ha corso tutti i rischi che comporta una simile scelta: anche quello di essere ignorata, rifiutata, calpestata, condannata… Sì, anche il rischio di essere fatta tacere per sempre, con la morte. Però questa storia non è segnata solo dal rifiuto, è segnata anche dall’accoglienza.

 

Questa Parola fatta carne è stata offerta alla nostra libertà. Possiamo accoglierla o allontanarla, farle posto o cacciarla, ascoltarla o tapparci le orecchie. Se l’accogliamo, se le apriamo il cuore e la mente, se la facciamo scendere nel profondo della nostra esistenza, riceviamo qualcosa di inaudito, che ci trasfigura per sempre. Diventiamo figli di Dio, l’oggetto della sua tenerezza, un raggio della sua luce, un frammento della sua bellezza. Gesù è venuto proprio per questo. È questo il mistero che celebriamo nel Natale.