Es 3,1-8a.13-15; Sal
102 (103); 1Cor 10,1-6.10-12; Lc 13,1-9
Nelle domeniche III, IV e V di Quaresima il
ciclo di letture bibliche di quest'anno si presenta come una specie di
catechesi sulla conversione o riconciliazione, tema che trova il suo vertice
nella celebrazione della Pasqua, segno supremo della nostra riconciliazione con
il Padre.
Nel mondo ebraico si pensava che colui al quale
le cose della vita andavano bene (salute, denaro, posizione sociale, affetti e
così via) era benedetto da Dio e ovviamente non aveva bisogno di convertirsi. Diversamente,
colui a cui le cose della vita andavano male, era considerato non benedetto da
Dio e, quindi, aveva bisogno di convertirsi. La tentazione di sempre è quella
di applicare uno schema di interpretazione abbastanza rudimentale anche se
immediato: se ti vanno male le cose della tua vita, si tratta di un castigo di
Dio e, naturalmente, meritato per qualche colpa più o meno evidente. Non è
forse un esercizio a cui ci applichiamo anche noi?
Gesù pone fine a questa mentalità: i Galilei
uccisi da Erode e i 18 uccisi dal crollo della torre di Siloe, due fatti di
cronaca di cui parla il Vangelo, non erano più peccatori degli ascoltatori di
Gesù e quindi essi non dovevano pensare di non aver bisogno di conversione
perché non erano stati castigati con la morte come gli altri. L'appello alla
conversione è un appello imprescindibile per tutti. Non cogliere l'appello equivale
a firmare la propria condanna: se non vi convertite, dice Gesù, perirete tutti
allo stesso modo.
In ogni caso la pazienza di Dio, la sua
misericordia sono fuori dubbio come spiega la breve parabola con cui si
conclude il racconto. La parabola parla del fico che non porta frutto e che si
vorrebbe tagliare, ma invece viene risparmiato con la speranza di una
maturazione ulteriore. Con questa parabola Gesù non si propone di indicare i
limiti della misericordia di Dio ma intende affermare con assoluta chiarezza
che egli nella sua bontà accorda a tutti il tempo per accogliere il suo invito
alla conversione. E’ un messaggio di consolazione e un invito a non ritardare
il tempo per portare frutti degni di conversione.
La conversione è uno dei punti nodali della
predicazione di Gesù e quindi un elemento costitutivo e costante dell'esistenza
cristiana. Gesù inizia la sua vita pubblica con queste parole: “Il tempo è
compiuto e il Regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al Vangelo” (Mc
1,15). Possiamo ben dire che l'esistenza cristiana trae origine dalla
conversione e si sviluppa attraverso un continuo cammino di conversione che la
Quaresima esprime in modo simbolico come tempo di preparazione alla Pasqua. Ricordiamo
però che la conversione diventa effettiva solo se la nostra vita cambia, se la
parola di Dio ascoltata e accolta diventa in noi comportamento di vita.
Ciascuno di noi sa quali sono gli aspetti della propria vita che hanno bisogno
di conversione, di cambiamento, o di miglioramento.