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sabato 26 gennaio 2019

DOMENICA III DEL TEMPO ORDINARIO ( C ) – 27 Gennaio 2019



 




Ne 8,2-4a.5-6.8-10; Sal 18 (19); 1Cor 12,12-31°; Lc 1,1-4; 4,14-21



La legge fondamentale dell’alleanza, cioè il Decalogo, nella Bibbia è detta semplicemente “le dieci parole” (Es 34,28; Dt 4,13; 10,4). All’uomo che cerca il perché del mondo, della vita, Dio offre la sua Parola., che è Parola viva, sicura, indirizzo per la nostra esistenza; Parola divenuta persona, uno di noi, Gesù il nostro Salvatore. In Cristo Gesù la legge è stata adempiuta una volta per tutte (cf. Mt 5,17). Perciò per il cristiano l’osservanza della legge si risolve in un rapporto personale d’amore con Cristo.



Nelle tre letture odierne, ritorna ripetutamente il tema della legge/parola di Dio. E’ una legge fatta di precetti, quella presentata da Esdra ai rimpatriati dall’esilio babilonese (prima lettura). E’ una legge interiore, come la vita dentro il corpo, che muove le membra a svolgere ciascuna una missione, quella presentata da san Paolo ai cristiani di Corinto (seconda lettura). E applicando a noi le parole di Gesù pronunciate nella sinagoga di Nazaret (vangelo), questa legge interiore è lo Spirito Santo che è sopra di noi e ci spinge e ci guida ad agire in una maniera liberante, significativa per noi e per gli altri. Le tre letture bibliche ci danno l’idea di una legge/parola, che viene via via interiorizzandosi, fino a diventare uno spirito che si compenetra col nostro spirito secondo le parole di Gesù: “Lo Spirito del Signore è sopra di me”.



Il Catechismo della Chiesa Cattolica (n.108) afferma, citando san Bernardo di Chiaravalle, che “il cristianesimo è la religione della parola di Dio, non di una parola scritta e muta, ma del Verbo incarnato e vivente”. Il Dio della Bibbia, a differenza degli idoli dei pagani, non è un dio muto. E’ un Dio vivente, che parla all’uomo in molteplici modi. E’ soprattutto in Cristo che la parola di Dio prende corpo e si rivolge all’uomo, e da scrittura o semplice parola diventa persona. Tutte le parole della Bibbia ci parlano di Cristo, come profezia o come evento. Ha detto bene il grande Dottore della Scrittura, san Girolamo, che “ignorare le Scritture è ignorare Cristo”. Abbiamo sentito le parole di Gesù nella sinagoga, che dopo aver letto un brano del profeta Isaia, si rivolge ai presenti con questa solenne affermazione: “Oggi è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato”. Con altrettanta chiarezza, Gesù, la sera della sua risurrezione appare agli apostoli e dice: “bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella Legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi” (Lc 24,44). In Cristo tutte le promesse di Dio diventano “sì” (cf. 2Cor 1,20).



Nella parola di Dio che viene proclamata ogni domenica nell’assemblea eucaristica è Cristo stesso che parla a noi, ci si rivela e ci interpella. Egli continua ad annunziare la buona novella della salvezza. Per questo l’ascolto e l’accoglienza della Parola diventa sempre esperienza gioiosa dell’oggi della salvezza. Forse la nostra cultura ha perso un po’ il senso e il valore della parola e, quindi, anche della parola di Dio. Forse anche noi la pensiamo come l’imperatore Marco Aurelio che diceva: “il linguaggio serve per nascondere il pensiero degli uomini”. Non di rado le nostre parole sono parole vuote, finte, incoerenti con la vita. La parola di Gesù invece è, come egli stesso ha detto, “spirito e vita” (Gv 6,63).