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Visualizzazione post con etichetta Movimento liturgico. Mostra tutti i post
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domenica 9 agosto 2020

CHIESA E LITURGIA




PILAR RÍO, Chiesa e Liturgia. Apporti del rinnovamento liturgico all’ecclesiologia del XX secolo (Biblioteca di Iniziazione alla Liturgia 6), EDUSC 2020. 268 pp.

Il rinnovamento dell’ecclesiologia, avvenuto durante la prima metà del XX secolo, deve molto all’apporto offerto dal movimento liturgico, e questo per due motivi principali: il risvolto pastorale della liturgia e una rinnovata visione della Chiesa portata alla luce dalla riflessione dei primi teologi della liturgia, assieme ai movimenti di ritorno alle fonti e ai vari fermenti all’interno del pensiero e della vita ecclesiale. Questo volume si occupa proprio di questo prezioso contributo della liturgia al rinnovamento ecclesiologico, che spesso non è debitamente riconosciuto. Accanto a una presentazione del contesto storico, teologico ed ecclesiale, si analizzeranno i contributi di alcuni illustri rappresentanti del movimento liturgico alla rivitalizzazione dell’ecclesiologia.

(Quarta di copertina)

Sono studiati gli apporti di Lambert Beauduin, Romano Guardini, Odo Casel, Aimé-Georges Martimort.

L’Autrice è docente di Ecclesiologia e Sacramenti presso la Facoltà di Teologia della Pontificia Università della Santa Croce (Roma).



domenica 30 giugno 2019

UNA RILETTURA DI GUARDINI





Juan Rego (ed.), Incontri con Romano Guardini. A cento anni da “Lo spirito della liturgia” (Biblioteca di Iniziazione alla Liturgia 5), EDUSC, Roma 2019. 182 pp.


Questo volume vuole aiutare ad una rilettura interdisciplinare dell’opera di Romano Guardini Lo spirito della liturgia cent’anni dopo la sua pubblicazione. L’ordine dei contributi segue la sequenza dei capitoli ideati da Guardini.


La diversità di prospettive da parte degli autori risponde al desiderio di offrire esempi concreti di “incontri”, che possano ispirare i lettori nel loro confronto intellettuale con una delle opere più note del Movimento Liturgico.


Contributi di: Randifer Boquiren, Pilar Rίo, Juan Rego, Albert Gerhards, Silvano Zucal, Graziano Borgonovo, Ivica Zizic.

domenica 27 gennaio 2019

LITURGIA E SECOLARIZZAZIONE


Carmine Matarazzo, Liturgia e secolarizzazione. La missione della Chiesa nel mondo attuale (Fede e annuncio 106), EDB 2018. 398 pp. (€ 28,00).



Il tema dei rapporti tra liturgia e secolarizzazione, o crisi del sacro, è trattato nel contesto più ampio della missione della Chiesa nel mondo attuale. Il taglio del discorso è storico. Si parte dalla rivoluzione francese fino al pontificato di papa Francesco. È un lavoro molto documentato. Dopo la Presentazione di Andrea Milano e una lunga Introduzione, il volume è diviso in tre grandi capitoli e chiuso con un Bilancio di 18 pagine. I titoli dei capitoli: 1. Agli esordi della “de-cristianizzazione”. Le “nuove” sfide alla liturgia e all’azione pastorale. 2. Il ruolo della liturgia e la crisi dell’Occidente “cristiano”. 3. La missione della Chiesa nel mondo attuale e il futuro della liturgia.



La restaurazione della vita monastica benedettina all’inizio del secolo XIX è andata di pari passo con una mobilitazione collettiva per la riconquista cristiana della società, svolta anche attraverso la restaurazione della liturgia romana alla luce del Medioevo. Protagonista di primo piano è stato l’abate di Solesmes, Prosper Guéranger. Più avanti, nella prima parte del secolo XX, non pochi fautori del movimento liturgico incoraggiano una riforma liturgica “radicale” per venire incontro alle nuove situazioni sociali. In questo contesto, a metà secolo XX, Pio XII con la Mediator Dei segnala gli estremismi e stigmatizza gli abusi per frenare qualsiasi entusiasmo scorretto. Nei tempi immediatamente precedenti al Vaticano II e seguenti all’assise ecumenica, rispetto alle aspettative e agli auspici del secolo XIX, la ri-cristianizzazione della società, dopo gli eventi della modernità, non è ritenuta praticabile mediante la restaurazione dello statu quo ante e nemmeno con un’opera di sacramentalizzazione e di indottrinamento. Alla secolarizzazione non si risponde rilanciando un modello di cristianità. Piuttosto il fedele battezzato è chiamato a essere “sale e luce” di questo tempo storico, perseguendo e testimoniando il Vangelo.



La costituzione Sacrosanctum Concilium intende contribuire a che “i fedeli esprimano nella loro vita e manifestino agli altri il mistero di Cristo e la genuina natura della vera Chiesa” (SC 2). La riforma della liturgia attuata alla luce della costituzione è oggi oggettivamente ostacolata da due fattori di opposta natura: il primo concerne il fenomeno delle libere sperimentazioni, spesso incontrollate e spontanee; il secondo è caratterizzato dalle posizioni tradizionaliste di quanti si irrigidiscono sulle posizioni del passato. Vi è una vera “controriforma”, intentata dai tradizionalisti, che “usano” perfino il sacrificio eucaristico come mezzo di ricatto. La messa diventa “manifestazione di dissenso”.

giovedì 18 febbraio 2016

UN MOVIMENTO ANTI-VATICANO II ?


 
«…Si è formato in alcune aree del conservatorismo e tradizionalismo cattolico, un “nuovo movimento liturgico” esplicitamente teso a “riformare” i frutti della riforma liturgica conciliare (non limitandosi agli abusi), ma esplicitamente incaricatosi di liberare il cattolicesimo dalle riforme e dalla teologia conciliare tout court.

Uno dei paradossi del fenomeno è dato dalla sostituzione del movimento liturgico conciliare (che diede i suoi frutti al Vaticano II, e non solo nella Sacrosanctum Concilium) con un movimento liturgico anti-conciliare (che parte dalla riforma liturgica avendo nel mirino tutte le riforme che seguirono quella liturgica). In un certo senso questo cortocircuito è esemplificativo delle ambiguità del termine “movimento”, frutto di una miscela di diversi elementi: un carisma particolare legato alla figura del fondatore, un gruppo più o meno formalizzato di fedeli con una cultura condivisa, un’attività di coordinamento per una azione di lobby presso la gerarchia ecclesiastica.

L’elemento d’interesse è dato dalle nuove forme di articolazione del rapporto tra liturgia e spiritualità all’interno dell’universo del tradizionalismo liturgico anti-conciliare. La riforma avviata dalla Sacrosanctum Concilium  ridefiniva non solo il rito, ma il rapporto tra il rito e la vita cristiana e in particolare tra il rito e le fonti della teologia e della spiritualità. La riforma liturgica conciliare ricentrava la vita della Chiesa sulla liturgia, ma de-centrando il rito in direzione della Scrittura e della tradizione in un’ottica più ampia. Il più abbondante accesso alla parola di Dio costituisce, infatti, uno dei portati più consequenziali della riforma liturgica: dal testo biblico, alla spiritualità biblica, al cristocentrismo, fino a una più matura comprensione della figura di Gesù Cristo. In questo senso attaccare la riforma liturgica conciliare equivale attaccare quei portati, e isolare il rito liturgico in un utero identitario al riparo dal discorso teologico sull’identità cristiana, a partire dall’identità del Cristo.

[…]

E’ chiaro il potenziale esplosivo nascosto sotto una certa qual leggerezza nel vedere una facile e quasi ovvia compatibilità teologica tra il rito liturgico conciliare e quello preconciliare all’interno della comunione cattolica…»

Fonte: Massimo Faggioli, Spiritualità liturgica e movimenti ecclesiali: da Giovanni Paolo II a Francesco, in “Rivista Liturgica” 102 (4/2015) qui 677-679.