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domenica 9 aprile 2017

LA LAVANDA DEI PIEDI


 

Adriana Destro – Mauro Pesce, La Lavanda dei piedi. Significati eversivi di un gesto (Lampi), EDB 2017. 107 pp.

Le calzature, le strade e la consuetudine di mangiare sdraiati e in più persone sullo stesso letto rendono consueto nel mondo antico il gesto di lavare i piedi all’ospite di riguardo o al padrone di casa. Documentato, per esempio, nel Convivio di Platone, nel Satyricon di Petronio, in Plutarco, nel vangelo di Luca e nel libro della Genesi, quel gesto diventa centrale ed eversivo nel capitolo 13 del vangelo di Giovanni, dove Gesù lava i piedi ai suoi discepoli nel contesto della cena.

Adriana Destro e Mauro Pesce lo interpretano come un “rito di inversione di status”, nel senso che in qualsiasi cultura un inferiore può assumere il ruolo di un superiore entro una precisa condizione rituale finalizzata a delineare con maggiore coscienza gli obblighi di ciascuno. Nel caso della lavanda dei piedi, il rituale di inversione è finalizzato a rilanciare un progetto di utopia all’interno della comunità che Gesù spera i suoi discepoli formino dopo la sua morte, imitando la sua scelta servile.

Solo il rito infatti è in grado di palesare il modello proposto dal vangelo – la subordinazione reciproca e l’amicizia –, di renderlo comprensibile e di indicarlo come base normativa del gruppo.

 

domenica 20 marzo 2016

LA LAVANDA DEI PIEDI


Era scontato che il rito della lavanda dei piedi del prossimo Giovedì Santo avrebbe attirato l’attenzione di molti dopo l’apertura del gesto rituale a tutti i membri del popolo di Dio, comprese naturalmente le donne (Decreto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti del 6 gennaio 2016). Un decreto chiaro e semplice che cambia una rubrica del Messale è stato sottomesso a interpretazioni di parte, ideologiche e a polemiche inutili. Vedi ad esempio:

http://it.aleteia.org/2016/03/16/card-sarah-i-sacerdoti-non-sono-tenuti-a-lavare-i-piedi-alle-donne-il-giovedi-santo/
 A me  è parso più utile segnalare il volumetto di François Nault (La Lavanda dei piedi. Un “sacramento” [Liturgia e vita], Edizioni Qiqajon, Comunità di Bose 2012) sul significato “eversivo” della lavanda dei piedi. Il libro merita di essere letto con attenzione. Perché eversivo? E’ il gesto rituale che manifesta la subordinazione di ogni rito alla relazione etica. La lavanda dei piedi può allora essere a ragione definita un “sacramento”, poiché sovverte l’ordine sacramentale, del quale afferma al contempo la necessità e l’insufficienza. E’ “il rito della crisi del rito”.

Dopo che nel 1956 l’Ordo della Settimana Santa inserì “ad libitum” la lavanda dei piedi all’interno della messa del Giovedì santo, il rito nella prassi delle parrocchie non ebbe molta fortuna; era considerato da alcuni un gesto estraneo alla nostra civiltà e fu oggetto di modifiche bizzarre: viene citato, ad esempio, il caso di un prete tedesco che aveva deciso di lucidare le scarpe di dodici uomini della sua parrocchia durante la liturgia del Giovedì santo!

Se nell’ambito propriamente liturgico la lavanda non ebbe grande fortuna. Ci sono state iniziative che possiamo chiamare “paraliturgiche”, di grande spessore simbolico, come quella delle Comunità dell’Arca.

Le Comunità dell’Arca, fondate dal canadese Jean Vanier, sono costituite ognuna da una o più case dove sono accolti i disabili. Il fondatore (nel suo libro La lavanda dei piedi. Lo scandalo di amare fino alla fine, Bologna 1997) descrive la lavanda dei piedi così come viene praticata all’Arca e fa emergere il significato di questo gesto “paraliturgico”. La lavanda viene ripetuta in tutte le case dell’Arca, secondo un modo di procedere di cui Vanier illustra i momenti chiave: Dopo un canto, il responsabile legge il testo di Giovanni (13,1-15). Poi si mette in ginocchio, lava i piedi della persona alla sua destra e li asciuga con rispetto e tenerezza. Quando ha terminato, colui o colei  a cui sono stati lavati i piedi pone le sue mani sulla testa di chi li ha lavati e prega in silenzio per alcuni istanti; è un gesto che esprime la riconoscenza e il desiderio di vivere la comunione dei cuori. Il responsabile ritorna al suo posto. Tocca a chi ha ricevuto la lavanda mettersi in ginocchio e lavare i piedi del suo vicino di destra. Si continua in silenzio finché a tutti sono stati lavati i piedi e tutti hanno lavato i piedi del vicino. Alla fine di questa “paraliturgia” si prendono per mano e recitano insieme il padrenostro.

venerdì 18 marzo 2016

AVVISTATO PIEDE NUDO DI DONNA. ALLERTA PER IL GIOVEDI SANTO

di ANDREA GRILLO

Dopo la piccola riforma di una sola rubrica del messale romano, relativa al rito della lavanda dei piedi nella Missa in Coena Domini del giovedì santo, non hanno certo portato chiarezza le parole del Prefetto... altro »