Gen
1,1-2,2; Gen 22,1-18; Es 14,15-15,1; Is 54,5-14; Is 55,1-11; Bar 3,9-15.32-4,4;
Ez 36,16-17a.18-28; Rm 6,3-11; dal Sal 117 (118); Mt 28,1-10.
La
celebrazione della Veglia pasquale si divide in quattro parti: la liturgia
della luce o “lucernario”, la liturgia della Parola, la liturgia battesimale e
la liturgia eucaristica. I diversi momenti celebrativi della Veglia hanno un
filo conduttore: l’unità del disegno salvifico di Dio che si compie nella
Pasqua di Cristo per noi.
L’antico
testo dell’Annuncio pasquale è percorso da una profonda coscienza teologica di
tipo sapienziale e contemplativo, che si nutre di stupore e di adorazione, di
lode e di ringraziamento e in tale linguaggio si esprime: si parte dalla
contemplazione della storia delle opere salvifiche compiute da Dio, il cui
primo atto è la creazione del cosmo e dell’uomo, per arrivare alla nuova
creazione dell’uomo in Cristo morto e risorto: “il santo mistero di questa
notte sconfigge il male, lava le colpe, restituisce l’innocenza ai peccatori,
la gioia agli afflitti”. Ciò che l’annuncio pasquale proclama con accenti
lirici, viene in seguito ripreso dalle letture bibliche, che in modo
progressivo introducono i partecipanti nella contemplazione dei principali
eventi della storia salvifica: la creazione (Gen 1,1-2,2); il sacrificio di
Abramo (Gen 22,1-18); il passaggio del Mar Rosso (Es 14,15-15,1); la
Gerusalemme nuova, ricostruita dopo l’esilio (Is 54,5-14); la chiamata ad una
alleanza eterna (Is 55,1-11); la guida splendente della luce del Signore (Bar
3,9-15.32,4-4); la promessa di un’acqua pura e purificatrice (Ez 36,16-28); il
battesimo, mistero pasquale (Rm 6,3-11); l’annuncio della Risurrezione (Mt
28,1-10). Più che una descrizione storica in senso moderno, la storia della
salvezza, tratteggiata dalle letture bibliche, è da interpretarsi come una
confessione di fede nell’azione salvifica di Dio e quindi come storia unitaria
che trova in Cristo senso pieno e compimento.
Le
orazioni che si recitano dopo le singole letture anticotestamentarie
interpretano questi brani in chiave cristologica, ecclesiale e sacramentale.
Così siamo invitati a passare: dalla prima creazione alla “creazione nuova”,
più mirabile ancora, che si opera nella nostra redenzione; dal gesto
sacrificale di Abramo sul figlio Isacco al sacrificio di Cristo; dalla
liberazione del popolo di Dio attraverso il Mar Rosso al battesimo sacramento
della nostra liberazione; dalla Gerusalemme nuova, ricostruita dopo l’esilio,
alla Chiesa nuovo popolo di Dio; dalla chiamata ad una alleanza eterna alla
realtà di questa alleanza sigillata nella Pasqua di Cristo e partecipata nei
sacramenti; dall’invito a camminare illuminati dalla Sapienza divina alla luce
dello Spirito che ci è stata elargita nel battesimo; dalla promessa di un’acqua
pura e purificatrice all’acqua battesimale che ci purifica e ci trasforma.
Dopo
le letture bibliche segue la liturgia battesimale che ci immerge nella morte di
Gesù per una vita nuova nello Spirito. Finalmente, la celebrazione eucaristica,
momento culminante della Veglia, che è in modo pieno il sacramento della
Pasqua, cioè memoriale del sacrificio della Croce e presenza del Cristo
risorto, completamento dell’iniziazione cristiana, pregustazione della Pasqua
eterna. La celebrazione della Pasqua significa quindi per noi tutti la ripresa
di un programma di vita che si realizza in un impegno permanente di
rinnovamento mai pienamente raggiunto. Questo è il frutto della Pasqua indicato
dalla colletta della messa: che “tutti i tuoi figli, rinnovati nel corpo e
nell’anima, siano sempre fedeli al tuo servizio”. Solo la nostra morte vissuta
“in Cristo” potrà compiere il senso dell’esistenza cristiana. Nel frattempo, si
tratta di rimanere fedeli a quel germe di vita nuova che abbiamo ricevuto nel
battesimo e cresce e si consolida nella eucaristia fino al compiersi in noi della Pasqua definitiva.
