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venerdì 3 aprile 2026

VEGLIA PASQUALE NELLA NOTTE SANTA – 5 aprile 2023

 



 

 

Gen 1,1-2,2; Gen 22,1-18; Es 14,15-15,1; Is 54,5-14; Is 55,1-11; Bar 3,9-15.32-4,4; Ez 36,16-17a.18-28; Rm 6,3-11; dal Sal 117 (118); Mt 28,1-10.

 

La celebrazione della Veglia pasquale si divide in quattro parti: la liturgia della luce o “lucernario”, la liturgia della Parola, la liturgia battesimale e la liturgia eucaristica. I diversi momenti celebrativi della Veglia hanno un filo conduttore: l’unità del disegno salvifico di Dio che si compie nella Pasqua di Cristo per noi.

 

L’antico testo dell’Annuncio pasquale è percorso da una profonda coscienza teologica di tipo sapienziale e contemplativo, che si nutre di stupore e di adorazione, di lode e di ringraziamento e in tale linguaggio si esprime: si parte dalla contemplazione della storia delle opere salvifiche compiute da Dio, il cui primo atto è la creazione del cosmo e dell’uomo, per arrivare alla nuova creazione dell’uomo in Cristo morto e risorto: “il santo mistero di questa notte sconfigge il male, lava le colpe, restituisce l’innocenza ai peccatori, la gioia agli afflitti”. Ciò che l’annuncio pasquale proclama con accenti lirici, viene in seguito ripreso dalle letture bibliche, che in modo progressivo introducono i partecipanti nella contemplazione dei principali eventi della storia salvifica: la creazione (Gen 1,1-2,2); il sacrificio di Abramo (Gen 22,1-18); il passaggio del Mar Rosso (Es 14,15-15,1); la Gerusalemme nuova, ricostruita dopo l’esilio (Is 54,5-14); la chiamata ad una alleanza eterna (Is 55,1-11); la guida splendente della luce del Signore (Bar 3,9-15.32,4-4); la promessa di un’acqua pura e purificatrice (Ez 36,16-28); il battesimo, mistero pasquale (Rm 6,3-11); l’annuncio della Risurrezione (Mt 28,1-10). Più che una descrizione storica in senso moderno, la storia della salvezza, tratteggiata dalle letture bibliche, è da interpretarsi come una confessione di fede nell’azione salvifica di Dio e quindi come storia unitaria che trova in Cristo senso pieno e compimento.

 

Le orazioni che si recitano dopo le singole letture anticotestamentarie interpretano questi brani in chiave cristologica, ecclesiale e sacramentale. Così siamo invitati a passare: dalla prima creazione alla “creazione nuova”, più mirabile ancora, che si opera nella nostra redenzione; dal gesto sacrificale di Abramo sul figlio Isacco al sacrificio di Cristo; dalla liberazione del popolo di Dio attraverso il Mar Rosso al battesimo sacramento della nostra liberazione; dalla Gerusalemme nuova, ricostruita dopo l’esilio, alla Chiesa nuovo popolo di Dio; dalla chiamata ad una alleanza eterna alla realtà di questa alleanza sigillata nella Pasqua di Cristo e partecipata nei sacramenti; dall’invito a camminare illuminati dalla Sapienza divina alla luce dello Spirito che ci è stata elargita nel battesimo; dalla promessa di un’acqua pura e purificatrice all’acqua battesimale che ci purifica e ci trasforma.

 

Dopo le letture bibliche segue la liturgia battesimale che ci immerge nella morte di Gesù per una vita nuova nello Spirito. Finalmente, la celebrazione eucaristica, momento culminante della Veglia, che è in modo pieno il sacramento della Pasqua, cioè memoriale del sacrificio della Croce e presenza del Cristo risorto, completamento dell’iniziazione cristiana, pregustazione della Pasqua eterna. La celebrazione della Pasqua significa quindi per noi tutti la ripresa di un programma di vita che si realizza in un impegno permanente di rinnovamento mai pienamente raggiunto. Questo è il frutto della Pasqua indicato dalla colletta della messa: che “tutti i tuoi figli, rinnovati nel corpo e nell’anima, siano sempre fedeli al tuo servizio”. Solo la nostra morte vissuta “in Cristo” potrà compiere il senso dell’esistenza cristiana. Nel frattempo, si tratta di rimanere fedeli a quel germe di vita nuova che abbiamo ricevuto nel battesimo e cresce e si consolida nella eucaristia  fino al compiersi in noi della Pasqua definitiva.