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domenica 27 luglio 2025

MARIA VENERATA NEI SECOLI

 



 

Corrado Maggioni, Tutte le generazioni ti chiamano Beata. Due millenni di liturgia e pietà popolare (Sapientia ineffabilis 43), IF Press srl, Roma 2025. 380 pp. (€ 25,00).

 

Maria è parte del mistero di Cristo. Lo hanno compreso le prime comunità cristiane e l’hanno celebrata, chiamandola beata! La beatitudine della Madre del Signore sta tutta nell’aver creduto, divenendo matrice di salvezza per ogni generazione. La sua memoria ha infatti permeato le tradizioni oranti di Oriente e Occidente, come si descrive nei nove capitoli di questo libro.

I primi secoli testimoniano le fonti della pietà mariana (Capitolo I), approfondita in epoca patristica come attestato dall’omiletica mariana orientale dei secoli IV-V (Capitolo II) e dalla portata mariana del Natale in Occidente nella tarda antichità e primo Medioevo (Capitolo III). Sono poi le feste in onore di Maria a maturare, nei secoli V-VIII, la venerazione per la Madre di Dio nelle Chiese orientali e occidentali (Capitolo IV). La pietà liturgico-mariana si arricchisce nei secoli VIII-XI (Capitolo V), mentre nei secoli XII-XV sorgono in Occidente altre feste mariane e fiorisce rigogliosa la pietà mariana non liturgica (Capitolo VI). Il percorso continua con le feste mariane dei libri liturgici tridentini e gli sviluppi del Calendario romano nei secoli XVI-XX, senza dimenticare pie pratiche e devozioni (Capitolo VII). Il rinnovamento del Concilio Vaticano II ha riguardato anche la memoria di Maria nell’anno liturgico e nell’odierno Calendario romano, come le particolarità mariane delle altre liturgie occidentali, l’ambrosiana e l’ispano mozarabica (Capitolo VIII). Anche la pietà popolare mariana, ereditata da secoli, è chiamata al rinnovamento alla luce della liturgia, con la quale deve armonizzarsi (Capitolo IX).


(Quarta di copertina)

 

domenica 11 maggio 2025

IL MAGNIFICAT

 



Secondo il grande studioso del Magnificat Alberto Valentini, Lc 1,46-55 è una composizione poetica di ringraziamento prelucana, o almeno non lucana, inserita dall'evangelista nel suo racconto. Considerando la particolare struttura del testo, il linguaggio e i temi sviluppati, si pensa che possa trattarsi di una composizione sorta in ambito liturgico, in una comunità ebraico-palestinese delle origini[1].

Già nell'Antica Alleanza, la festa, il ringraziamento e la gioia sono la risposta di tutto il popolo, o di alcuni dei suoi membri, quando Dio interviene in suo aiuto. Tra i canti comunitari ricordiamo quello di Mosè e dei figli d'Israele al passaggio del Mar Rosso (cfr Es 15,1-18) e quello di Maria, sorella di Mosè, con tutte le donne che uscirono dietro di lei con i tamburelli per ballare nella stessa occasione (cfr Es 15,21-22). Tra i singoli cantici, possiamo ricordare anzitutto il cantico di Anna, madre di Samuele (cfr 1 Sam 2,1-10), di cui è evidente la somiglianza con il Magnificat, o anche il cantico di Debora e Barak (Gdc 5,1-31). D'altra parte, la preghiera dei Salmi, che serviva in gran parte al culto liturgico, educava il popolo eletto e ciascuno dei suoi membri a magnificare e rendere grazie a Dio per le meraviglie compiute in loro favore, a cominciare dalla creazione stessa. Lo testimonia il gruppo dei salmi classificati come inni o canti di ringraziamento, individuali (cfr Sal 4,18; 30,32; 34; 40,2-11; 66,92; 116; 118) o collettivi (cfr Sal 124; 129; 135; 136). Il Magnificat è un mosaico di testi tratti dall'Antico Testamento. Nessun verso è originale, ma il risultato lo è. Le pietre sono vecchie, ma la costruzione è nuova. Si tratta di una vera e propria rilettura dell'Antico Testamento.

Nella struttura del testo, il cantico del Magnificat è la risposta di Maria alla lode di Elisabetta: “Beata colei che ha creduto, perché si adempirà ciò che il Signore ha detto” (v. 45). Maria non nega la lode di Elisabetta, ma la mette nella giusta prospettiva: ciò che sta accadendo è un puro dono della bontà di Dio. Il Magnificat non si rivolge direttamente a Dio con il "tu", ma celebra in modo lirico l'irruzione di Dio nella storia. È impressionante osservare che undici dei quindici verbi che risuonano nel cantico hanno Dio come soggetto. Il cantico si apre con due versetti (vv. 46b-47) in stretto parallelismo che costituiscono l'introduzione all'intero testo. L'anima del Magnificat è la celebrazione della grazia divina, che ha fatto irruzione nel cuore e nell'esistenza di Maria, rendendola la Madre del Signore. Ma questa testimonianza personale non è solitaria. La Vergine Madre è consapevole di avere una missione da svolgere a favore dell'umanità e che la sua storia personale si inserisce nella storia della salvezza dell'umanità. Così può dire: “La sua misericordia va incontro ai suoi fedeli di generazione in generazione” (v. 50).[2]

Il Dio che si rivela nel Magnificat è il Dio degli umili, dei poveri, degli affamati. Nell'esperienza dell'umiltà e dell'esaltazione di Maria c'è la speranza di tutti gli oppressi: l'Onnipotente esalta gli umili, riempie di beni gli affamati (cfr vv. 52 e 53). In queste e in altre azioni divine citate nel Magnificat, è evidente lo "stile" con cui il Signore della storia ispira il suo comportamento: si schiera dalla parte degli ultimi. Maria diventa non solo solidale con tutti loro, ma anche motivo di speranza nella misura in cui l'immensa bontà di Dio si è già manifestata in lei.

Al termine del Magnificat (vv. 54-55), la Vergine, consapevole delle grandi opere che l'Onnipotente aveva compiuto in lei, passa naturalmente da se stessa al suo popolo. Alla relazione tra Dio e il servo segue quella tra Dio e Israele servo. In questo modo, il canto di Maria coinvolge nell'esperienza salvifica tutta la discendenza di Abramo, sulla base delle promesse fatte ai Padri. Il canto della Vergine Maria è una vera e propria rilettura dei grandi interventi di Dio nella storia di Israele; è la celebrazione stessa della salvezza definitiva operata da Cristo; è una profezia radicale di un futuro in cui la vittoria di Dio trasformerà tutte le cose. Si tratta di una negazione radicale della logica del potere che domina la cultura e la società di tutti i tempi. Il Magnificat canta l'utopia del Regno che ha fatto irruzione nella pienezza dei tempi, ma attende ancora al compimento definitivo[3]. Come dice il Catechismo della Chiesa Cattolica, "il Magnificat rappresenta ad un tempo il cantico della Madre di Dio e quello della Chiesa, cantico della Figlia di Sion e del nuovo Popolo di Dio, cantico di ringraziamento per la pienezza di grazie elargite nell'Economia della salvezza, il cantico dei 'poveri' la cui speranza si realizza mediante il compimento delle promesse fatte ai nostri padri, “ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre" (CCC n. 2619).

Alla fine dei tempi sorgerà il grande giorno della speranza, la Pasqua di Cristo e nostra, quella salvezza piena cantata alla fine del libro per eccellenza della speranza, l'Apocalisse. E allora si compirà ciò che san Paolo desidera per i cristiani di Roma: "Il Dio della speranza vi riempia di gioia e di pace, vivendo la vostra fede, perché possiate essere inondati di speranza per la forza dello Spirito Santo" (Rm 15,13).[4] 

 

 



[1] Cfr. Alberto Valentini, Il Magnificat. Genere letterario. Struttura. Esegesi, Dehoniane, Bologna 1987 (copia anastatica 2016), p. 95.

[2] Cfr. Benedetto XVI, discorso all'udienza generale del 15 febbraio 2006.

[3] Cfr. Alberto Valentini, La lode delle generazioni a Maria secondo il Magnificat, en AA. VV, “Tutti mi chiameranno Beata”. L’Onore a Maria nel popolo di Dio (Biblioteca di Theotokos 22), pp. 26-27.

[4] Cfr. Gianfranco Ravasi, L’alfabeto di Dio, San Paolo, Cinisello Balsamo 2023, p. 222.

domenica 2 giugno 2024

MARIA DONNA DEL “CUORE SAPIENTE”

 



 

Maria donna del “cuore sapiente” è l’icona della dimensione contemplativa del culto cristiano. La contemplazione è l’esperienza gioiosa della presenza di Dio e la consapevolezza della sua vicinanza, che si può descrivere con le parole dell’ultimo versetto del Sal 73 [72]: “Il mio bene è stare vicino a Dio...” (v.28). Così si spiega anche san Pietro nella sommità del monte quando contempla il Cristo trasfigurato: “Signore, è bello per noi restare qui...” (Mt 17,4). Questa esperienza è il frutto della conoscenza, della visione e, soprattutto, dell’ascolto. Così si esprime la tradizione monastica, che è quella che meglio ha conservato la terminologia biblica della contemplazione. È noto, infatti, che la Bibbia non usa mai i termini contemplazione, contemplare, ma preferisce i verbi conoscere, vedere e, in modo particolare, ascoltare. Il testo più bello della Regola di san Benedetto al riguardo è forse quella affermazione che troviamo nel Prologo, quando si dice: “Con gli occhi aperti e gli orecchi tesi ascoltiamo ciò che la voce divina ogni giorno ci raccomanda”. La contemplazione cristiana attinge quindi dall’ascolto della Parola il suo nutrimento. Il Vaticano II parla della contemplazione come di “adesione a Dio con la mente e con il cuore” (Perfectae Caritatis, n.5). La contemplazione non è una mistica estatica, evanescente, ma la capacità concreta di cogliere nella realtà dell’amore, del bene, della natura la risposta a Dio che ci ama. In questo contesto, ciò che si avvicina di più all’attività contemplativa è l’atteggiamento dei saggi dell’Antico Testamento, di cui Maria è l’espressione creaturale più perfetta.




L’icona che presiede l’abside di Santa Sofia di Kiev, chiamato del “Muro indistruttibile”, rappresenta la Sapienza, identificata al tempo stesso con Maria e con la Chiesa, nell’atteggiamento dell’orante per eccellenza. Questo mosaico del secolo XI può essere considerato come uno sviluppo dell’orante delle Catacombe, al tempo stesso Vergine e Chiesa; una Chiesa che, sull’esempio di Maria donna del cuore sapiente, è attenta all’ascolto della Parola e adora il Padre “in spirito e verità”. Maria è al centro della Chiesa per la sua fede, obbedienza e assimilazione quotidiana (nel “cuore”) della divina Parola. Da questa prospettiva, Maria appare modello della Chiesa che, proprio nella liturgia, celebra il compiersi in lei della Parola di Dio, e loda il suo Signore per tutto quello che ha udito, visto e che sperimenta ogni giorno nella sua vita.  In Maria del cuore sapiente, come nella liturgia della Chiesa, l’artefice supremo è lo Spirito Santo.


M. Augé

domenica 26 maggio 2024

MARIA NELLA LITURGIA

 



 

Corrado Maggioni, Maria nel Mistero di Cristo celebrato dalla Chiesa (Sapientia ineffabilis 38), If Press, Roma 2024. 361 pp. (€ 20,00).

 

L’intento del volume è di offrire un contributo allo studio del binomio Maria e liturgia, indicando sia un metodo di euristica e di analisi dei dati, sia una tipologia di ermeneutica che approdi a una teologia liturgico-mariana.

 

Prima parte: Il rinnovamento conciliare.

Capitolo I: Il Concilio vaticano II: “Sacrosanctum Concilium” e “Lumen gentium”.

Capitolo II: La riforma liturgica: I libri liturgici odierni.

Capitolo III: La venerazione liturgico-mariana: La “Marialis cultus” di Paolo VI.

Capitolo IV: In onore della Vergine Maria: La “Collectio Missarum de beata Maria Virgine”.

Capitolo V: La preghiera mariana non liturgica: Il “Direttorio su pietà popolare e liturgia”.

Seconda parte: Approfondimenti.

Capitolo VI: Maria nell’ordinamento delle letture delle messe: Tradizione e progresso nel “Missale Romanum”.

Capitolo VII: Annunciazione e Liturgia: Approccio ermeneutico alle liturgie occidentali.

Capitolo VIII: Immacolata Concezione e Liturgia: Dalla festa della Concezione di sant’Anna alla solennità dell’Immacolata.

Capitolo IX: Maria e bellezza: La “Tota pulcra” nell’esperienza liturgico-celebrativa.

Capitolo X: Il dolore di Maria: Tra liturgia e pietà popolare.

 

domenica 28 aprile 2024

SOLENNITA’ DI MARIA MADRE DI DIO

 



Giovanni Di Napoli, Solennità di Maria Madre di Dio. Storia e teologia (Bibliotheca “Ephemerides Liturgicae” “Subsidia” 211), Edizioni Liturgiche, Roma 2023. 277 pp. (€ 35,00).

“Nel ricomposto ordinamento del periodo natalizio ci sembra che la comune attenzione deve essere rivolta alla ripristinata solennità di Maria Ss Madre di Dio; essa, collocata secondo l’antico suggerimento della Liturgia dell’Urbe al primo giorno di gennaio, è destinata a celebrare la parte avuta di Maria in questo mistero di salvezza e ad esaltare la singolare dignità che ne deriva per la Madre santa… per mezzo della quale abbiamo ricevuto… l’Autore della vita; ed è altresì, un’occasione propizia per rinnovare l’adorazione al neonato Principe della Pace, per riascoltare il lieto annuncio angelico (cfr. Lc 2,14), per implorare da Dio, mediatrice la Regina della Pace, il dono supremo della pace. Per questo, nella felice coincidenza dell’Ottava di Natale con il giorno augurale del primo gennaio, abbiamo istituito la Giornata mondiale della pace, che raccoglie crescenti adesioni e matura già nel cuore di molti uomini frutti di Pace” (Paolo VI, Esortazione apostolica Marialis cultus [02.02.1974], 5).

Innanzi tutto, l’accurata ricerca su questa giornata così “ibrida”, che vede appunto la presenza di una molteplicità di temi – Ottava del Natale, il Nome di Gesù, la Giornata Mondiale per la pace, il Capodanno – faticosamente armonizzati e forse armonizzabili, mette in luce come sia necessario e importante lo studio della storia della liturgia e come vi siano ancora ampi spazzi di ricerca. Infatti, Giovanni Di Napoli, con pazienza e precisione, offre uno studio che riesce ad abbracciare e tenere insieme i vari aspetti della storia della Solennità di Maria Madre di Dio, dei temi che l’hanno accompagnata, senza eliminare le tensioni, dalle sue origini fino alla riforma liturgica del Concilio Vaticano II, evidenziando anche le reali ragioni che hanno portato ad omettere la festa della Circoncisione nell’Ottava del Natale nel post concilio (Elena Massimi, Presentazione).  

 

domenica 20 novembre 2022

ALMA REDEMPTORIS MATER

 



 

"O santa Madre del Redentore, porta dei cieli, stella del mare, soccorri il tuo popolo che anela a risorgere. Tu che accogliendo il saluto dell’angelo, nello stupore di tutto il creato, hai generato il tuo Creatore, madre sempre vergine, pietà di noi peccatori".

È considerato probabile autore di questa antifona, così come della Salve, Regina, Hermann der Lahme (1013-1054) (in latino, Hermannus Contractus), cronista tedesco, monaco dell'abbazia benedettina di Reichenau. Compose, oltre a vari scritti di matematica, astronomia e teoria musicale, una Cronaca Universale.  L'antifona riprende temi e titoli mariani dal più antico inno Ave, maris stella (IX secolo).  Nel XII secolo fu cantata come antifona dell’Ora sesta nella festa dell'Assunzione della Vergine Maria.

Il testo elogia l'eccellenza della Madre del Redentore, illustrata con due titoli: "porta dei cieli" e "stella del mare" (simboli poetici popolari nel XII secolo), e invoca la sua intercessione: "soccorri il tuo popolo che anela a risorgere". Maria, avendo accolto con fede le parole dell'angelo, ha generato – "nello stupore di tutto il creato" – il Creatore e di conseguenza, rimanendo sempre vergine, è fonte di misericordia per tutti noi peccatori. Per la memoria dell'annuncio dell'angelo e della divina maternità della Vergine, l'antifona viene solitamente cantata preferibilmente nel tempo di Avvento e Natale.

La Vergine Maria è chiamata "la porta dei cieli". La porta che ci introduce nello spazio divino è Cristo (cfr. Gv 10,7). Con la metafora della porta (porta, ostium, ianua, limen), i Padri della Chiesa indicano anche Maria Santissima, evidenziando il suo ruolo di nuova Eva. Tra gli autori medievali, possiamo citare alla fine del IX secolo, Milón de Saint-Amand (809-872), monaco, autore di una Vita Sancti Amandi e di un Carmen de sobrietate, antologia di esempi tratti dalla Bibbia. In quest'ultima opera, l'autore invoca Maria con queste parole: "Tu portas paradisi aperis quas clauserat Eva...” Per quanto riguarda la tipologia Eva-Maria, il Medioevo riflette una lunga tradizione che ritroviamo già nel II secolo: per la prima volta in Giustino e con maggior peso teologico in Ireneo di Lione. Il nodo della disobbedienza di Eva ha trovato una soluzione grazie all'obbedienza di Maria. Ciò che Eva aveva legato con la sua incredulità, Maria lo ha sciolto con la sua fede obbediente.

La terza edizione tipica del Missale Romanum di Paolo VI ha aggiunto una nuova antifona, proveniente dall'ambiente della liturgia bizantina. Si canta in processione con i ceri nella festa della Presentazione del Signore; il testo inizia con queste parole: "Adorna thalamum tuum, Sion, et suscipe Regem Christum: amplectere Mariam, quae est caelestis porta: ipsa enim portat Regem gloriae novi hominis..." È l'unica volta che troviamo nel Missale Romanum il titolo mariano di "porta dei cieli" in un contesto che manifesta il carattere cristologico della festa.  Papa Francesco, all'Angelus della Solennità dell’Assunta, il 15 agosto 2019, si è rivolto ai fedeli con queste parole: "... Maria è assunta in cielo: piccola e umile, è la prima a ricevere la gloria più alta. Lei, che è una creatura umana, una di noi, raggiunge l'eternità nel corpo e nell'anima. E lì ci aspetta, come una madre aspetta che i suoi figli tornino a casa. Infatti, il popolo di Dio la invoca come 'porta del cielo'..."

L'origine del titolo "stella del mare", dato alla Vergine Maria, si ispira al brano di 1Re 18,41-45, che narra la fine della lunga siccità che il profeta Elia aveva annunciato. Il servo del profeta intravede, dalla cima del Monte Carmelo, una piccola nuvola che si alza dal mare e promette pioggia. Su questa base, San Girolamo, Sant'Isidoro di Siviglia, Alcuino, Rabano Mauro e molti altri hanno promosso l'uso di questo titolo mariano. La nuvoletta apparsa sul Monte Carmelo è stata considerata un annuncio di Maria. Quella piccola nuvola, contemplata da Elia come presagio della benedizione della pioggia, è stata vista come presagio della presenza benefica di Maria. Lei, la piccola "serva del Signore" (cfr. Lc 1,38), piccola e feconda come la piccola nuvola del Carmelo, con la sua fede e la sua disponibilità al progetto salvifico di Dio, ha rappresentato per l'umanità un nuovo inizio nella storia della salvezza. Da sempre scelta da Dio, ci ha donato il Verbo eterno fatto carne, pieno di grazia e di verità (cfr. Gv 1,14). 

Nelle Litanie della Vergine o "lauretane" troviamo la invocazione porta del cielo; per quanto riguarda il secondo titolo mariano analizzato, le Litanie contengono un titolo simile: stella del mattino. Nella Collectio Missaarum di B.M.V., pubblicata nel 1986, il formulario della Messa n. 46, l'ultimo del Tempo Ordinario e dell'intera Collectio, è dedicato alla Beata Maria Virgo, ianua caeli.

 

Fonte: Matias Augé, Análisis de algunas antífonas marianas, in  Ephemerides Mariologicae 72 (2022) 295-305 [qui 297-299]. Nella traduzione abbiamo ommesso le note.

domenica 9 dicembre 2018

IL PAGANESIMO E LE RELIGIONI “À LA CARTE”






Marc Augé, Cuori allo schermo. Vivere la solitudine dell’uomo digitale (Una conversazione con Raphaël Bessis), Mondadori 2018. 162 pp. (€ 16,50).



Offro ai lettori del blog l’ultima parte del capitolo 7: “Il paganesimo e le religioni ‘à la carte’” (qui pp. 54-57). Se non altro, sono pagine che fanno pensare.



… il cristianesimo ha accolto numerosi aspetti dal protestantesimo e nella tradizione cattolica non è difficile individuare innumerevoli elementi pagani.

Quanto accade in America Latina forse dipende dalla dimensione pagana del cattolicesimo. Ne sono una conferma la presenza di innumerevoli santi, i riti o l’idea che la preghiera possa avere un’efficacia immediata.

Non è un caso che la Chiesa cattolica si sia sovrapposta alle strutture pagane; certamente la sua era una vera e propria strategia atta a cancellare i luoghi di culto precedenti, ma che si realizzava con un’ambiguità su cui era facile giocare. Tutte le leggende e le storie collegate a questa o quella Madonna e a questo o quel miracolo lo testimoniano. Pensate per esempio alla Vergine di Guadalupe in Messico.

Quindi nella pratica del cattolicesimo è presente un lato pagano. Il sentimento religioso di chi ha una fede semplice passa attraverso una relazione con i santi e il rito che risulta quasi strumentale e proprio in questo pagana. Al contrario non è pagana la speculazione sul futuro, sulla persona oltre la morte o il concetto di peccato.

Sia in America Latina sia in Africa, e più in generale nelle regioni che si trovano alla confluenza di diverse tradizioni, nella pratica religiosa indigena si riscontra spesso questa ambivalenza: talvolta prevale l’aspetto più cristiano, talvolta quello pagano.

Questa tendenza continua a preoccupare ancora oggi i rappresentanti della Chiesa, che sembrano sempre convinti che gli indiani o gli altri fingano di convertirsi per poter restare fedeli agli antichi culti.

Per tornare all’interpretazione dello sviluppo delle idee religiose in relazione alla mondializzazione, ho dei dubbi nel definire questa evoluzione un “cristianesimo pagano”, in quanto non sono certo della natura esclusivamente cristiana del riferimento. Mi sembra che ciò che avviene in America Latina, e forse anche altrove, corrisponda a un sistema di passaggio possibile tra opzioni religiose differenti. In qualche modo il mercato religioso si è diversificato.

Nella simbologia di tanti piccoli culti che valorizzano l’importanza della Vergine Maria (penso a Maria Lionza in Venezuela o alle forme diverse del candomblé o dell’umbanda) sono presenti elementi e citazioni presi in prestito dai cristiani. Questo ci fa intuire che ciò che sta emergendo corrisponde a una specie di sistema di interpretazione individuale dell’evento, d’ispirazione tipicamente pagana. Ma quale percentuale di cristianesimo contengono queste invenzioni religiose? Difficile a dirsi.

In opposizione a questi culti sincretici esiste un cristianesimo la cui origine protestante rafforza leggermente la sua natura non pagana. Mi riferisco all’evangelismo, al pentecostalismo. Questi movimenti si esprimono con molta decisione contro tutto l’aspetto peccaminoso della vita (la droga, il sesso e altre cose orribili…) introducendo un rigido sistema di purificazione, per nulla indulgente. Il loro successo risulta piuttosto impressionante.

Sa che l’evangelismo si sta diffondendo a livelli moto importanti sia in Africa che nell’Europa dell’Est? È anche interessante notare che molti capi di Stato dell’America del Sud oggi sono rappresentanti o membri di queste Chiese.

A prima vista, quindi, questi movimenti si pongono in opposizione a tutti i diversi sincretismi in cui sono presenti elementi cristiani. Tuttavia, le indagini condotte dagli etnologi hanno portato alla luce che spesso essi rappresentano soltanto un luogo di passaggio nella vita dei credenti. Per la maggior parte dei fedeli, l’approdo all’evangelismo o al pentecostalismo costituiva un’opzione temporanea, nell’attesa di un’alternativa.

Di conseguenza, anche se determinate scelte sono piuttosto lontane dal paganesimo, il semplice fatto che esista la possibilità di una religione “à la carte” con una serie di opzioni diverse conferisce alla pratica religiosa contemporanea una dimensione pagana a largo termine.

Il paganesimo, infatti, richiedeva di adorare gli dei del villaggio, ma non disdegnava di inserire eventuali altri pantheon. I pagani non facevano guerre di religione…

Ma facevano altre guerre, vero?

Ah, sì, non erano certo pacifisti!

domenica 12 agosto 2018

MARIA NELLA LITURGIA BIZANTINA






Rinaldo Iacopino, La Vergine Maria “Alfa e Omega” della celebrazione liturgica bizantina (Monumenta Studia Instrumenta Liturgica 77), Libreria Editrice Vaticana 2018. 202 pp.



La Madre di Dio è colei che contiene tutto il mistero di Cristo così da essere considerata il principio e la fine, “l’alfa e l’omega” della stessa celebrazione liturgica. Questo riconduce al ruolo fondamentale che Maria occupa nella storia della salvezza e che continua a protrarsi nella liturgia della Chiesa, come vuole il tradizionale “Lex orandi, lex credendi”.

Non ci sono dubbi che questa pubblicazione può essere annoverata tra gli studi moderni finalizzati al progresso del dialogo ecumenico. Essa, infatti, ci permette di conoscere maggiormente quel culto della Chiesa d’Oriente che si trova alle origini della nostra stessa liturgia occidentale. L’amore e la celebrazione della Madre di Dio permane come parte imperitura del patrimonio comune che unisce la Chiesa d’Oriente e Occidente.

Un altro motivo che caratterizza l’importanza di quest’opera è l’autorevolezza dell’autore in quanto voce viva della Chiesa cattolica di rito bizantino in Italia. Si tratta di una presenza millenaria qualche volta dimenticata dai più. Le preghiere che qui si potranno leggere e pregare sono quelle che vengono cantate nelle chiese bizantine italiane, patrimonio nazionale che dovrebbe essere riscoperto e rivalutato.

(Risvolto della copertina)


Apprezzo il contenuto del libro e ne raccomando la lettura. Mi lascia però perplesso il titolo del volume: affermare che la Vergine Maria è “Alfa e Omega” della celebrazione liturgica, mi sembra non solo ambiguo ma anche fuorviante. M. A.


domenica 6 maggio 2018

MARYAM, LA “MUSULMANA”




Alla Vergine il Corano riserva un posto di grande onore. Innanzitutto il suo nome, Maryam, ricorre più frequentemente nel Corano che nei vangeli. È citata ben 34 volte, contro le 19 del Nuovo Testamento, poi, è l’unica, tra le donne, presenti nel Corano, ad essere chiamata per nome, ed è nominata più spesso di Gesù (Isã) definito sempre in relazione a lei come “figlio di Maryam”, al contrario della tradizione cristiana nella quale è Maria ad essere definita come madre di Gesù. Inoltre, un’intera Sura – ripartizione testuale in cui è diviso il Corano –, la XIX, è intitolata e dedicata a lei, in un’altra, la III, si parla ancora di Maria, ma inserita in un contesto più ampio, nel quale si invita ad accogliere la verità del Corano respingendo le false credenze degli ebrei e dei cristiani, e in altri versetti ancora si attribuiscono a lei importanti meriti e qualità: è la “più veritiera”, la “purificata da Allah”, “colei che ha ricevuto lo spirito”.

Della sua vita il testo sacro islamico conosce la nascita (III,36), il ritiro nel Tempio (XIX,16), l’annunciazione (III,45-51; XIX,17-21). Il parto (XIX,22-27), la difesa della sua innocenza (XIX,27-33).

Fonte: Adriana Valerio, Maria di Nazaret. Storia, tradizioni, dogmi, Il Mulino, Bologna 2017, p. 53.

domenica 25 marzo 2018

UN BEL LIBRO SU MARIA DI NAZARET






Adriana Valerio, docente di storia del cristianesimo e delle chiese all’Università Federico II di Napoli, ci offre in poche pagine una bella sintesi di Maria di Nazaret. Storia, tradizioni, dogmi (Farsi un’Idea 262), il Mulino 2017, pp. 118 (€ 11,00). Offro qui la Premessa (Il “caso Maria”) all’opera.

Scrivere di Maria, la madre di Gesù di Nazaret, è impresa quanto mai ardua; i dati storici che la riguardano, infatti, si intrecciano con l’elaborazione teologica delle comunità cristiane delle origini, le formulazioni dottrinali dei primi secoli, la vita liturgica delle Chiese strutturate, le apparizioni mistiche e la devozione popolare che hanno portato a riconoscere in lei la donna privilegiata e unica: vergine, Madre di Dio, immacolata, assunta in cielo.

Più che una conoscenza derivata dagli elementi presenti nel Nuovo Testamento, la persona comune ha un’immagine di Maria che proviene dalle definizioni dogmatiche che a volte ne hanno offuscato la concreta umanità. Le formule dottrinali, infatti, si sono imposte a tal punto nella vita dei fedeli e nell’immaginario simbolico della cristianità da mettere in ombra gli esili fili della sua figura storica che si è caricata nel tempo di significati che la trascendono toccando in profondità il sentimento religioso delle persone che a lei si sono affidate e si affidano. Per questo, tra i piani della storia e quelli della fede, non è facile stabilire una netta separazione dal momento che le stesse fonti a nostra disposizione si collocano nell’ambito della riflessione teologica e dell’esperienza di fede.

Per avvicinarsi alla madre di Gesù è allora importante considerare questa complessa galassia di fonti, tradizioni e sentimenti che ne hanno costruito un’identità a suo modo fluida e variopinta: un volto – il suo – fatto da tanti volti quante sono le Madonne disseminate nei differenti contesti culturali e geografici toccati dal cristianesimo.

Non è mancato chi, negli ultimi anni, ha attaccato frontalmente il culto della Vergine mettendo in discussione la legittimità e certe modalità della sua stessa venerazione, ritenendo che non poche volte, Maria abbia assunto la funzione quasi di una dea accanto a Dio Trinità e che i privilegi a le attribuiti (verginità perpetua, esenzione della colpa delle origini, incorruzione del corpo e assunzione in cielo) rimandino ad una visione del mondo miracolistica e pre-moderna poco compatibile con i paradigmi scientifici della nostra epoca.

Come affrontare allora il “caso Maria”? Abbiamo cercato di tenere presenti i tanti aspetti che la riguardano: i racconti della prima letteratura cristiana canonica e apocrifa; la fede popolare che ha sostenuto il suo culto trovando espressione non solo in atti di devozione ma anche in opere letterarie e artistiche; le riflessioni teologiche sulla sua persona; l’evoluzione dogmatica; infine, i nuovi scenari interpretativi che si sono aperti dopo il Concilio Vaticano II e che si sono oggi arricchiti grazie all’apporto delle scienze umane e teologiche: antropologia, psicologia, semiotica, esegesi biblica, teologia femminista ecc. Alcuni riferimenti, anche se brevi, alla presenza di Maria nel culto ortodosso, nel mondo protestante e nella religione islamica sottolineano l’importanza di questa figura che travalica la tradizione cattolica.

sabato 3 marzo 2018

MEMORIA DELLA BEATA VERGINE MARIA MADRE DELLA CHIESA






CONGREGATIO DE CULTO DIVINO ET DISCIPLINA SACRAMENTORUM

DECRETO
sulla celebrazione
della beata Vergine Maria
Madre della Chiesa
nel Calendario Romano Generale

La gioiosa venerazione riservata alla Madre di Dio dalla Chiesa contemporanea, alla luce della riflessione sul mistero di Cristo e sulla sua propria natura, non poteva dimenticare quella figura di Donna (cf. Gal 4, 4), la Vergine Maria, che è Madre di Cristo e insieme Madre della Chiesa.

Ciò era già in qualche modo presente nel sentire ecclesiale a partire dalle parole premonitrici di sant’Agostino e di san Leone Magno. Il primo, infatti, dice che Maria è madre delle membra di Cristo, perché ha cooperato con la sua carità alla rinascita dei fedeli nella Chiesa; l’altro poi, quando dice che la nascita del Capo è anche la nascita del Corpo, indica che Maria è al contempo madre di Cristo, Figlio di Dio, e madre delle membra del suo corpo mistico, cioè della Chiesa. Queste considerazioni derivano dalla divina maternità di Maria e dalla sua intima unione all’opera del Redentore, culminata nell’ora della croce.

La Madre infatti, che stava presso la croce (cf. Gv 19, 25), accettò il testamento di amore del Figlio suo ed accolse tutti gli uomini, impersonati dal discepolo amato, come figli da rigenerare alla vita divina, divenendo amorosa nutrice della Chiesa che Cristo in croce, emettendo lo Spirito, ha generato. A sua volta, nel discepolo amato, Cristo elesse tutti i discepoli come vicari del suo amore verso la Madre, affidandola loro affinché con affetto filiale la accogliessero.

Premurosa guida della Chiesa nascente, Maria iniziò pertanto la propria missione materna già nel cenacolo, pregando con gli Apostoli in attesa della venuta dello Spirito Santo (cf. At 1, 14). In questo sentire, nel corso dei secoli, la pietà cristiana ha onorato Maria con i titoli, in qualche modo equivalenti, di Madre dei discepoli, dei fedeli, dei credenti, di tutti coloro che rinascono in Cristo e anche di “Madre della Chiesa”, come appare in testi di autori spirituali e pure del magistero di Benedetto XIV e Leone XIII.

Da ciò chiaramente risulta su quale fondamento il beato papa Paolo VI, il 21 novembre 1964, a conclusione della terza Sessione del Concilio Vaticano II, dichiarò la beata Vergine Maria «Madre della Chiesa, cioè di tutto il popolo cristiano, tanto dei fedeli quanto dei Pastori, che la chiamano Madre amantissima», e stabilì che «l’intero popolo cristiano rendesse sempre più onore alla Madre di Dio con questo soavissimo nome».

La Sede Apostolica pertanto, in occasione dell’Anno Santo della Riconciliazione (1975), propose una messa votiva in onore della beata Maria Madre della Chiesa, successivamente inserita nel Messale Romano; diede anche facoltà di aggiungere l’invocazione di questo titolo nelle Litanie Lauretane (1980) e pubblicò altri formulari nella raccolta di messe della beata Vergine Maria (1986); ad alcune nazioni, diocesi e famiglie religiose che ne facevano richiesta, concesse di aggiungere questa celebrazione nel loro Calendario particolare.

Il Sommo Pontefice Francesco, considerando attentamente quanto la promozione di questa devozione possa favorire la crescita del senso materno della Chiesa nei Pastori, nei religiosi e nei fedeli, come anche della genuina pietà mariana, ha stabilito che la memoria della beata Vergine Maria, Madre della Chiesa, sia iscritta nel Calendario Romano nel Lunedì dopo Pentecoste e celebrata ogni anno.

Questa celebrazione ci aiuterà a ricordare che la vita cristiana, per crescere, deve essere ancorata al mistero della Croce, all’oblazione di Cristo nel convito eucaristico, alla Vergine offerente, Madre del Redentore e dei redenti.

Tale memoria dovrà quindi apparire in tutti i Calendari e Libri liturgici per la celebrazione della Messa e della Liturgia delle Ore; i relativi testi liturgici sono allegati a questo decreto e le loro traduzioni, approvate dalle Conferenze Episcopali, saranno pubblicate dopo la conferma di questo Dicastero.

Dove la celebrazione della beata Vergine Maria, Madre della Chiesa, a norma del diritto particolare approvato, già si celebra in un giorno diverso con un grado liturgico più elevato, anche in futuro può essere celebrata nel medesimo modo.

Nonostante qualsiasi cosa in contrario.

Dalla sede della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, 11 febbraio 2018, memoria della beata Maria Vergine di Lourdes.

Robert Card. Sarah
Prefetto
+ Arthur Roche
Arcivescovo Segretario

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