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domenica 10 novembre 2024

“CORAM DOMINO”

 



 

Anzitutto bisogna ricordare che nella liturgia è all’opera Dio stesso che, nella sua iniziativa di salvezza, ci santifica mediante Cristo nello Spirito, ci raduna nella santa Chiesa e ci abilita nel medesimo Spirito alla lode filiale, al culto integrale nell’offerta del sacrificio perfetto che egli gradisce. Ecco, quindi, che tutto scaturisce dal Padre come salvezza e tutto ritorna a lui come lode o culto. Perciò l’azione liturgica è adorazione indivisa del Dio Uno nella Trinità delle persone divine, come risposta e accoglienza dell’azione unitaria e trinitaria di Dio, che opera la nostra santificazione. È dalla contemplazione dell’agire della SS.ma Trinità che scaturisce il vero volto della liturgia della Chiesa. Tra celebrazione liturgica e adorazione c’è un rapporto intrinseco (cf. Benedetto XVI, Esortazione apostolica Sacramentum caritatis, n. 66). L’adorazione al tempo stesso che prende le distanze da Dio in quanto ne riconosce la trascendenza, avvicina a lui perché ci rende consapevoli della sua presenza salvifica. A questo proposito, è utile ricordare il concetto biblico di “timore di Dio”. In rapporto all’atteggiamento religioso di timore che l’uomo greco aveva dinanzi ai suoi dèi, il rapporto con Dio dell’uomo biblico non è solo di timore ma anche di amore, come esprime bene il Sal 103,17: “L’amore del Signore è da sempre, per sempre su quelli che lo temono”. Il timore/amore di Dio è consapevolezza della sua presenza salvifica in mezzo a noi ed è quindi condizione necessaria affinché la celebrazione liturgica appaia “in conspectu Domini”, “coram Domino”.

 

 


domenica 29 maggio 2022

 


LITURGIA FONDAMENTALE

 

Andrea Grillo, Teologia fondamentale. Una introduzione alla teologia dell’azione rituale (Teologia – Strumenti), Cittadella Editrice, Assisi 2022. 407 pp. (€ 29,90).

Questo volume riprende una tematica già trattata dal prof. A. Grillo nel 1998 e, in una seconda edizione, nel 2011. Il titolo di questa seconda edizione recitava: Introduzione alla teologia liturgica. Approccio teorico alla liturgia e ai sacramenti cristiani. Un volume di 606 pagine. L’opera che presentiamo si limita a introdurre alla “liturgia fondamentale”, mentre un altro volume che uscirà fra qualche mese, si occuperà soltanto del de sacramentis in genere.

L’Autore afferma che questo nuovo volume non solo non perde la ricchezza del secondo, ma anzi aggiunge anche delle nuove consapevolezze maturate nell’ulteriore decennio. Il cuore dell’argomentazione è il riconoscimento che nel culto rituale si gioca una dimensione teologica decisiva. Il contenuto dell’opera è diviso in quattro parti: la prima parte presenta il modello teorico di interpretazione del rapporto tra teologia e rito. Nella seconda parte si studia le teologie di O. Casel e S. Marsili, di C. Vagaggini e R. Guardini, senza dimenticare P. Parsch e i coniugi Maritain. La terza parte parla di Movimento liturgico e istituzione Magisteriale. La quarta parte si occupa delle prospettive di riforma e di iniziazione.

Non pretendo riassumere il contenuto dell’opera, ma spigolare alcune affermazioni qua e là che considero significative. “Il rito non è semplicemente rispecchiamento di un ordine concettuale, ma struttura formalmente lo spazioculturale’ per il discorso della fede” (p. 23). “Si è ‘iniziati’ non semplicemente ‘al rito’, ma soprattutto ‘dal rito’” (p. 26). “Le difficoltà a cui la riforma liturgica rispondeva non erano semplicemente con quel particolare rito (latino, prolisso, statico, arcaico), ma anche (e forza anzitutto) con il rito in quanto tale” (p. 28). “Nella nuova visione il sacramento può essere segno solo a condizione che riesca ancora ad essere rito. Il suo ‘comunicare’ non può essere letto al di fuori di una azione rituale e celebrativa” (p. 75). “Non stupisce il fatto che quando nel sacramento conta soprattutto (o soltanto) ciò che è invisibile, prima o poi si possa decidere di fare a meno del sacramento stesso” (p. 94). “L’accidente non è irrilevante per la sostanza: nell’eucaristia si ‘riscopre’ che gli accidenti non sono accidentali” (p. 290). A proposito della partecipazione attiva, “il lato decisivo della questione non è tanto la attribuzione di una azione ad ognuno, quanto la attribuzione dell’unica azione rituale a tutti” (p. 319).

Per concludere, riprendo un testo illuminante: “Grazie al ‘genere rito’ viene recuperata una triplice unità: a) prima di tutto la unità tra santificazione e culto all’interno dell’azione rituale; b) poi la unità tra mistero e celebrazione; c) infine la unità tra presidenza, ministro e assemblea” (p. 398).

 

domenica 15 maggio 2022

LITURGIA COME RELAZIONE

 



Francesco Zucchelli, Liturgia come relazione. Teologia liturgica nell’opera anglicana di John Henry Newman (Bibliotheca “Ephemerides Liturgicae” – “Subsidia” 202), CLV Edizioni Liturgiche, Roma 2022. 190 pp. (€ 22,00).

 

L’Autore afferma che dal discorso intorno al primato della verità, emerge forse la prospettiva più significativa del suo lavoro: quella che lega alcune intuizioni di Newman a Romano Guardini. Quest’ultimo, già a partire dagli anni della formazione, era entrato in contatto con le opere dell’oratoriano inglese e conosceva bene il suo pensiero. Quando nello Spirito della Liturgia, egli parla del primato del logos sull’ethos, non fa altro che ripercorrere ciò che Newman aveva riscontrato e descritto nel secolo precedente, ovvero il pericolo di una autoreferenzialità che rischiava di travisare e tradire quella necessaria apertura al mistero con la quale si afferma il primato di Dio e sulla quale si fonda e resta stabile la liturgia (cf. le Conclusioni, p. 172).

domenica 2 agosto 2020

LA MORTE DI CRISTO







Enrico Mazza, Sacrificato per i nostri peccati? Una ricerca sull’origine di un’idea, EDB 2020. 244 pp. € 25,00.


Due versetti di Paolo – 1Corinti 15,3 e Romani 3,25 – sono al centro di questa ricerca di storia delle idee. Se legati assieme, essi affermano che Gesù è morto per i peccati degli uomini e che la sua morte fu un sacrificio espiatorio. Queste frasi vanno lette all’interno dell’intero corpus paolino, dove emerge anche un’altra cristologia, basata sul rapporto di contrapposizione tra il primo Adamo e l’ultimo Adamo, che si caratterizza per la sua obbedienza.

In altri termini, con il metodo storico-critico la morte di Cristo non fu sacrificale, né in remissione dei peccati, mentre ciò si può affermare con il metodo tipologico.

Poiché Paolo non utilizzerà mai più la frase di 1Corinti 15,3 e Romani 3,25 non è altro che una trasposizione del linguaggio del sacrificio del kippur sul sangue di Cristo, ne segue che questi è come il Propiziatorio per la giustificazione di tutti gli uomini.

(Dalla Quarta di copertina)

domenica 7 giugno 2020

DIO AMORE E BELLEZZA



George Augustin (ed.), Dio amore e bellezza. Padre Figlio e Spirito Santo (Orizzonti 7), Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2020. 158 pp. € 13.00.


Il proposito degli autori di questo volume è quello di invitare e incoraggiare a tenere viva la questione del Dio di Gesù Cristo nel pensiero e nell’agire cristiano e a mettere in modo sempre nuovo la testimonianza del Dio trino e uno al centro della vita cristiana e dell’annuncio ecclesiale, affinché, anche in futuro, continui a crescere una nuova testimonianza viva e confessata del Dio di Gesù Cristo. In questo oggi consiste l’urgente invio in missione dei cristiani. Noi vogliamo rendere ragione della nostra speranza (1 Pt 3,15).
(dall’Introduzione al volume)


Luis F. Card. Ladaria, La Trinità è il Dio uno.
George Augustin, Appello per una svolta teocentrica nell’epoca secolare.
Ralph Weimann, La fede nel Dio trinitario e l’immagine dell’uomo.
Bruno Forte, Il Dio trinitario e la bellezza che salverà il mondo.
Angelo Card. Scola, “Non agire secondo ragione è contrario alla natura di Dio".
Gianfranco Card. Ravasi, Simboli e immagini di Dio trinitario.
Kurt Card. Koch, La presenza di Dio testimoniata in comunione ecumenica.  


domenica 8 dicembre 2019

LITURGIA E CULTURA




Sono usciti gli Atti dell’XI Congresso di Liturgia “Liturgia e Cultura”, tenutosi a Roma dal 9 all’11 maggio 2018 presso il Pontificio Ateneo sant’Anselmo – Pontificio Istituto Liturgico. Il testo è a cura di Francesco Bonomo, Stefan Geiger, Dominik Jurczak, Fergus Ryan.
Nella celebrazione liturgica si realizza in pienezza l’esperienza della fede, è il locus theologicus da cui osservare l’apporto culturale, in base al quale esercitare un discernimento e nel quale accogliere prudentemente quell’universo organico e sistemico che è il punto di riferimento centrale della vita dei fedeli aderenti alla Chiesa, in un luogo e in un tempo, perché in quel luogo e in quel tempo si forma la comunità cristiana come populo congregato. Se nella liturgia si percepiscono conflitti per cui ritus et preces si distaccano dal contesto culturale in cui sono realizzati, significa che un passaggio del linguaggio non ha funzionato perché in uno dei due canali, mittente e destinatario, si è creata una frattura, una discrepanza o un’alienazione che pregiudica l’intero atto di culto. La liturgia deve raccogliere la sfida di essere culturalmente in grado di trasmettere il suo messaggio e di essere efficace. Al termine dei lavori dell’XI Congresso di Liturgia e presentando il volume degli Atti abbiamo notato il fiorire di numerose riflessioni capaci di portare ancora la navigazione al largo. Tentare di riprendere la questione anche per mezzo delle moderne scoperte delle scienze umane e dei dati a disposizione non fa altro che orientare nuovamente la bussola sull’impegno della ricerca.





martedì 1 gennaio 2019

LITURGIA E TEOLOGIA DRAMMATICA DI H.U. VON BALTHASAR




Sante Ippoliti, La soteriologia liturgica sullo sfondo della teologia drammatica di Hans Urs von Balthasar (Bibliotheca “Ephemerides Liturgicae” – “Subsidia” 188), CLV Edizioni Liturgiche 2018. 326 pp. (€ 39,00)

Uno dei temi più alti della riflessione teologica di Hans Urs von Balthasar è la missione di Cristo nel mondo, dall’incarnazione sino alla usa morte di croce. Questo tema lo vediamo espresso nel prefazio della seconda preghiera eucaristica, nella quale troviamo una preghiera rivolta al Padre, una al Figlio e una allo Spirito Santo, e descrive ciò che fa il Padre, dicendo: Tu “lo hai mandato a noi come Salvatore e Redentore”. In queste parole noi troviamo la decisione e l’invio del Figlio, dal seno della Trinità, che si fa uomo nel seno della vergine Maria, per opera dello Spirito Santo, che ci rivela il mistero del Dio invisibile, presentandosi a noi come sua immagine visibile e suo estremo amore nella gloria del suo morire. Noi ora ritroviamo nella preghiera eucaristica questa decisione eterna di Dio e la vediamo attualizzato oggi nel prefazio della seconda preghiera eucaristica. Come il Cristo giunge ad essere salvatore in un dramma fino a dare la sua vita, von Balthasar lo presenta nella trattazione della kenosi, in cui Gesù Cristo, versando il suo sangue, stabilisce la nuova ed eterna alleanza, tra Dio e l’uomo redento. In termini balthasariani, noi vediamo ora che nella preghiera eucaristica si ripete, si attualizza il sacrificio di Cristo, si sparge di nuovo il suo sangue.

Ora, quel che avviene sull’altare, non è altro che una kenosi totale che Cristo fa di se stesso: offre il suo corpo e versa il suo sangue per noi, per la salvezza di tutti. Quello che fa Cristo sull’altare è il modello paradigmatico del suo sacrificio. Questo aspetto kenotico della nostra salvezza è l’elemento fondamentale di una teologica liturgica soteriologica. Proprio in questa kenosi totale dello svuotarsi completamente sull’altare nel sacrificio della messa, noi vediamo, seguendo la riflessione teologica di von Balthasar, concretizzata la nascita di una teologia della salvezza.

(Quarta di copertina)

domenica 16 settembre 2018

LA STRUTTURA TEOLOGICA TRIDIMENSIONALE DELL’EUCOLOGIA






Essendo la celebrazione liturgica un avvenimento salvifico in forma rituale, ciò che si compie in essa non è anzitutto l’agire dell’uomo ma ancora prima quello di Dio: la salvezza che Dio ha operato nella pasqua di Cristo e si è manifestata nel dono dello Spirito, si realizza nella Chiesa come mysterium. Infatti la liturgia è opera della Trinità: Liturgia opus Trinitatis (Catechismo della Chiesa Cattolica [= CCC], n. 1077). In armonia con questa dimensione storico-salvifica della liturgia, si può affermare in forma sintetica che l’eucologia ha tre dimensioni: dossologica, anamnetica ed epicletica, che talvolta vengono riferite rispettivamente al Padre, al Figlio e allo Spirito. Ciò è vero non solo della preghiera eucaristica ma anche dell’eucologia cosiddetta minore. Questa articolazione in tre dimensioni o tempi è richiesta dal nostro procedere logico nell’esprimerci. Notiamo però che non la si deve applicare in modo meccanico all’agire di Dio in quanto l’agire delle Tre Persone Divine non avviene separatamente. Il discorso sulla struttura tridimensionale dell’eucologia va quindi fatto con cautela, perché non si tratta di dimensioni separabili ma di un’unica e medesima realtà.

In quest’unica realtà, però, non c’è dubbio che l’anamnesi, o memoria esplicita dell’opera divina, è l’elemento essenziale senza del quale non vi può essere preghiera propriamente cristiana. Il contenuto dell’anamnesi, incentrato sul Mistero di Cristo, assume note specifiche in ogni preghiera secondo forme più o meno articolate e sviluppate. Nei casi limite tale anamnesi si può considerare sostanzialmente presente, benché ridotta al minimo, nel semplice Per Christum Dominum nostrum con cui si chiudono le orazioni della liturgia romana. Infatti, con questa conclusione l’orazione, abitualmente rivolta al Padre, fa appello alla mediazione di Cristo Signore, innestando così tutto il suo contenuto sull’opera divina della salvezza. Questa formula cristologica, che nella colletta è anche esplicitamente trinitaria (Per Dominum nostrum Iesum Christum Filium tuum, qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus sancti Deus per omnia saecula saeculorum), è allo stesso tempo anamnesi e confessione di fede. Anche quando la preghiera si rivolge a Cristo (il che è più raro), la dossologia finale è sempre trinitaria: Qui vivis et regnas cum Deo Patre in unitate Spiritus Sancti, Deus, per omnia sæcula sæculorum. 

Nel Messale Romano del 1962 ci sono ben 64 orazioni rivolte al Figlio; nel Messale del 2002 ne sono rimaste soltanto 5: le collette del venerdì della I settimana di Avvento, del 24 dicembre e della solennità del Corpo e Sangue di Cristo; nonché le orazioni dopo la comunione della solennità del Corpo e Sangue di Cristo e della festa dell’Esaltazione della Santa Croce.

Se l’elemento anamnetico è essenziale, non meno importante è quello epicletico. L’epiclesi infatti protegge l’anamnesi dal fraintendimento di essere un ricordo puramente psicologico. Nella preghiera di epiclesi, la comunità orante confessa la sua fede nella potenza dello Spirito che opera qui e ora nella celebrazione.

Ogni testo eucologico ha quindi un nucleo contenutistico essenzialmente comune, che troviamo espresso anzitutto e pienamente nella preghiera eucaristica, cuore e centro dell’intera celebrazione eucaristica, testo presidenziale per eccellenza.

domenica 29 luglio 2018

IN SPIRITO E VERITÀ






È mezzogiorno. Un uomo e una donna, che si può immaginare emarginata fra i suoi a ragione di una travagliata storia personale alle spalle. Due interpreti di altrettante visioni della Torà, divaricanti ma a loro modo fedeli alla rispettiva tradizione, che dovrebbero inevitabilmente scontrarsi: ad esempio, a proposito del luogo santo più efficace presso cui adorare Dio, rispettivamente il Tempio di Gerusalemme e il monte Sinai, da una parte, e il Garizim, altura sacra ai samaritani, dall’altra. Tuttavia Gesù, davanti alla domanda di lei – colpita dalle doti profetiche del suo interlocutore – su dove sia più opportuno pregare, rispetta l’interlocutrice nella sua umanità, accetta le differenze e mantiene l’identità in campo, rifiutando un dilemma che percepisce come troppo angusto e radicalizzando la questione. Così, egli proietta piuttosto il quadro su un futuro escatologico, peraltro già avviato: “Credimi, donna, è giunto il momento in cui né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre…” (Gv 4,21). E sarà adorato “in spirito e verità”. Con lui, viene l’ora in cui il culto non dipende più da un luogo determinato, fosse pure il più venerabile. Gesù, in tal modo, si pone in linea diretta con la tradizione profetica, che annunciava come all’avvento del Messia “la conoscenza del Signore riempirà la terra come le acque ricoprono il mare” (Is 11,9). Si ricordi, a mo’ di suggestione, la considerazione del sociologo francese Marcel Gauchet secondo cui il cristianesimo sarebbe “la religione dell’uscita dalla religione”.



Fonte: Brunetto Salvarani, Teologia per i tempi incerti, Editori Laterza, Roma 2018, p. 143. 

giovedì 1 marzo 2018

LETTERA "PLACUIT DEO"


Della Lettera della Congregazione per la Dottrina della fede: “Placuit Deo” su alcuni aspetti della salvezza cristiana (firmata il 22 febbraio 2018, festa della Cattedra di san Pietro), proponiamo i nn. 13 e 14 che illustrano il ruolo che può avere la liturgia nel conservare il vero sensus fidei nelle attuali circostanze culturali (omettiamo le note). 

13. Sia la visione individualistica sia quella meramente interiore della salvezza contraddicono anche l’economia sacramentale tramite la quale Dio ha voluto salvare la persona umana. La partecipazione, nella Chiesa, al nuovo ordine di rapporti inaugurati da Gesù avviene tramite i sacramenti, tra i quali il Battesimo è la porta, e l’Eucaristia la sorgente e il culmine. Si vede così, da una parte, l’inconsistenza delle pretese di auto-salvezza, che contano sulle sole forze umane. La fede confessa, al contrario, che siamo salvati tramite il Battesimo, il quale ci imprime il carattere indelebile dell’appartenenza a Cristo e alla Chiesa, da cui deriva la trasformazione del nostro modo concreto di vivere i rapporti con Dio, con gli uomini e con il creato (cf. Mt 28,19). Così, purificati dal peccato originale e da ogni peccato, siamo chiamati ad una nuova esistenza conforme a Cristo (cf. Rom 6,4). Con la grazia dei sette sacramenti, i credenti continuamente crescono e si rigenerano, soprattutto quando il cammino si fa più faticoso e non mancano le cadute. Quando essi, peccando, abbandonano il loro amore per Cristo, possono essere reintrodotti, mediante il sacramento della Penitenza, all’ordine di rapporti inaugurato da Gesù, per camminare come ha camminato Lui (cf. 1 Gv 2,6). In questo modo guardiamo con speranza l’ultimo giudizio, in cui ogni persona sarà giudicata sulla concretezza del suo amore (cf. Rom 13,8-10), specialmente verso i più deboli (cf. Mt 25,31-46).
14. L’economia salvifica sacramentale si oppone anche alle tendenze che propongono una salvezza meramente interiore. Lo gnosticismo, infatti, si associa ad uno sguardo negativo sull’ordine creaturale, compreso come limitazione della libertà assoluta dello spirito umano. Di conseguenza, la salvezza è vista come liberazione dal corpo e dalle relazioni concrete in cui vive la persona. In quanto siamo salvati, invece, «per mezzo dell’offerta del corpo di Gesù Cristo» (Eb 10,10; cf. Col 1,22), la vera salvezza, lungi dall’essere liberazione dal corpo, include anche la sua santificazione (cf. Rom 12,1). Il corpo umano è stato modellato da Dio, il quale ha inscritto in esso un linguaggio che invita la persona umana a riconoscere i doni del Creatore e a vivere in comunione con i fratelli. Il Salvatore ha ristabilito e rinnovato, con la sua Incarnazione e il suo mistero pasquale, questo linguaggio originario e ce lo ha comunicato nell’economia corporale dei sacramenti. Grazie ai sacramenti i cristiani possono vivere in fedeltà alla carne di Cristo e, in conseguenza, in fedeltà all’ordine concreto di rapporti che Egli ci ha donato. Quest’ordine di rapporti richiede, in modo particolare, la cura dell’umanità sofferente di tutti gli uomini, tramite le opere di misericordia corporali e spirituali.


domenica 8 ottobre 2017

LE LEZIONI DELLA STORIA E LA RIFORMA LITURGICA



La certezza nella presenza di Cristo nell’eucaristia è stata sempre uno dei punti fondamentali della fede cristiana. Tuttavia la storia ci insegna che nel corso dei secoli sono varie le accentuazioni e le forme espressive di questa verità. Insomma se la verità di fede è una, le teologie che la esprimono  sono varie.

Nel secolo IX si diffonde una nuova concezione dell’eucaristia in certa misura differente da quella dei Padri: Cristo viene considerato presente nell’eucaristia con la medesima materialità corporea e i cinque sensi propri della sua esistenza storica terrena, anche se ridotto a dimensioni minime e velato dalle specie del pane e del vino. Si passa quindi dal simbolo reale dei Padri greci al realismo cosificante dei popoli germanici, la cui mentalità progressivamente si impone come elemento dominante nella cultura occidentale.

Ecco quindi che la mentalità dominante, o per lo meno molto rilevante, resta in alcune fasce l’idea cosificante, che alimenta certe manifestazioni devozionali dal tempo carolingio in poi.

In questo nuovo clima si capisce forse meglio perché, ad esempio, si adotta in questo periodo il pane azimo, che sostituisce il pane offerto dai fedeli, si abbandona la comunione al sangue per lo scrupolo di versamenti, si introducono le grandi elevazioni del pane e del vino appena consacrati, la comunione in bocca, la congiunzione delle dita che hanno toccato l’ostia, diverse particolari abluzioni, l’accurata purificazione dei vasi sacri, la tovaglia davanti ai comunicandi, alcune genuflessioni, ecc.

Notiamo che la presenza di Cristo nell’eucaristia non è una presenza di tipo fisico-naturale, ma di tipo sacramentale. E quindi il sacrificio di Gesù Cristo non è presente nell’eucaristia secondo le modalità proprie del Calvario, bensì in forma sacramentale. Questa consapevolezza è alla base della riforma della Messa operata dopo il Vaticano II.



Per approfondire, consiglio: Enrico Mazza, Continuità e discontinuità. Concezioni medievali dell’Eucaristia a confronto con la tradizione dei Padri, Edizioni Liturgiche, Roma 2001; Vincenzo Raffa, Liturgia eucaristica. Mistagogia della Messa: dalla storia e dalla teologia alla pastorale pratica, Edizioni Liturgiche, Roma 2003; Pierpaolo Caspani, Pane vivo spezzato per il mondo. Linee di teologia eucaristica, Cittadella, Assisi 2011.

domenica 3 settembre 2017

TEOLOGIA NARRATIVA E LITURGIA


La cosiddetta “teologia narrativa” è un modo di comunicare il messaggio cristiano che ne pone in risalto il suo carattere storico e la sua applicazione o dimensione pratica. I racconti biblici costituiscono il punto di riferimento centrale di tutte le narrazioni cristiane. La lettura narrativa della Bibbia recupera il suo senso di storia salvifica e fornisce una forma di incontro con la Parola che ci riguarda. Il “memoriale” biblico non è solo commemorazione, ma evento salvifico permanente, perché in sé custodisce un intervento divino che è eterno e può, perciò, attraversare la tridimensionalità del tempo irradiandola.

Infatti, narrare non è solo ricordare, ma anche generare una reviviscenza. La narrazione può avere quindi una funzione creatrice, che possiamo chiamare “sacramentale”: non per nulla la messa ha nel suo cuore “la preghiera eucaristica”, che comprende la narrazione evangelica dell’ultima cena, ed è così che si attua la presenza reale di Cristo nell’assemblea liturgica sotto i segni del pane e del vino.


La teologia narrativa è un sano complemento per una lettura della fede cristiana eccessivamente concettuale o astratta. E’ un altro modo di fare teologia, che non vuole smentire il modo clasi­co: la narrazione non deve far perdere di vista altre dimensioni della teologia, in particolare la sua dimensione speculativa. 

domenica 23 ottobre 2016

QUESTO È IL MIO CORPO


 

Giovanni Cesare Pagazzi, Questo è il mio corpo. La grazia del Signore Gesù. Prefazione del card. Gianfranco Ravasi. (Nuovi Saggi Teologici 113), EDB 2016. 135 pp.

 

La teologia cristiana riconoce alla “grazia” di Dio quasi esclusivamente il senso del “dono” e del “perdono”, trovandosi non di rado in seria difficoltà nell’articolare la generosità divina e l’effettivo contributo della libertà umana.

Questo libro segue un’altra corrente della teologia biblica della grazia, per nulla alternativa ma diversa e complementare a quella che confluisce nell’epistolario paolino. Essa passa per il Libro di Giosuè, l’Esodo, la Genesi, i libri storici, profetici e sapienziali, attraversa i quattro Vangeli, la Lettera agli Ebrei (e molti altri testi), per sfociare nell’ultima riga della Bibbia: “La grazia del Signore Gesù sia con tutti”. Tale “corrente” del grande fiume biblico scorge nel “potere di muoversi” e nel “senso pratico” i primi doni dati da Dio all’uomo; la grazia non si compirebbe dunque nel dono poiché trattandosi del “dono di un potere” provoca ed esige l’effettivo esercizio. Solo se tale potere viene praticato in maniera congruente alla realtà uscita dalle mani del Creatore diviene savoir-faire, portamento e comportamento garbato, sapiente, giusto, ag-graziato, cioè grazia. Non per nulla l’ebraico biblico adotta le espressioni “goffo” e “maldestro” per definire l’empio, l’insipiente e l’ingiusto.

 

(Quarta di copertina)

domenica 15 maggio 2016

IL “NON ANCORA” E LA LITURGIA


 
“Siamo tutti legati ad una logica soprattutto pedagogica, per cui il ‘non ancora’ [della salvezza] è visto nel suo lato soprattutto negativo, come qualcosa da colmare. Questa logica pedagogica, tuttavia, ha una dimensione che ha resistito al suo influsso, anche se spesso a fatica: la liturgia. Nella logica liturgica, infatti, il ‘non ancora’ è la promessa premessa che apre all’invocazione; non è qualcosa immediatamente da riempire con un contenuto dottrinale, ma è piuttosto un tempo che siamo chiamati ad abitare assumendo la nostra parzialità, stando con Gesù anche se non capiamo tutto subito, esattamente come i discepoli del vangelo. La sfida enorme è di tramutare questo principio in una pratica in grado di comprendere la parzialità senza subordinarla gerarchicamente alla pienezza che non c’è ancora…”

(Stella Morra, Dio non si stanca. La misericordia come forma ecclesiale, EDB 2015, p. 119)

domenica 8 maggio 2016

LA PRESENZA DI CRISTO NELLA LITURGIA


Juan José Silvestre e Juan Rego (edd.), Il mistero di Cristo reso presente nella liturgia, Edizioni Santa Croce srl, Roma 2016. 477 pp.

Il volume raccoglie i contributi presentati al XVI Convegno della Facoltà di Teologia della Pontificia Università della Santa Croce, svoltosi nei giorni 3 e 4 marzo 2015. Il convegno, intitolato Il mistero di Cristo, reso presente nella liturgia, ha offerto una riflessione sulla liturgia a partire dal mistero di Cristo, suo centro e radice. Tale mistero va inteso in tutte le sfumature, con cui lo presenta la Scrittura. Punto di partenza è una visione complessiva che, avendo come fulcro il mistero pasquale, abbraccia tutto il “mistero” di Cristo: la sua Persona radicata nella storia di un Popolo, la sua Pasqua, l’incorporazione della sua Chiesa mediante il dono dello Spirito, l’attesa della consumazione escatologica.

Il volume contiene il testo delle 6 relazioni e delle 18 comunicazioni. In seguito diamo il titolo solo delle relazioni:

Antonio Pitta, Tra rivelazione e nascondimento. Il Mistero nel Nuovo Testamento.

Antonio Miralles, Mysterium e sacramentum nelle fonti liturgiche.

José Luis Gutiérrez Martín, Semel immolatus… et tamen quotidie immolatur. L’attualizzazione del Mistero nella celebrazione del culto. Una metafora della teologia liturgica del XX secolo.

Angelo Lameri, La Liturgia delle Ore, celebrazione del Mistero Pasquale.

Pierangelo Sequeri, Dal mistero pasquale alla musica per la liturgia.

David W. Fagerberg, The Christian Life as Marked by the Celebrated Mystery.