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domenica 10 luglio 2022

LA RELIGIOSITÀ

 



La religiosità non è solo un sentimento, o una guida morale, o un vademecum sociale. È anche un modo razionale e irrazionale insieme, di fare i conti con la dimensione del tragico nella storia e di scendere a patti con il mistero. Con Nietzsche ci eravamo convinti che “non esistono fatti, solo interpretazioni”. Poi qualcosa ci cambia per sempre la vita, come la Grande Epidemia, con migliaia di vittime, la paura lo spaesamento, la disruption che provoca, e ci accorgiamo che i fatti esistono, altroché.

Comprendiamo allora che la religione non può essere ridotta a un dispensatore di generi di conforto. Né possiamo richiuderla in un rapporto privato a due, tra fedele e Dio, perché ci serve invece che continui a rappresentare, come è stato per secoli, un fattore di civilizzazione.

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La religione non serve solo a pregare in privato, è un legame di comunità, e la fede ha rilevanza nel dibattito pubblico. La Chiesa si chiama così perché viene da ecclesia, che in greco designava l’assemblea, la riunione, l’adunanza, esattamente come la riunione dei cittadini nell’agorà nella democrazia ateniese.

La religione è dunque un fatto sociale, prima ancora che personale. Secondo il fondatore della sociologia, Émile Durkheim, la sua originaria ragione d’essere sarebbe proprio quella di tenere insieme la comunità di uomini. Ce ne accorgiamo quando non c’è, o quando si rinchiude o si estremizza, e non esercita più con efficacia il suo magistero.

 

Fonte: Antonio Polito, Le regole del cammino. In viaggio verso il tempo che ci attende (Universale Economica Feltrinelli), Marsilio, Venezia 2022, pp. 101-102.