Il
Lezionario della Messa (Ordo Lectionum Missae [OLM]) va venerato come la
Parola di Dio: la liturgia stessa ce lo insegna, quando circonda il libro dei
Vangeli con tanti segni di venerazione (incenso, bacio, intronizzazione
sull’altare e sull’ambone).
Il
Lezionario contiene la Parola che Dio rivolge a tutta l’assemblea. “I libri,
dal quale si desumono le letture della Parola di Dio […] devono suscitare negli
ascoltatori il senso della presenza di Dio che parla al suo popolo. Si deve
quindi procurare che anche i libri, essendo nell’azione liturgica segni e
simboli di realtà superiori, siano davvero degni, decorosi e belli” (OLM 35).
Il
Lezionario è un mezzo in più, tra i gesti simbolici, per mostrare la nostra
comprensione e stima della Parola di Dio. “Poiché la proclamazione del Vangelo
costituisce sempre l’apice della Liturgia della Parola, la tradizione
liturgica, sia occidentale che orientale, ha sempre fatto una certa distinzione
fra i libri delle letture. Il libro dei Vangeli veniva infatti preparato e
ornato con massina cura, ed era oggetto di venerazione più di ogni altro libro
destinato alle letture” (OLM 36).
All’inizio
della celebrazione della Messa il diacono porta solennemente il libro dei
Vangeli. Questo gesto indica che la Parola di Dio convoca l’assemblea e
illumina la sua fede. L’Evangeliario viene, poi, deposto, chiuso, sull’altare.
Il vescovo che presiede bacia l’altare e l’Evangeliario al termine della
processione di ingresso. Altare e libro: il nostro duplice incontro con Cristo,
parola e alimento della comunità cristiana. Duplice mensa alla quale siamo
invitati.
Al
momento della proclamazione del Vangelo, il diacono prende l’Evangeliario
dall’altare: come il pane e il vino eucaristici sono presi dall’altare perché i
fedeli si nutrano del corpo di Cristo, così anche il Vangelo è preso
dall’altare affinché i fedeli si nutrano dalla parola di Cristo. Poi,
accompagnato da accoliti con incenso e candelieri, si pone in marcia la
processione verso l’ambone. Lì il diacono apre il libro. Prima di proclamare la
lettura, il libro del Vangelo viene incensato. La proclamazione inizia con il
triplice segno della croce. Il diacono tocca prima il libro, tracciandovi un
piccolo segno di croce. E poi lo fa su sé stesso: sulla fronte, sulle labbra e
sul petto, a significare l’accesso della parola evangelica nelle facoltà
fondamentali della persona (intelletto, linguaggio e volontà). È l’espressione
di un desiderio: che questa Parola che risuona in mezzo a noi penetri nella
nostra persona, e illumini veramente i nostri pensieri, le nostre parole, i
nostri sentimenti e le nostre azioni. Finita la proclamazione, colui che ha
proclamato il Vangelo prende il libro nelle sue mani e lo bacia: un bacio a
Cristo che ci ha parlato. Nel frattempo, dice sottovoce: “la parola del Vangelo
cancelli i nostri peccati”, chiede cioè che questo Vangelo sia strumento di
salvezza per noi, distruggendo il male che sempre ci insidia. Nelle
celebrazioni più solenni, il vescovo può impartire la benedizione al popolo con
l’Evangeliario (cfr. Ordinamento generale del Messale Romano, n. 175).
Il
Lezionario o l’Evangeliario rimane aperto sull’ambone. Chiuderlo non avrebbe
significato. Il libro aperto, alla vista del popolo, continua ad illuminare il
resto della celebrazione eucaristica e tutta la vita della comunità.
Il
Messale italiano affianca all’antifona alla comunione dell’edizione tipica latina
un’antifona proveniente dal vangelo del giorno. In questo modo si ricorda
l’unicità della tavola del Cristo pane di vita che si offre come nutrimento ai
credenti nel suo corpo scritturistico e nel suo corpo eucaristico.
Accanto
all’altare, abbiamo l’ambone (che significa “luogo elevato”, da anabaínein, “salire”), luogo della
proclamazione della Parola. Dopo secoli di oblio, il ritorno dell’ambone
all’interno dello spazio liturgico è segno della riscoperta del valore della Parola
di Dio nella vita della Chiesa. L’ambone è, nella prima parte della
celebrazione – come l’altare nella seconda – il centro dell’attenzione di tutta
l’assemblea.
