Nella celebrazione liturgica,
l’obbedienza all’Ordo custodisce la relazione comunionale tra i fedeli
partecipanti. Osservando disciplinatamente l’Ordo non mettiamo davanti
le nostre opere, la nostra volontà, ma dischiudiamo uno spazio al farsi presente
e sperimentabile del Mistero: “La forma rituale è insostituibile proprio perché
ha come nota qualificante la sospensione dell’agire a partire da se stessi. In
forza di tale interruzione si crea un posto per l’agire di Colui che proviene
dall’Alto e si libera lo spazio per la presenza attiva di altri oltre a noi
stessi”.
Quanto questo sia salutare per
trovare vie pratiche per camminare insieme, per vivere la sinodalità, per la
partecipazione di tutti alla missione evangelizzatrice della Chiesa, è evidente
da sé.
Fonte: Elena Massimi, Liturgia
e sinodalità. La celebrazione cristiana: fonte e culmine della Chiesa sinodale (Dinamiche),
Queriniana, Brescia 2025, p. 42. Il testo tra virgolette, l’autrice lo prende da
uno studio di G. Basani, La liturgia forma la comunità ed è forma della
comunità.
