La
Chiesa trasmette a ciascuno la lingua materna cristiana e, con essa, la
preghiera che ha ricevuto dal Signore con tutto ciò che questo comporta. In
questo modo si fa riferimento al rito della "traditio" o consegna al catecumeno del Padrenostro, come
simbolo e compendio della preghiera della Chiesa. Questo rito ricorda che i
cristiani, che hanno ricevuto lo spirito di adozione a figli, possono
indirizzarsi a Dio Padre con il "noi" ecclesiale.
Autocomprendersi
nel momento della preghiera come Chiesa, significa aprirsi ad un orizzonte più
ampio di quello semplicemente individuale e soggettivo. Certamente, la
preghiera liturgica non esige la rinuncia al proprio io, alla propria storia e
originalità personali, richiede però che il credente si sappia situare in un
orizzonte più ampio e in atteggiamento di apertura e di dialogo. Si può
affermare che quando il soggetto si esprime con il "noi" tipico della
liturgia, allora vive la dimensione completa di se stesso: solo nella comunione
egli è fino in fondo se stesso autenticamente. La celebrazione cristiana, al
tempo stesso che rispetta il nostro "io", ci educa a crescere nella
dimensione del "noi" comunitario.
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