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domenica 6 settembre 2026

MULTICULTURALISMO E LITURGIA



 

In senso ampio, per cultura si intende l'insieme delle conoscenze, dei valori, delle tradizioni e dei costumi nonché dei linguaggi e dei simboli che un gruppo umano condivide e trasmette da una generazione all'altra. Negli ultimi decenni, nel contesto del fenomeno migratorio, si è parlato molto di multiculturalismo in ordine a costruire una società formata da una molteplicità di culture su un piede di parità. Recentemente, Ernesto Galli della Loggia in un intervento sul Corriere della Sera (27.08.26) ha indicato i limiti di questa visione di società multiculturale.

Mutatis mutandis, non mi sembra insensato (senza senso) leggere la storia della liturgia romana di queste ultimi decenni nel contesto del multiculturalismo e della sua crisi. Benedetto XVI col suo motu proprio Summorum Pontificum (07.07.2007) introduceva accanto alla “forma ordinaria” del rito romano (la riforma di Paolo VI) una “forma straordinaria” dello stesso rito romano (la liturgia del 1962). Affermava inoltre che “le due forme dell’uso del Rito Romano possono arricchirsi a vicenda”.  

La Congregazione per la dottrina della fede in aprile del 2020 avviò una Consultazione sull’applicazione del Motu proprio SP. Le risposte delle diverse Conferenze episcopale non sono state rese note. Il blog Paix-liturgique.org pubblicò la risposta della Conferenza dei vescovi di Francia, in cui si afferma tra l’altro: “La pubblicazione del Motu proprio SP è espressione di una lodevole intenzione che, però, non ha dato i frutti attesi. Se il documento fa onore a un principio di realtà, oggi appare sempre più necessario un instancabile lavoro di unità. Le promesse di un vicendevole arricchimento delle due forme dell’unico rito romano sono rimaste largamente rudimentali. La reciproca diffidenza ha avuto un effetto sterilizzante. L’applicazione del Motu proprio non ha onorato pienamente la cura per l’unità della Chiesa. La sua attuazione pone dei problemi ecclesiologici più che liturgici”. 

Finalmente, papa Francesco col Motu proprio Traditionis custodes (16.07.  2021) scompare la terminologia “forma ordinaria” e “forma straordinaria del rito romano”. Infatti, si afferma che l’unica espressione della lex orandi del Rito romano sono i libri liturgici promulgati dopo il Vaticano II. Bisogna precisare che Francesco col suo MP non proibisce la Mesa in latino, ma regola e limita l’uso del Messale Romano edito da san Giovanni XXIII nell’anno 1962. Si può celebrare la Messa in latino sempre e dovunque col Messale di san Paolo VI.

È incomprensibile come due Liturgie, con ordinamento di letture diverso, calendari differenti, testi diversi nei Tempi centrali dell’Anno liturgico, come cioè due forme espressive diverse della lex orandi possano realmente armonizzarsi con una lex credendi della Chiesa. La “vigenza contemporanea” di due forme rituali diverse (due “culture” diverse), mina l’unità della Chiesa.