ANDREA GRILLO – MATTEO
MARTINO, Teologia Morale e Liturgia (Nuovo corso di teologia morale 6),
Queriniana,Brescia 2026. 311 pp. (25,00 €)
Perché ciò che si celebra
all’altare dovrebbe a che fare con ciò che si decide nella vita? E che cosa
resta di quel legame quando i riti che scandiscono davvero le nostre settimane
sono altri? Si può essere buoni cristiani senza mettere piedi in chiesa? E
allinverso, che cosa cambia nella vita di chi celebra? Dietro queste domande
“da catechismo” si cela uno dei crocevia più caldi della teologia
contemporanea.
La teologia latina ha
oscillato a lungo fra due riduzioni speculari: il culto ricondotto all’etica,
l’etica ricondotta al culto. Grillo e Martino rompono l’alternativa assumendo
la categoria di “cooriginarietà” (E. Jungel): vita quotidiana e azione rituale
sono entrambe culto, ma la liturgia non è un mezzo al servizio della
condotta morale, bensì è un’interruzione della comunicazione ordinaria –
e proprio per questo è originaria.
Il libro ricostruisce il
dibattito postconciliare da entrambi i versanti – Häring, Piana, Angelini,
Chauvet, Lacoste, Bonaccorso, Hameline – , ne cerca il fondamento nella
Scrittura e nella tradizione liturgico-sacramentale, e mette poi la tesi alla
prova su tre soglie: l’iniziazione cristiana e il paradosso dello sbattezzo,
l’esperienza della malattia e della cura, la responsabilità per la casa comune.
Ne esce una tesi antropologica
netta: la libertà non la si dimostra, ma la si riceve. E il rito è il
luogo in cui l’essere umano fa memoria di non essere né il proprio inizio né al
proprio inizio.
(risvolto)
