di ANDREA GRILLO
La questione è delicata. Nel cuore della argomentazione con cui il prof. Mueller, Arcivescovo e ora Prefetto della Congregazione per la Dottrina delle fede, ha scritto 15 anni fa contro ogni possibile ordinazione diaconale... altro »
La liturgia è “l’esercizio della funzione (munus) sacerdotale di Cristo” (SC 7); è anche opera della Chiesa, in cui “ciascuno, svolge il proprio ufficio (munus)” (SC 28). I pastori “esercitano in essa la funzione (munus) di dispensatori dei misteri di Dio” (SC 19). Partecipando alla liturgia il Signore “fa di noi stessi un’offerta (munus) eterna a lui” (SC 12). “Munus” può esprimere bene il mistero liturgico nella sua globalità.
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mercoledì 17 agosto 2016
lunedì 15 agosto 2016
IL MITO
Silvano Petrosino (ed.), Il mito. Senso, natura, attualità (Archivio Julien Ries per l’antropologia
simbolica), Università Cattolica – Jaca Book 2016. 240 pp.
Il volume raccoglie gli interventi e altri saggi
relativi al quinto Seminario internazionale organizzato nel novembre 2014 dall’Archivio
“Julien Ries” per l’antropologia simbolica presso l’Università Cattolica del
Sacro Cuore (sede di Milano).
“Il mito riferisce avvenimenti che risalgono alle
origini, nel tempo primordiale e favoloso degli inizi. Così facendo, esso si
riferisce a realtà che esistono nel mondo e di cui esso spiega le origini:
cosmo, uomo, piante, animali, vita. Parlando dell’intervento di Esseri
soprannaturali, esso descrive l’irruzione del sacro nel mondo” (J. Ries). L’Archivio
“Julien Ries” per l’antropologia simbolica ha dedicato il Seminario
internazione 2014 al tema del mito come strumento di mediazione narrativo-simbolica
tra lo spazio dell’umano e l’apertura del sacro, centrale nell’opera del grande
studioso belga. Il Seminario ha inteso indagare il tema del mito in relazione
ad ambiti antropologico-culturali a esso tradizionalmente legati come la religione
e la filosofia, e propone una lettura degli aspetti “mitici” o “mitologici” che
agiscono inconsapevolmente in alcune manifestazioni della cultura e della
società contemporanee.
Testi di: Monica
Bisi, Christian Cannuyer, Enrico Comba, Chiara Giaccardi, Paolo Gomarasca,
Carlo Modonesi, Davide Navarria, Luca Petrizi, Alessandro Pelissero, Silvano
Petrosino, Ezio Prato, Lorenzo Rossi, Natale Spineto, Sergio Ubbiali.
(Quarta di copertina)
domenica 14 agosto 2016
ASSUNZIONE DELLA B. V. MARIA – 15 Agosto 2016
Assunta di S. Di Stasio 2015
Ap 11,19a; 12,1-6a.10ab: Un segno glorioso apparve nel cielo
Sal 44 (45): Risplende la Regina, Signore, alla tua
destra
1Cor 15,20-27a: Cristo è risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti
Lc 1,39-56: L’anima
mia magnifica il Signore
Possiamo riassumere il contenuto delle tre letture
bibliche con tre immagini di Maria in esse presenti: la donna vestita di sole (prima lettura); la
nuova Eva (seconda lettura); la benedetta fra le donne (vangelo). Queste tre immagini esprimono
sia il ruolo attivo che Maria ha avuto nel mistero della nostra salvezza che la
pienezza di redenzione in lei operata come primo frutto della redenzione
stessa. Maria nuova Eva è protagonista, insieme con Cristo nuovo Adamo, della
nostra salvezza. Così come Adamo ed Eva sono personaggi emblematici per
esprimere l’umanità caduta nel peccato, così Gesù e sua madre diventano
personaggi altrettanto emblematici per esprimere l’umanità rinnovata, che sarà
tale proprio nella misura in cui porterà avanti la inimicizia contro Satana. La
Chiesa canta oggi nella sua liturgia: “Una donna ha chiuso la porta del cielo,
una donna l’apre per noi: Maria, madre del Signore” (Primi Vespri, 2a
ant.).
Elisabetta, piena di Spirito Santo, proclama Maria
“benedetta fra le donne”. Maria è in anticipo sullo spirito delle
“beatitudini”, che Gesù proclamerà all’inizio della sua vita pubblica, perciò è
per lei la prima beatitudine del Nuovo Testamento: “Beata colei che ha creduto
nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto”. Beata anzitutto per la sua
fede nella parola del Signore, perché Maria ha ascoltato e ubbidito al volere
di Dio dichiarandosi assolutamente libera da ogni impegno umano per servire
solo il progetto del Signore. Maria ha collaborato in modo eccezionale al
disegno di Dio. Perciò la benedizione di Dio si concretizza in lei nel dono
della maternità divina. “Benedetta, Vergine Maria! Tu ci hai dato il frutto
della vita” (II Vespri, 3a ant.).
La “donna vestita di sole” e coronata di dodici stelle
(le dodici tribù di Israele), di cui parla l’Apocalisse, è il popolo di Dio
antico e nuovo, sempre osteggiato dalla terribile forza del male (il “drago”).
Il bimbo che nasce dalla donna è il Messia. Questo bimbo, è vittorioso sul
drago, cioè sul male; e vincitore del peccato e della morte, “siede alla destra
del Padre”. Con lui anche Maria è avvolta dallo stesso splendore di gloria.
Maria è quindi “primizia e immagine della Chiesa”, in cui Dio rivela il
compimento del mistero della salvezza (prefazio). Il mistero della Chiesa e
quello di Maria si richiamano reciprocamente per la comune missione, e ciò che
è avvenuto per Maria assunta in cielo si compirà un giorno per la Chiesa
intera. Nella storia di Maria possiamo leggere la nostra storia. Maria è la
prima persona umana in cui la redenzione si è compiuta in pienezza, è il primo
frutto della redenzione. La glorificazione di Maria assunta in cielo è un
evento in cui ammiriamo realizzato ciò che attendiamo si avveri un giorno in
noi. Infatti, in Maria contempliamo e pregustiamo quella gloria futura alla
quale siamo chiamati e destinati, se con Lei sapremo seguire le orme di suo Figlio
Gesù.
venerdì 12 agosto 2016
XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO ( C ) – 14 Agosto 2016
Ger 38,4-6.8-10: I capi dissero al
re: “si metta a morte Geremia…”
Sal 39: Sono venuto a
portare il fuoco e la divisione
Eb 12,1-4: Egli (Gesù) si sottopose
alla croce…”
Lc 12,49-53: “Sono venuto a gettare
fuoco sulla terra”
Ogni brano della
Scrittura forma parte di un grande mosaico che narra la storia della nostra
salvezza, una storia che, per capirne il senso, deve essere interpretata nella
sua globalità. Le parole difficili di Gesù riportate dal vangelo d’oggi vanno
perciò interpretate in un contesto più ampio. Quando Gesù dice: “pensate che io
sia venuto a portare la pace sulla terra? No, vi dico, ma la divisione”, queste
severe parole, lette nel contesto del messaggio evangelico nella sua globalità,
ci ricordano che la scelta di Dio e del suo progetto è una opzione che va fatta
con coraggio e consapevolezza, senza ambiguità, pronti ad affrontare, se
necessario per essere fedeli alla scelta, contrasti e anche lacerazioni.
Nella prima lettura, ci
viene proposta la figura del profeta Geremia, uomo pacifico per eccellenza,
amante della concordia, nemico giurato di ogni guerra e di ogni contrasto.
Eppure, la parola di questo profeta è scomoda, bruciante. Come quella di Gesù,
colpisce gli inerti, i soddisfatti, gli illusi, li scuote dai loro sogni e dai
loro miti. Geremia proclama il giudizio di Dio; comprende l’inutilità della
resistenza all’esercito di Nabucodonosor che assedia Gerusalemme e invita a
porre fine a quella inutile strage. Ma proprio per questo viene preso per
traditore, accusato di non fare gli interessi del popolo e quindi condannato a
morire in una cisterna fangosa. Il profeta resta fedele alla sua missione e
continua a fidarsi di Dio. L’intervento di un cortigiano lo salverà dalla
morte.
Vivere e proclamare la
propria fede non è sempre appagante dal punto di vista umano. La fedeltà a Dio non porta di
per se successo e gloria umana. La vicenda dolorosa del profeta Geremia non è
soltanto figura della vita di Cristo, ma anche della vita di quanti scelgono di
seguire Cristo e il suo vangelo. Il brano della lettera agli Ebrei della
seconda lettura, lo ricorda ad una comunità rassegnata e avvilita: “Pensate attentamente
a colui che ha sopportato contro di sé una così grande ostilità da parte dei
peccatori, perché non vi stanchiate perdendovi d’animo”. La fedeltà alla parola
di Dio comporta una lotta con se stessi e con le strutture ingiuste e
peccatrici che ci assediano. Occorre quindi costanza, fedeltà, coraggio,
vigilanza e decisione per non essere in balia di quella malattia, tipica del
nostro tempo, che si chiama superficialità o banalità o inconsistenza. La pace
cristiana non è senza tensioni e lacerazioni, non va confusa col quieto vivere
o con la tranquillità del disimpegno. Essa è una precisa e coerente scelta di
valori senza compromessi e senza ambiguità con lo sguardo sempre fisso, però, in “Dio, nostra difesa” (antifona
d’ingresso: Sal 83,10).
domenica 7 agosto 2016
PICCOLI ATEI CRESCONO
Franco Garelli, Piccoli
atei crescono. Davvero una generazione senza Dio?, Il Mulino, Bologna 2016.
231 pp.
Piccoli atei crescono è l’immagine della
maggior novità che si registra oggi in Italia quando si parla di giovani e
religione. Non si tratta dello slogan di una campagna anticredulità, messo in
giro da atei militanti per annunciare che il paese è molto più distaccato dal
cattolicesimo di quanto pensi la chiesa di Roma. Né, per contro, del grido di
allarme lanciato da alcuni ecclesiastici che temono che le chiese vuote di
giovani indichino la fine non tanto di un mondo, ma del mondo intero.
No. Questo libro è l’esito più rilevante di una
recentissima ricerca nazionale (che si compone di un’indagine quantitativa e di
molte interviste dirette) che mette a fuoco la situazione in campo religioso
dei giovani dai 18 ai 29 anni che vivono nelle più diverse zone della penisola,
abitano le nostre città e campagne e – a seconda dei casi – sono ancora alle
prese con gli studi, già affacciati al mondo del lavoro, oppure fanno parte di
quel mondo di precari e inoccupati che è uno dei crucci del paese. Si tratta
della versione nostrana dei Millennials,
della generazione Net o Next (e in parte Neet), da molti descritta come l’annello
debole del sistema, o con una preposizione che sa di privazione “senza fretta
di crescere”, senza un lavoro stabile e prospettive certe, senza un’intenzione
ravvicinata di famiglia, senza le prerogative sociali possedute dai coetanei
del passato, senza spazi e ruoli di rilievo capaci di offrire sicurezza e di
far sentire la propria impronta generazionale.
I giovani italiani di oggi sono anche “senza Dio”? L’immagine
è troppo forte, ma certo il fenomeno della “non credenza” tra le nuove
generazioni sta assumendo dimensioni impensabili soltanto sino a pochi anni fa,
di cui c’è scarsa consapevolezza sia nell’immaginario collettivo sia tra gli
stessi operatori del sacro...
(Prima pagina dell’Introduzione al volume)
venerdì 5 agosto 2016
XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO ( C ) – 7 Agosto 2016
Sap 18,3.6-9: La notte (della
liberazione) fu preannunciata ai nostri padri
Sal 32 (33): Beato il popolo
scelto dal Signore
Eb 11,1-2.8-19: La fede è fondamento
di ciò che si spera
Lc 12,32-48: Siate pronti, con
le vesti strette ai fianchi e le lampade accese
L’antifona d’ingresso, riprendendo parole del Sal 73, ci
invita a rinvigorire la nostra fede nel progetto di Dio su di noi: “Sii
fedele, Signore, alla tua alleanza…” La prima lettura, tratta dal libro della
Sapienza, parla della “notte della liberazione”, quando Dio, fedele alla parola
data ai patriarchi, liberò il suo popolo dall’oppressione dell’Egitto. Dio è
sempre fedele alle sue promesse. Chi si appoggia a lui non deve temere nulla,
perché “egli è nostro aiuto e nostro scudo”. In questo contesto, il ritornello
del salmo responsoriale ci invita a ripetere: “Beato il popolo scelto dal
Signore”. Tema unificante i diversi testi è la fiducia in un Dio fedele.
L’allusione alla notte pasquale
dell’Esodo è evidente nel brano evangelico, in particolare in quelle parole di
Gesù quando egli afferma: “siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le
lampade accese”, atteggiamento tipico di chi si appresta a mettersi in viaggio
come gli Ebrei in quella notte, alla vigilia della loro fuga verso la libertà. La condizione
di pellegrini verso la terra promessa degli Ebrei nella prima Pasqua è la
condizione nostra di tutta intera la vita. Tutta la nostra esistenza terrena può
essere considerata una Pasqua, cioè un rito di passaggio. Diverse generazioni
cristiane vissero nella convinzione che Cristo sarebbe tornato nel cuore della
grande notte pasquale, immagine della lunga attesa della Chiesa, tema
illustrato dalla prima parabola della lettura evangelica. L’amore con cui
riusciamo a stare svegli nel nostro cammino terreno ci orienta alla speranza.
Assieme all’amore e alla speranza si intreccia la fede, di cui parla la seconda
lettura: “la fede è fondamento di ciò che si spera e prova di ciò che non si
vede”. Modelli di questa fede sono Abramo e Sara.
lunedì 1 agosto 2016
FINE DELLA RIFORMA DELLA RIFORMA (/3): LA COMMISSIONE 'ECCLESIA DEI' TRA "SUMMORUM PONTIFICUM" E "KREUZWEG"
Andrea Grillo a Munera
Dopo gli eventi di fine giugno e primi luglio – intervista dei lefebvriani che chiudono a Francesco, conferenza a Londra del Card. Sarah e comunicato della Sala Stampa della Santa Sede sul tema, con la... altro »
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