Danza fuori posto!
La liturgia è “l’esercizio della funzione (munus) sacerdotale di Cristo” (SC 7); è anche opera della Chiesa, in cui “ciascuno, svolge il proprio ufficio (munus)” (SC 28). I pastori “esercitano in essa la funzione (munus) di dispensatori dei misteri di Dio” (SC 19). Partecipando alla liturgia il Signore “fa di noi stessi un’offerta (munus) eterna a lui” (SC 12). “Munus” può esprimere bene il mistero liturgico nella sua globalità.
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domenica 14 maggio 2017
venerdì 12 maggio 2017
DOMENICA V DI PASQUA (A)
At
6,1-7; Sal 32 (33); 1Pt 2,4-9; Gv 14,1-12
Il
Sal 32 invita i giusti a lodare il Signore, poiché “retta è la parola del
Signore e fedele ogni sua opera”. L’inno di lode, che per secoli ha celebrato
la gloria di Dio nei ristretti confini del popolo di Israele, corre ora da un
capo all’altro della terra, dovunque vive un uomo che “spera nel suo amore”. In
modo simile, l’antifona d’ingresso, riprendendo i due primi versetti del Sal
97, ci invita a cantare “al Signore un canto nuovo, perché ha compiuto prodigi;
a tutti i popoli ha rivelato la salvezza”. La salvezza di Dio si è manifestata
pienamente ed a tutti i popoli nel mistero del Cristo morto e risorto.
La
lettura evangelica propone un brano del discorso di addio pronunciato da Gesù
nel contesto dell’ultima Cena. Gesù parla della sua dipartita da questo mondo e
del suo ritorno alla casa del Padre, dove va a preparare un posto anche per i
suoi discepoli. San Tommaso desidera conoscere la via per arrivare al luogo
dove Gesù afferma che sta per andare. Gesù risponde di essere lui stesso la
via, ma non solo: egli aggiunge che è anche la verità e la vita. Queste parole
non devono essere interpretate in modo astratto. Gesù propone la propria
persona, il proprio messaggio come ciò che rende “vero” lo sguardo dell’uomo su
di sé, che dà autenticità ai desideri più profondi delle persone, che dona cioè
senso e vigore alla vita e la riempie di speranza e di un orizzonte aperto,
duraturo, eterno e per questo degno di essere ricercato e perseguito. Gesù morto e risorto è la via unica che
conduce al Padre, la verità che illumina, la vita eterna che ci viene donata
già ora nel nostro cammino verso la gloria definitiva. Insomma Gesù è la via
per giungere alla vera vita, ossia alla verità della vita.
La
seconda lettura riprende e sviluppa la stessa dottrina della centralità di
Cristo nella vita dell’uomo; lo fa adoperando un’altra immagine, quella della
“pietra”. San Pietro paragona la comunità dei credenti ad un “edificio
spirituale, per un sacerdozio santo…”, fondato su Cristo “pietra d’angolo”
dell’edificio. Con la sua risurrezione, Cristo si è mostrato davanti agli
uomini come roccia su cui fondare l’edificio di una nuova comunità, quella dei
credenti in Lui, che sono a loro volta chiamati “pietre vive”. Per coloro
invece che rifiutano Cristo quale pietra angolare, essa diventa “sasso
d’inciampo e pietra di scandalo”.
Della
nuova comunità fondata su Cristo, che è la Chiesa, e dei suoi primi passi nella
storia, parla la prima lettura. Si tratta di una comunità che, pur nelle sue
contraddizioni e tensioni, vive in atteggiamento di “servizio” (servizio della
Parola e servizio dei poveri) ad esempio di colui che ha detto: “Il Figlio
dell’uomo non è venuto a farsi servire, ma per servire e dare la propria vita
in riscatto per molti” (Mc 10,45). In questo modo, la Chiesa, quale strumento
di salvezza, è chiamata a rendere presente ed operante, nel tempo e nel mondo,
la grazia del Risorto, di colui che è il solo Salvatore, la via unica che
conduce al Padre.
La
funzione mediatrice di Cristo e il carisma sacerdotale della Chiesa trovano il
loro esercizio privilegiato nella celebrazione eucaristica. Qui avviene il
misterioso scambio di doni che ci rende possibile la comunione con Dio, unico e
sommo bene (orazione sulle offerte). Nella celebrazione eucaristica si verifica
quel processo che ci fa passare “dalla decadenza del peccato alla pienezza
della vita nuova” (orazione dopo la comunione).
domenica 7 maggio 2017
CONVEGNO LITURGICO INTERNAZIONALE DI BOSE
Il
Convegno è aperto a tutti. Per gli studenti di teologia e di architettura sono
previste agevolazioni economiche previo contatto con la Segreteria. Traduzione
simultanea in italiano, inglese e francese saranno disponibili con un minimo di
15 partecipanti per lingua. Per l’iscrizione al Convegno è necessario
telefonare alla Segreteria organizzativa e inviare successivamente la scheda di
iscrizione allegata entro il 25 maggio 2017 fino ad esaurimento dei posti.
Monastero
di Bose
Segreteria
Convegno Liturgico Internazionale
I-13887
Magnano (BI)
Tel.
+39 015.679.185 – Fax +39 015.679.294
sabato 6 maggio 2017
DOMENICA IV DI PASQUA (A)
At 2,14a.36-41; Sal 22 (23); 1Pt 2,20b-25; Gv 10,1-10
Sono
due le unità simboliche che reggono la poesia del Sal 22: quella pastorale,
tanto cara alla tradizione biblica e orientale in genere (cf. Ez 34 e Gv 10); e
quella dell’ospitalità (la mensa, l’olio profumato, il calice colmo), segno di
intimità. Il pastore non è solo la guida, è anche il compagno di viaggio. Nella
persona di Cristo, il Dio che fu Pastore e Ospite di Israele, si fa incontro
agli uomini con un volto umano e con amore e bontà che superano ogni
intendimento. Con questo salmo, che la tradizione pone sulle labbra dei
neobattezzati, anche noi manifestiamo la nostra volontà di proseguire con
impegno il nostro cammino battesimale sulle orme di Cristo buon Pastore.
Nel
brano del vangelo, Gesù si autodefinisce “buon pastore”. L’attesa di un
“pastore” che sapesse guidare con giustizia il popolo era sempre stata viva in
Israele (cf. Sal 22; Ez 34). Appropriandosi di questa immagine, Gesù intende
presentarsi come il Messia atteso, autentica guida, in grado di salvare l’uomo,
a differenza di qualsiasi altro, “ladro” e “brigante”. Gesù usa poi un’altra
immagine di cui pure si appropria: “io sono la porta delle pecore”. Il tema
della “porta” che dà accesso alle realtà celesti era frequente nella tradizione
giudaica (cf., ad esempio, Gen 28,17). Gesù è quindi l’unica porta attraverso
cui abbiamo accesso alla gloria: egli ci guida “ai pascoli eterni del cielo”
(orazione dopo la comunione).
Gesù
non fa derivare la sua autorità sull’uomo dal ricatto o da imposizioni di
qualsiasi genere, ma, come dice san Pietro nella seconda lettura, dall’esempio
che egli dà e dalla positività dei valori che propone: “Cristo patì per voi,
lasciandovi un esempio, perché ne seguiate le orme”. Il pastore cammina davanti
alle sue pecore (cf. Gv 10,4), si pone alla loro testa e le guida dentro la
realtà della storia.
Come
si entra a far parte del gregge o della comunità di Gesù? Ce lo spiega la prima
lettura, tratta dal discorso in cui san Pietro annuncia alla folla di
Gerusalemme il Cristo morto e risorto. Alla domanda degli ascoltatori a Pietro
e agli apostoli: “Che cosa dobbiamo fare, fratelli?”, Pietro risponde indicando
la triplice via che introduce nella Chiesa di Gesù: “Convertitevi”. Il pentimento o la conversione è la richiesta
fondamentale. “Ciascuno di voi si faccia battezzare
nel nome di Gesù Cristo”. L’essere battezzati nel nome di Gesù Cristo equivale
ad essere inseriti nel mistero della sua persona e della sua opera. Dopo
“riceverete il dono dello Spirito Santo”.
Dal Signore risorto che dona lo Spirito nasce la comunità dei risorti.
All’annuncio del vangelo, fa seguito la conversione, il battesimo e il dono
dello Spirito. Solo così si forma parte della Chiesa. Di questa Chiesa, Cristo
è porta di accesso ed è pastore che la guida. Quando, dopo la risurrezione,
Gesù affida a Pietro la guida della sua comunità gli chiede, come unica
condizione: “Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?” (Gv 21,15).
Solo chi ama Gesù e agisce sotto il suo impulso può guidare correttamente la
comunità cristiana verso i pascoli della vita. Non si tratta di un amore –
sentimento, ma di un modo di pensare e di agire dove Gesù è il centro, la
sorgente e lo scopo.
Cristo
risorto esercita le sue funzioni di buon pastore soprattutto nell’eucaristia.
Qui viene in mezzo a noi, ci nutre col pascolo della sua parola e soprattutto,
con il suo corpo e il suo sangue. Qui ci dona l’abbondanza della vita.
domenica 30 aprile 2017
CARMINA LAUDIS
Eduardo López-Tello García, Stefano
Parenti, Markus Tymister (edd.), Carmina Laudis. Risposta nel tempo all'Eterno.
La Liturgia delle Ore tra storia, teologia e celebrazione. Atti del X Congresso
Internazionale di Liturgia. Roma, Pontificio Istituto Liturgico, 6-8 maggio
2015 (Ecclesia Orans. Ricerche:
Fonti e studi per la ricerca liturgica 1), Aracne Editrice, Roma 2016, 650
pp.
Pietro Angelo Muroni, Prefazione
Eduardo López-Tello García, Stefano
Parenti, Markus Tymister, Presentazione
Notker Wolf, Saluto del Gran Cancelliere
del Pontificio Ateneo S. Anselmo
Juan Javier Flores Arcas, Saluto del
Rettore Magnifico del Pontificio Ateneo S. Anselmo
Jordi-Agustí Piqué i Collado, Saluto del
Preside del Pontificio Istituto Liturgico
Parte I: Status Quaestionis
Marcel Metzger, Cinquante ans de
recherches: de Laudis canticum
à Verbum Domini
Arnaud Join-Lambert, La réception plurielle
de la réforme de la liturgie des Heures de Vatican II à nos jours
Parte II: Teologia
Renato De Zan, “Non offerta di tori
immolati, ma la lode delle nostre labbra” (Os 14,3). La liturgia delle ore come
sacrificio
Stefano Parenti, Dalla Liturgia delle
Ore alle Ore della Liturgia. La sacramentalità delle “Lodi divine” in alcune
Chiese dell’Oriente cristiano ieri e oggi
Eduardo López-Tello García, El misterio
de la redención en la Liturgia de las Horas: proclamación, relato,
actualización
Norberto Valli, La dimensione
cristologica nella liturgia delle ore ambrosiana e ispanica
Giuseppe Midili, “La preghiera cristiana
come voce della diletta sposa di Cristo” (Laudis canticum 8). La dimensione
ecclesiologica della Liturgia delle Ore
Parte III: Antropologia e Pastorale
Pietro Angelo Muroni, “Lodatelo con
tamburelli e danze” (Sal 150,4). Il linguaggio non verbale nella Liturgia delle
Ore
Jordi-Agustí Piqué i Collado, Il canto
della Liturgia delle Ore: fede cantata, fede celebrata
Ivica Žižić, Homo orans. La preghiera
rituale nell’umanità dell’uomo
Olivier-Marie Sarr, «Que tout être
vivant chante louange au Seigneur » (Ps 150,6). De l’unique modus orandi aux possibles formes de
célébration de la Liturgie des Heures : perspectives d’avenir
Parte IV: Tavola Rotonda: 50 Anni Nostra
Aetate
James F. Puglisi, Introduzione
Paolo Trianni, Il rapporto
tempo-preghiera nella tradizione buddhista
Jack Bemporad, Jewish Liturgy and
Time
Parte V: Conclusione
Silvano Maggiani, Traditio et
Progressio. Conclusioni del X Congresso Internazionale di Liturgia
Robert Sarah, Parole conclusive
Appendice A. Workshops
I. Fonti liturgiche della Liturgia delle
Ore
Angel Pazos-López, Manuscritos
litúrgicos medievales del officium
hispánico: aportaciones desde la Historia del Arte
Francesco Bonomo, Vespere, mane et meridie. Il ritmo del tempo nell’eucologia
Gelasiana
Juan Pablo Rubio Sadia, L’Ufficio Divino
nelle costituzioni sinodali ispane dei secoli XIII-XVI
Dominik Jurczak, Ut studium non impediatur. La relazione tra la preghiera e la “missione”
nella prima generazione dei Frati Predicatori
Félix María Arocena, “Dei Pignus
hominisque Filius”. Hacia una cristología del himnario hispano
Luciano Rossi, Officia Sanctorum Ecclesiae Anagninae del 1704. Una fonte inedita
per ricostruire la liturgia e la coeva tradizione musicale nella storica
Basilica Cattedrale di Anagni
Vito Cucca, La Liturgia delle Ore in
Campania alla luce della testimonianza di S. Paolino di Nola
II. Forme celebrative della Liturgia delle
Ore
Silvano Maggiani, Introduzione
Giuseppina Daniela Del Gaudio, “La
preghiera della Chiesa” di Edith Stein: eucaristia cosmica come segno della
nuova ed eterna alleanza fra Dio e l’uomo
Lorena Duque Gonzalez, Ricardo Gymez Val,
Elisa Valero Ramos, Iglesia de San Pedro Mártir. Tradición, renovación y
vanguardia
Luca Vona, Evensong e Morning Prayer. La riforma della Liturgia delle Ore nella
Chiesa anglicana
Andrej Krivda, Liturgia delle Ore in
Slovacchia 50 anni dopo il Concilio Vaticano Secondo
III. Centenario del primo Congresso
liturgico di Montserrat (1915-2015)
Jordi-Agustí Piqué i Collado, Introduzione
Jaume González Padrós, L’Eucologi:
un’opera di sintesi
Katia De Simone, Il Congresso liturgico
di Montserrat (1915-2015) e la partecipazione dei fedeli alla liturgia
Alex Marzo Guarinos, La participación
activa y la formación litúrgica piedra angular del primer Congreso Litúrgico de
Montserrat 1915
Ricard Rovirosa Cabré, Pau Casals and
Montserrat’s first Liturgy Congress
Bartomeu Jané Areny, El Congreso Litúrgico
de Montserrat, una clara aportación al Movimiento Litúrgico
Josep Maria Soler i Canals, Centenario
del Primo Congresso Liturgico di Montserrat
Lluís Maria Martínez Sistach, Saluto del
Cardinale Arcivescovo di Barcellona
IV. Liturgia delle Ore e mezzi
di comunicazione
Bruno Cescon, Liturgia delle Ore e media
Appendice B. Cronaca
José Antonio Goñi, Cronaca del Congresso
Appendice C. Indici
sabato 29 aprile 2017
DOMENICA III DI PASQUA (A)
At 2,14a.22-33; Sal 15 (16); 1Pt 1,17-21; Lc 24,13-35
San
Pietro nel suo discorso di Pentecoste, proposto oggi come prima lettura, san
Paolo nel discorso pronunciato ad Antiochia di Pisidia (At 13,14-43) e la
tradizione dei Padri della Chiesa hanno interpretato le parole del Sal 15 come
preghiera di Cristo, annuncio della sua risurrezione e piena glorificazione
alla destra del Padre. Alla luce delle letture bibliche proclamate in questa
domenica, in particolare di quella evangelica, possiamo mettere in rilievo la
supplica del ritornello: “Mostraci, Signore, il sentiero della vita”, che fa
ecco alle parole del salmo: “Mi indicherai il sentiero della vita, gioia piena
alla tua presenza...”
Tra
le letture che abbiamo ascoltato campeggia la stupenda pagina del vangelo di
san Luca. Gesù si fa compagno di viaggio di due dei suoi discepoli che,
sconfortati, fanno ritorno alla cittadina di Emmaus. Essi non hanno capito il
mistero della croce. Avviliti e delusi, lasciano Gerusalemme e con essa ogni
speranza in colui che fu il loro Maestro e che hanno fin qui seguito con grande
entusiasmo. Le vicende dei giorni dolorosi della passione li hanno
profondamente trasformati. Non capiscono e non credono più nelle parole di
Gesù. Ma ecco che nel cammino si fa loro compagno di strada un misterioso
personaggio senza rivelare la propria identità. E’ Gesù, il quale, dopo aver
ascoltato le perplessità dei due discepoli, li guida attraverso una rilettura
dei libri della Scrittura ad una comprensione degli avvenimenti dolorosi dei
giorni passati. Le parole e la compagnia di Gesù riempiono il cuore dei
discepoli di gioia e calore. Per questo essi pregano il loro compagno di viaggio
di trattenersi con loro. Seduti a tavola, nel momento dello spezzare il pane, i
due discepoli riconoscono in quel
personaggio il loro Signore. Scomparso Gesù dalla loro presenza, i discepoli di
Emmaus ritrovano la voglia di continuare insieme con gli altri compagni rimasti
a Gerusalemme una vita di testimonianza e di annuncio del vangelo di Gesù.
La
prima e la seconda lettura riprendono brani del discorso di san Pietro, in cui
l’apostolo annuncia il mistero di Cristo morto e risorto. Passato il momento
dello smarrimento, Pietro e gli altri discepoli annunciano con coraggio il
vangelo di Gesù e le sue implicazioni nella vita di coloro che accolgono questo
messaggio di salvezza. “Questo Gesù , Dio lo ha risuscitato e noi tutti ne
siamo testimoni”. In questo mistero noi tutti siamo stati redenti affinché,
liberati “dalla nostra vuota condotta”, cioè da una esistenza priva di
significato e di valore, ritroviamo in Dio la nostra speranza.
Nei
discepoli di Emmaus possiamo riconoscere noi stessi in continua ricerca della
comprensione del mistero di Gesù. Come loro, anche noi siamo invitati a
ripercorrere un cammino di fede attraverso l’ascolto della Parola che ci
conduca a riconoscere il Risorto presente in mezzo a noi, in modo particolare
nella partecipazione all’eucaristia, e, una volta riconosciuto, a far partecipi
i nostri fratelli di questa esperienza.
La
celebrazione eucaristica ripercorre ritualmente l’itinerario pedagogico scelto
da Gesù per farsi riconoscere dai due discepoli delusi: Egli ci raccoglie
attorno all’ascolto della Parola e spezza il pane per noi, perché sappiamo
riconoscerlo e annunciarlo ai fratelli: “Quando si è fatta vera esperienza del
Risorto, nutrendosi del suo corpo e del suo sangue, non si può tenere solo per
sé la gioia provata” (San Giovanni Paolo
II, “Mane nobiscum Domine”, n.
24).
domenica 23 aprile 2017
DOMINUS VOBISCUM
Dominus
vobiscum… “Il Signore con voi” è parola ottativa e,
insieme, dichiarativa – l’assenza di una forma verbale in latino non permette
di escludere nessuna delle due sfumature –, quale augurio della presenza
benedicente del Signore con il suo popolo (“Il Signore sia con voi”) e, a un
tempo, quale constatazione , affermazione e richiamo della sua presenza (“Il
Signore è con voi”). Nella comprensione dei Padri il saluto rappresentava l’elemento
più importante dei riti iniziali, tanto che Ottato di Milevi scriveva che “il
vescovo non inizia a dire nulla al popolo se prima non ha salutato nel nome di
Dio (in nomine Dei populo salutaverit [Trattato contro ii donatisti VII,6,4] ).
Sant’Agostino,
quando descrive la messa della domenica di Pasqua, afferma: “Avanzammo verso il
popolo, la chiesa era piena e risuonava di voci di gioia… Salutai il popolo (salutavi populum) e di nuovo gridavano
con voce più fervorosa le medesime acclamazioni. Ottenuto finalmente il
silenzio, furono letti i testi liturgici della sacra Scrittura” [La città di Dio 22,8.23]. In tal modo la
salutatio costituiva la memoria
celebrativa del Cristo risorto che, entrato nel cenacolo, rivolse alla sua
comunità il saluto e l’augurio di pace (cf. Lc 24,36; Gv 20,19.21.26).
La risposta
dell’assemblea, “E con il tuo spirito”, potrebbe essere un semitismo, come per
dire: “E anche con te” (cf. 2Tm 4,22; Fm 25; Gal 6,18), sebbene non sia mancato
fin dall’antichità chi vi ha scorto un riferimento all’inabitazione dello
Spirito santo nell’intimo del credente e – in modo tutto particolare – in coloro
che hanno ricevuto il sacramento dell’ordine, in forza dello Spirito.
Come
annotava Jungmann, “questa forma di saluto provoca, inoltre, una replica da
parte della comunità, e la formula religiosa in cui l’uno e l’altra sono
concepiti, rafforza il vincolo della fraternità tra celebrante e fedeli e
concorre a creare quella particolare atmosfera nella quale si percepisce la
vicinanza di Dio e deve compiersi il rito liturgico” [Missarum sollemnia I, p. 295].
Fonte: Sintesi liberamente
fatta partendo dal testo pubblicato nel volume Un solo corpo. Mistagogia della liturgia eucaristica attraverso i testi
dei padri latini, Qiqajon, Comunità di Bose 2016, pp. 343-351.
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