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domenica 18 gennaio 2026

TRADIZIONE

 



La rivelazione, che è data una volta per sempre (cf. DV 4), è intrecciata con le sue condizioni culturali e quindi richiede di essere riscoperta, ripensata e riformulata in ogni nuova situazione. La non presa in carico della storicità della tradizione genera una paralisi della stessa, dato che viene sradicata dalla vita dei credenti e dalle sfide del presente.

Non è possibile identificare il vangelo con un solo contesto culturale, considerato come una sua sintesi insuperabile. L’intreccio tra il vangelo e i beneficiari e trasmettitori mostra perciò che non si può definire la rivelazione in se stessa, “oggettivamente”, e al di fuori della sua ricezione storica. Essa non prende il posto dell’esperienza di fede dei credenti. Il rischio altrimenti è quello di puntare all’applicazione di un insieme di dottrine, così da far rientrare l’esperienza credente dentro un sistema già preconfezionato. Il concetto della pastoralità della dottrina con cui Giovanni XXIII ha inaugurato il Vaticano II esprime bene questo collegamento tra la sostanza viva del vangelo e le culture che lo fanno proprio.

Nei decenni successivi al Vaticano II, tuttavia, si sono succeduti una serie di pronunciamenti magisteriali – ricapitolati infine nel motu proprio di Giovanni Paolo II Ad tuendam fidem (1998) – che hanno modificato l’architettura del magistero, inserendo un secondo livello di magistero tra quello infallibile e autentico. Il canone che recepisce questa “aggiunta” così recita: “Si devono pure fermamene accogliere e ritenere anche tutte e singole le cose che vengono proposte definitivamente dal magistero della Chiesa circa la fede e i costumi, quelle cioè che sono richieste per custodire santamente ed esporre fedelmente lo stesso deposito della fede; si oppone dunque alla dottrina della Chiesa cattolica chi rifiuta le medesime proposizioni da tenersi definitivamente” (can. 750 § 2).

Con questo secondo livello di magistero (che per comodità possiamo chiamare “definitivo”), si crea un nuovo sistema di dogma, non più legato in modo esclusivo alla rivelazione. La Nota dottrinale illustrativa, emanata poche settimane dopo il motu proprio, nel voler spiegare questo magistero, non solo elenca alcuni casi specifici (tra cui l’infallibilità del papa e la dottrina sull’ordinazione sacerdotale da riservarsi solo a persone di sesso maschile), ma canonizza anche alcuni dispositivi teorici (legge naturale, necessità di ragione, connessione storica di alcune dottrine), che sorreggerebbero tali esempi, quasi a voler blindare il pensiero teologico entro una previa griglia interpretativa immune da contaminazioni storiche e da cambiamenti futuri.

 

Fonte: Sintesi di: Giuseppe Guglielmi, Tradizione, in Andrea Grillo – Luigi Mariano Guzzo (edd.), “Intra omnes. Dal popolo di Dio al conclave”, Queriniana, Brescia 2025, pp. 151-156. Si raccomanda leggere l’intero articolo.