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domenica 9 febbraio 2025

LA LITURGIA MANOMESSA

 



Loris Della Pietra (a cura di), La liturgia manomessa (“Caro salutis cardo”. Contributi 39), Edizioni Liturgiche, Roma – Abbazia di Santa Giustina, Padova 2024, 226 pp. (€ 30,00).

Se i primi passi della recezione della riforma liturgica, non senza ingenuità e sbavature, si sono mossi nella consapevolezza di una mutabilità del culto ecclesiale, ora siamo più avveduti, anche grazie agli apporti dell’antropologia culturale, circa la “canonicità” del rito che lo preserva da manomissioni estrose e ne permette il ricorso nel passaggio e nella comunione delle generazioni. La sfida, alla quale dal fronte della riflessione teorica l’istituto di Liturgia Pastorale non si è sottratto, è di celebrare (e di pensare) una liturgia consegnata e ricevuta e, al contempo, che sia ancora riconoscibile, ovvero praticabile dagli uomini e dalle donne di oggi. Se il rito cristiano rimane così, un ordine “predisposto” ma visibile, potrà ancora attestare la precedenza del dono su ogni compito e dichiarare la perenne disponibilità dell’indisponibile.

Contributi di A. Alessio, B. Baratto, G. Bonaccorso, U.R. Del Giudice, L. Della Pietra, L. Girardi, M. Naro, P. Tomatis.

(Quarta di copertina)

venerdì 7 febbraio 2025

DOMENICA V DEL TEMPO ORDINARIO ( C ) – 9 Febbraio 2025

 

 


 

Is 6,1-2a.3-8; Sal 137 (138); 1Cor 15,1-11; Lc 5,1-11

 

 

Le letture bibliche di questa domenica ci ricordano che la nostra vita acquista senso e indirizzo quando facciamo una personale esperienza di Dio. Ogni vero incontro con Dio non lascia mai l’uomo come prima, ma lo cambia, lo rende cosciente della propria missione e delle proprie responsabilità. È quello che succede a Isaia nella grandiosa visione ambientata nel tempio di Gerusalemme, di cui ci parla la prima lettura, ed è quello che succede a Pietro e ai suoi compagni Giacomo e Giovanni allorché incontrano Gesù presso il lago di Genesaret (cf. il vangelo): mentre da una parte provano sgomento, perché, come Isaia, davanti alla santità di Dio scoprono il proprio peccato, dall’altra sono affascinati da questo incontro e trovano il senso della loro vita, scoprono la loro missione. Come afferma san Paolo nella seconda lettura, essa consisterà nell’annunciare l’opera di salvezza del Signore. Non c’è missione senza un’esperienza di Dio.

 

La missione d’Isaia, quella di Pietro, di Giacomo e Giovanni, e quella di Paolo nascono da una profonda e personale esperienza di Dio. Colto di stupore per la pesca straordinaria Pietro reagisce come Isaia che vede la gloria del Signore nel tempio di Gerusalemme. Le loro vite da ora in poi saranno profondamente trasformate da questa esperienza. Fare esperienza della vicinanza di Dio è possibile a tutti noi. Se guardiamo con fede il mondo e gli eventi della storia, vi possiamo trovare sempre la trasparenza diafana della rivelazione del Signore. Ma Dio ci si rivela soprattutto attraverso la sua Parola che è il Figlio suo incarnato. Il brano evangelico odierno inizia affermando che la folla faceva ressa intorno a Gesù “per ascoltare la parola di Dio”. È questa stessa parola che ascoltata da Pietro, Giovanni e Giacomo, li trasforma in discepoli di Gesù e continuatori della sua opera. Essi, dice il vangelo, “tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono”. È l’inizio di una vita nuova che rompe con il passato per proiettarsi verso un futuro affascinante e fecondo. 

 

Il canto al vangelo, tratto da Gv 15,16, ci ricorda che tutti noi siamo stati scelti perché portiamo frutti duraturi di salvezza. La Chiesa ha sempre sentito l’esistenza cristiana come una chiamata, una vocazione: san Paolo afferma un parallelismo reale tra lui che è “apostolo per chiamata” (Rm 1,1) e i cristiani di Roma che sono “santi per chiamata” (Rm 1,7) o quelli di Corinto che sono stati “santificati in Cristo Gesù, santi per chiamata” (1Cor 1,2). Ogni chiamata è fondata sul fascino e sulla potenza della parola di Dio sperimentata. Ognuno di noi è chiamato personalmente a “lasciare…” per poter “seguire” Gesù ed essere, come dice san Paolo di se stesso, testimone della risurrezione di Cristo. Oggi l’umanità crederà alla risurrezione di Cristo non per i testimoni di ieri ma per quelli di oggi, che siamo tutti noi, solo però se imiteremo quelli di ieri con fedeltà e generosità. Cristo non ha altro corpo visibile che quello dei cristiani, non ha altro amore da mostrare che il nostro.

 

domenica 2 febbraio 2025

IL RITO E IL SACRO

 



Fin dalle origini della Chiesa sono apparsi alcuni riti, necessari a chi appartiene al popolo di Dio per la manifestazione, l’epifania della comunione. Il battesimo, la cena del Signore, l’imposizione delle mani sono riti che da sempre hanno accompagnato i cristiani e sempre li accompagneranno. Senza segni, senza epifanie, senza dire l’uno all’altro la nostra fede, non è possibile per noi essere discepoli di Gesù. Ha scritto Louis-Marie Chauvet: “La buona salute della fede cristiana è legata non a un rigetto del rito, ma a una sua gestione critica, e ciò suppone che esso sia costantemente evangelizzato. È importante a questo riguardo ricordare che il cuore della liturgia e dei sacramenti cristiani non è il rito, bensì la parola di Dio: è sempre questa parola che in essi avviene, ma vi avviene sotto forma rituale”.

Tale ritualità tuttavia – non va dimenticato – rischia sempre di essere ambigua, o addirittura falsa e ipocrita, come denunciavano i profeti: basta che sia ritualità non accompagnata dalla verità e dalla concretezza della realizzazione nella vita per diventare “abominio, delitto e solennità” (cf. Is 1, 13): liturgia grandiosa, magari faraonica, ma pure scena religiosa mondana.

Sollecitudine per la liturgia sì, sollecitudine per il sacro no!

Fonte: Enzo Bianchi, Rinascere. Il futuro del cristianesimo, San Paolo, Cinisello Balsamo 2024, pp. 68-69.

venerdì 31 gennaio 2025

PRESENTAZIONE DEL SIGNORE – 2 Febbraio 2025

 



 

 

Ml 3,1-4: Sal 23 (24); Eb 2,14-18; Lc 2,22-40

 

La festa della Presentazione del Signore idealmente si colloca alla fine del ciclo natalizio e prelude a quello pasquale. Infatti, nella presentazione al tempio Cristo è offerto e si offre come vittima sacrificale al Padre, offerta che si consumerà sulla croce. Come ricorda la seconda lettura (Eb 2,14-18), Cristo è veramente sacerdote nell’offrire se stesso per i peccati del popolo. In questo mistero, Maria ha un ruolo importante: la Madre offre il Figlio e insieme è offerta al Padre dal Figlio. Secondo la legge di Mosè ogni primogenito ebreo è chiamato “santo”, cioè proprietà del Signore e a lui consacrato quale geloso possesso. Eventualmente può essere riscattato con un’offerta sacrificale (cf. Es 13,2.12.15; Lv 12,2-6.8; 5,11). Gesù è offerto a Dio, come primogenito, e riscattato con l’offerta dei poveri. La lettura evangelica, oltre a sottolineare l’osservanza della legge da parte di Giuseppe e Maria, indica la città santa di Gerusalemme come punto di partenza della salvezza portata da Gesù. I due vecchi, Simeone e Anna, che incontrano Gesù, rappresentano il popolo di Dio in attesa della salvezza promessa. Come si dice all’inizio della benedizione delle candele, Gesù “veniva incontro al suo popolo, che l’attendeva nella fede”. Perciò in Oriente, ma anche in Occidente, la festa è stata chiamata Hypapanté (= incontro).

 

Nel salmo responsoriale, in un crescendo di grande potenza sonora, le porte del tempio sono invitate a spalancarsi, sollevando i loro frontoni e i loro archi per accogliere il Re della Gloria che entra nel suo tempio. Il tempio è anche evocato nel brano del profeta Malachia, proposto come prima lettura: il profeta annuncia l’arrivo di un messaggero di Dio che entra nel tempio e attraverso un giudizio purificatorio, prepara un sacerdozio puro destinato a offrire a Dio l’oblazione pura e santa di Giuda e di Gerusalemme. La liturgia odierna vede in questo messaggero di Dio che entra nel tempio per purificarlo, la presentazione di Gesù al tempio di Gerusalemme e la purificazione di sua madre Maria in ossequio alla legge mosaica.

 

Ma Maria va al tempio soprattutto per associarsi all’offerta del Figlio. Maria e Giuseppe, presentando il Bambino, riconoscono che Gesù è “proprietà” di Dio ed entra nel piano dell’attuazione del disegno divino perché “è salvezza e luce per tutti i popoli”. Nel mistero della Presentazione Gesù comincia la sua missione nei riguardi del tempio e dell’intero popolo. Al pari dei profeti, Gesù professa per il tempio un profondo rispetto; vi si reca per le solennità come ad un luogo d’incontro con il Padre suo; ne approva le pratiche cultuali, pur condannandone lo sterile formalismo; con un gesto profetico, scaccia i mercanti dal tempio e afferma che esso è casa di preghiera. E tuttavia annuncia la rovina dello splendido edificio, di cui non rimarrà pietra su pietra. Gesù stabilisce un culto verso il Padre “in spirito e verità” (Gv 4,23), un culto non più legato al tempio o a qualsiasi altra località geografica o sacra. Si tratta del culto che Cristo compie nell’offerta della sua vita, adempimento efficace e definitivo di tutti i molteplici sacrifici e riti anticotestamentari.

 

domenica 26 gennaio 2025

LITURGIA DELLE ORE PER TUTTI

 



Arnaud Join-Lambert, Mistero pasquale e Liturgia delle Ore. Una proposta innovativa per tutti (Guide 38), Queriniana, Brescia 2024. 156 pp. (€ 18,00).

Liturgia delle ore, Ufficio divino, Breviario sono espressioni che si riferiscono tutte alla stessa pratica, quella della preghiera quotidiana della chiesa, composta principalmente dalla recita dei salmi. Non si tratta di una prerogativa del clero o dei monaci: il concilio Vaticano II ha voluto estendere la pratica – in linea di principio – a tutta quanta la comunità ecclesiale.

Join-Lambert, liturgista e pastoralista di fama internazionale, individua proprio il mistero pasquale come chiave per intendere il significato profondo di questa preghiera, con l’obiettivo di contribuire al suo rinnovamento.

In una prima sezione a carattere storico, egli rintraccia le origini antiche di questa prassi, fino alla riforma del XX secolo. Poi si concentra sugli aspetti teologici e pratici, esaminando il perché, il chi, il quando, il come e il dove della liturgia delle ore. Infine, in una terza sezione, fa emergere prospettive e proposte innovative per renderla una vera e propria esperienza spirituale, integrata nella vita quotidiana.

E così Join-Lambert ci mette in grado di osare, con creatività, un rilancio: rifondare la pratica della liturgia delle ore come fonte di rinnovamento per ogni battezzato che voglia vivere da discepolo di Cristo.

(Quarta di copertina)   

venerdì 24 gennaio 2025

DOMENICA III DEL TEMPO ORDINARIO ( C ) – 26 Gennaio 2025 DOMENICA DELLA PAROLA

 

 

 

 

Ne 8,2-4a.5-6.8-10; Sal 18 (19); 1Cor 12,12-30; Lc 1,1-4; 4,14-21

 

Il Sal 18 è un meraviglioso inno che celebra la Sapienza di Dio, il quale ordina e regge l’universo e dirige e vivifica lo spirito e il cuore dell’uomo. La seconda parte dell’inno, da cui è tratto l’odierno salmo responsoriale, è un testo didattico sulla legge. L’autore tesse l’elogio della legge divina: essa è pura, radiosa ed eterna; rinfranca l’anima e dona saggezza ai semplici. La legge fondamentale dell’alleanza, cioè il Decalogo, nella Bibbia è detta semplicemente “le dieci parole” (Es 34,28; Dt 4,13; 10,4). All’uomo che cerca il perché del mondo, della vita, Dio offre la sua Parola., che è Parola viva, sicura, indirizzo per la nostra esistenza; Parola divenuta persona, uno di noi, Gesù il nostro Salvatore. In Cristo Gesù la legge è stata adempiuta una volta per tutte (cf. Mt 5,17). Perciò per il cristiano l’osservanza della legge si risolve in un rapporto personale d’amore con Cristo.

 

Nelle tre letture odierne, ritorna ripetutamente il tema della legge/parola di Dio. È una legge fatta di precetti, quella presentata da Esdra ai rimpatriati dall’esilio babilonese (prima lettura). È una legge interiore, come la vita dentro il corpo, che muove le membra a svolgere ciascuna una missione, quella presentata da san Paolo ai cristiani di Corinto (seconda lettura). E applicando a noi le parole di Gesù pronunciate nella sinagoga di Nazaret (vangelo), questa legge interiore è lo Spirito Santo che è sopra di noi e ci spinge e ci guida ad agire in una maniera liberante, significativa per noi e per gli altri. Le tre letture bibliche ci danno l’idea di una legge/parola, che viene via via interiorizzandosi, fino a diventare uno spirito che si compenetra col nostro spirito secondo le parole di Gesù: “Lo Spirito del Signore è sopra di me”.

 

Il Catechismo della Chiesa Cattolica (n.108) afferma, citando san Bernardo di Chiaravalle, che “il cristianesimo è la religione della parola di Dio, non di una parola scritta e muta, ma del Verbo incarnato e vivente”. Il Dio della Bibbia, a differenza degli idoli dei pagani, non è un dio muto. È un Dio vivente, che parla all’uomo in molteplici modi. È soprattutto in Cristo che la parola di Dio prende corpo e si rivolge all’uomo, e da scrittura o semplice parola diventa persona. Tutte le parole della Bibbia ci parlano di Cristo, come profezia o come evento. Ha detto bene il grande Dottore della Scrittura, san Girolamo, che “ignorare le Scritture è ignorare Cristo”. Abbiamo sentito le parole di Gesù nella sinagoga, che dopo aver letto un brano del profeta Isaia, si rivolge ai presenti con questa solenne affermazione: “Oggi è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato”. Con altrettanta chiarezza, Gesù, la sera della sua risurrezione appare agli apostoli e dice: “bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella Legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi” (Lc 24,44). In Cristo tutte le promesse di Dio diventano “sì” (cf. 2Cor 1,20).

 

Nella parola di Dio che viene proclamata ogni domenica nell’assemblea eucaristica è Cristo stesso che parla a noi, ci si rivela e ci interpella. Egli continua ad annunziare la buona novella della salvezza. Per questo l’ascolto e l’accoglienza della Parola diventa sempre esperienza gioiosa dell’oggi della salvezza. Forse la nostra cultura ha perso un po’ il senso e il valore della parola e, quindi, anche della parola di Dio. Forse anche noi la pensiamo come l’imperatore Marco Aurelio che diceva: “il linguaggio serve per nascondere il pensiero degli uomini”. Non di rado le nostre parole sono parole vuote, finte, incoerenti con la vita. La parola di Gesù invece è, come egli stesso ha detto, “spirito e vita” (Gv 6,63).

 

domenica 19 gennaio 2025

ORDO ROMANUS PRIMUS

 



Giovanni Zaccaria (a cura di), Ordo romanus primus, Introduzione, testo latino-italiano, Glossario, Concordanza verbale, Bibliografia (Veritatem inquirere 17), EDUSC, Roma 2024. 200 pp. (€ 25,00).

Sono lieto di presentare quest’ottima edizione del Ordo romanus primus con le stesse parole della quarta pagina di copertina.

L’Ordo romanus I è il più antico testimone completo giunto fino a noi della celebrazione eucaristica papale a Roma. Si tratta di un testo risalente alla seconda metà del VII secolo e che è stato tramandato tramite manoscritti romani e gallicani.

Il presente volume avvia allo studio di questa fonte attraverso diverse prospettive: i saggi introduttivi permettono al lettore di districarsi in mezzo alle complesse vicende della Roma dell’epoca (K. Ginter) e a quelle che hanno dato origine agli ordines e, dunque, al testo stesso (F. Bonomo), per poi entrare nello specifico della descrizione della celebrazione (L. Żak) e di alcuni degli elementi teologici che emergono dalla lettura dell’Ordo (G. Zaccaria).

Il cuore del volume è costituito dalla traduzione all’italiano con il testo originale a fronte, che permette anche a chi non ha familiarità con la lingua latina di accostarsi a questo importante documento liturgico.

Infine una concordanza verbale (A. Toniolo) permette a chi si dedica agli studi di teologia liturgica e non solo, di accedere al testo da un punto di vista differente ma altrettanto importante.