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domenica 17 maggio 2026

LA CELEBRAZIONE EUCARISTICA E L’UNITA’ DELLA CHIESA

 



 

Come afferma il Vaticano II, nell’eucaristia “l’unità della chiesa viene sia significata sia prodotta” [unitas ecclesiae et sigificatur et efficitur]  (Unitatis redintegratio 2). Possiamo affermare che a livello di segno, il rito della celebrazione eucaristica anteriore alla riforma del Vaticano II esprime una visione di chiesa diversa di quella che esprime l’eucaristia celebrata col rito riformato e promulgato da Paolo VI. Da una ecclesiologia “clericale” (Trento) si è passato ad una ecclesiologia del “popolo di Dio” (Vaticano II).

Noto che il Catechismo della Chiesa Cattolica (n. 1329), tra i nomi dati all'Eucaristia, cita quello di "Assemblea eucaristica [sinassi], in quanto l'Eucaristia viene celebrata nell'assemblea dei fedeli, espressione visibile della Chiesa". Il servizio dei ministri non va inteso separatamente o al di sopra di quello di tutta l'assemblea, ma va inteso in una visione unitaria e globale: nella Chiesa riunita che celebra, ciascuno interviene secondo ruoli diversi (cfr. 1 Cor 12,4-11.28-30; Rm 12,6-8). Il ministero ordinato, nella comunità e davanti alla comunità, non esiste come struttura parallela rispetto alla ministerialità di alcuni e alla partecipazione di tutti. È giusto, anzi necessario, distinguere le rispettive competenze, ma allo stesso tempo va sottolineata l'unità dell'azione rituale.

Se si accetta l’ecclesiologia del Vaticano II, coerentemente si dovrebbe accettare il Messale di Paolo VI. La Fraternità Sacerdotale San Pio X (i Lefebvriani) e coerente quando rifiuta il Messale di Paolo VI dato che rifiuta anche l’ecclesiologia del Vaticano II. Non sono coerenti invece coloro che pur accettando il Vaticano II celebrano col Messale tridentino. IL PROBLEMMA E’ ECCLESIOLOGICO!