L’omelia deve avere un
particolare rapporto con la parola di Dio proclamata nel corso della
celebrazione, deve in qualche modo prendere le mossa da essa o/e da altri testi
dell’Ordinario o del Proprio della Messa del giorno; l’omelia deve svolgersi
avendo presente che nel corso dell’Anno liturgico vengono presentati i diversi
misteri della fede e le norme della vita cristiana; questi misteri della fede e
norme della vita cristiana, però, essendo presentati soprattutto dal testo
sacro, è a partire dai testi biblici ed eucologici che vengono ripresi e
proposti nell’omelia; in ogni caso, fonte primaria dell’omelia rimane sempre il
Lezionario, che può essere considerato giustamente “uno strumento pedagogico
per incrementare la catechesi” (OLM, n. 61); l’omelia però non può essere
dettata dal bisogno di fare catechesi, ma deve cogliere la linea storico – salvifica
propria del Lezionario; è in questo modo che nell’omelia possono essere
trattati tutti i grandi temi della fede. Infatti, il Lezionario basta per
esplicitare la totalità del mistero di Cristo
A scanso di equivoci, la
suddetta tematica, pur entrando a formar parte dell’omelia, non ne deve
stravolgere la natura. D’altra parte, come afferma SC, n. 9, la liturgia non
esaurisce tutta l’azione della Chiesa. C’è un prima: l’annuncio del messaggio
della salvezza ai non credenti, e c’è poi l’impegno costante di predicazione
che dispone i credenti alla celebrazione dei sacramenti e insegna loro ad
osservare tutto ciò che Cristo ha comandato. Conseguentemente l’omelia non
esaurisce tutte le forme di predicazione.
L’omelia è un discorso piano e
familiare con il quale il ministro che presiede la celebrazione si rivolge
all’assemblea perché accolga fruttuosamente la Parola proclamata, abbia a
partecipare consapevolmente all’evento salvifico celebrato, comprendendone i
doni e gli impegni, porti il tutto nel vissuto quotidiano e dia frutti di vita
santa.
