Il sacramento della penitenza
è stato un “mezzo” per il controllo sociale e strumento di potere in modo
particolare quando è divenuto confessione. Certamente il contesto storico si è
dimostrato determinante; alla Chiesa apparteneva un certo potere temporale.
Oggi quale potere può
esercitare il sacramento? Ormai è terminato il tempo in cui il cristianesimo
esercitava una importante influenza sulle istituzioni sociali e sui
comportamenti individuali. In tale contesto, dove l’autorità del ministro è
fortemente ridotta. Tenendo anche in considerazione come oggi il “vero
confessore” è lo psicologo, al quale molti confidano i “segreti” più profondi.
Però, in alcune forme di vita
comunitaria, spesso di nuova fondazione e femminili, guidate da leader
piuttosto carismatici, si constatano casi di abuso spirituale (non
necessariamente nel sacramento della penitenza).
Uno degli ambiti nel quale, in
alcuni casi, si verificano l’abuso spirituale e forme di potere, è quello
legato al rapporto di subordinazione tra chierici/religiosi e religiose, con
conseguenze negative sul piano della libertà, dell’autonomia di giudizio, della
percezione della volontà e del volto di Dio, della dignità della donna, della
formazione della coscienza, dell’assunzione di responsabilità (professionali o
pastorali) ecc. tutte conseguenze di notevole gravità, fino ad arrivare e veri
e propri abusi spirituali. In tali contesti il sacramento della penitenza può
rappresentare un luogo di abuso e potere, scadendo in forma quali il “capitolo
delle colpe”, che vede la confessione dei propri peccati a voce alta, oppure si
vede violato il sigillo confessionale.
Quindi, si potrebbe concludere
che oggi, in un contesto dove l’istituzione e l’autorità sono poco
significative, difficilmente il sacramento della penitenza diviene mezzo per il
controllo sociale e strumento di potere, tranne che in quei contesti comunitari
“chiusi” ove sono già presenti forme di abuso.
Fonte: Elena Massimi,
“Confessione, potere, controllo sociale”, in Paolo Tomatis (ed.), Rito e
potere (“Caro salutis cardo” Contributi 41), CLV Edizioni
Liturgiche, Roma – Abbazia di Santa Giustina, Padova 2026, pp. 83-126 (qui pp.
124-126). Si tratta di una sintesi del testo originale.
